Trading Online: Mutamenti in Atto, Opportunità per il futuro
Tesi di Laurea di Silvio Porcellana


Il "caso" FantaStock



5.2 Creare una comunità virtuale

Se la creazione di una “palestra virtuale” all’interno della quale offrire agli investitori/utenti tutti gli strumenti per migliorare le proprie competenze  finanziarie si traduce in una valida ricerca di analisi comportamentale, perché questo stesso esperimento possa rappresentare anche un piccolo passo verso una più ampia realizzazione delle potenzialità di Internet e delle nuove tecnologie è necessario trasformare un sito Web fatto di pagine, immagini e programmi in un sistema organico in cui l’infrastruttura tecnologica funga da catalizzatore e supporto per i componenti ultimi che assicurano lo sviluppo di una vera comunità virtuale: conoscenze, esperienze e rapporti umani.
Il termine “comunità virtuale” è oggi più che mai al centro del dibattito tecnologico e sociologico da parte di tutti gli esperti della Rete: creare un insieme integrato di individui che si scambiano idee e soprattutto si sentono parte di un più ampio gruppo più o meno omogeneo di utilizzatori porta ad un aumento esponenziale dell’interesse nei confronti della propria comunità. La stessa natura umana, intimamente portata verso la socialità e l’idea di “gruppo”, trova nella possibilità di aggregarsi intorno ad un interesse comune una realizzazione pressoché completa alle proprie aspirazioni, superando grazie agli strumenti tecnologici le tradizionali barriere geografiche e temporali alla comunicazione fra gli individui. Alla luce di ciò, Internet rappresenta il luogo più adatto per la nascita e lo sviluppo di comunità virtuali e la recente esplosione di siti Web che aspirano a divenire punti di aggregazione oltre che meri strumenti di informazione lo dimostra pienamente: nessuno dei grandi protagonisti della Rete - da Amazon.com a Yahoo, fino ai nostri Tin.it o Virgilio - si sognerebbe di rinunciare ai propri forum, le proprie mailing list o i propri “club”.

Per tracciare un breve profilo storico e tecnologico delle comunità virtuali è necessario tornare indietro fino all’inizio degli anni ’80, quando Internet era solo un esperimento utilizzato da pochissime Università e agenzie federali americane ma milioni di appassionati già utilizzavano i loro lentissimi (per gli standard di oggi, ma all’epoca erano lo stato dell’arte) modem per scambiarsi messaggi o per condividere file. All’epoca - e fino ai primi anni del decennio successivo - il mondo della comunicazione telematica era rappresentato sostanzialmente dalle cosiddette B.B.S., ovvero Bulletin Board System: questi sistemi, organizzati e gestiti perlopiù da appassionati che vi dedicavano parte del loro tempo e denaro, consistevano in un computer fornito di un modem su cui era in funzione un programma (detto appunto BBS, anche se poi il termine  ha finito per indicare tutto il meccanismo) in grado di gestire quelli che oggi si chiamano “message board”, o gruppi di discussione. In più, la BBS offriva ai propri utenti una porzione del proprio hard disk su cui “parcheggiare” e scambiare programmi, testi o immagini, che dunque viaggiavano liberi da un computer all’altro grazie alla diffusione delle BBS. In parallelo al mondo delle BBS esisteva poi un ampio numero di reti che consentivano lo scambio di messaggi fra i partecipanti: la più famosa di queste reti si chiamava (e si chiama tuttora, anche se esiste ancora più per ragioni di ordine storico che pratico) FidoNet e può essere considerata di diritto la “mamma” della moderna posta elettronica. Nella prima metà degli anni ’90 (in Italia, qualche anno prima negli Stati Uniti) fece il suo prepotente ingresso sulla scena telematica mondiale un nuovo modo di interconnettere computer fra di loro e di scambiare informazioni digitali: Internet. I vantaggi di questa innovazione rispetto al precedente sistema furono subito evidenti sia dal punto di vista economico (per connettersi ad Internet è sufficiente telefonare al più vicino nodo di accesso, che spesso è nello stesso distretto: prima, se una BBS era fisicamente situata, ad esempio, ad Helsinki l’unico modo per accedervi era telefonare ad Helsinki) che pratico (sappiamo tutti quanto accattivanti ed interessanti possono essere le pagine di un sito Internet, grazie soprattutto alla possibilità di mischiare testo e grafica: un tempo, invece, le “pagine” delle BBS potevano contenere solo testo, al massimo colorato).

Sebbene il “vecchio” mondo delle Bulletin Board System sia ormai tecnologicamente morto e sepolto, quell’epoca ha però oggi un’influenza sulla nostra vita online molto maggiore di quanto non si possa pensare. Le BBS e FidoNet erano infatti soprattutto un potentissimo mezzo per comunicare, discutere, chattare e scambiarsi informazioni sui più disparati argomenti, dalla finanza alla musica fino all’allevamento di castori addomesticati. I bit trasmessi su una linea telefonica dai modem degli anni ’80 e ’90 portavano di solito con sé una nuova esigenza di socialità che voleva trascendere le barriere fisiche per realizzare il sogno (che non si è ancora realizzato e probabilmente mai si realizzerà) del Villaggio Globale. In questo senso, dunque, quel periodo ha rappresentato per molti odierni intellettuali di Internet la vera “epoca d’oro” della telematica, in cui la comunicazione era rivolta quasi esclusivamente allo scambio di informazioni fra appassionati (e, data la oggettiva complessità del sistema, esperti) e il livello di “rumore”, ovvero di comunicazioni di scarso interesse e poco utili, come da alcuni sono ritenute tutte i messaggi di natura commerciale, rimaneva su livelli estremamente bassi. Alla luce di ciò quegli anni furono caratterizzati da una diffusione e uno sviluppo straordinari delle comunità virtuali: gli utenti assaporavano per la prima volta la possibilità concreta di “incontrare” altri individui che condividevano le loro passioni, e che in più portavano la loro propria esperienza personale vivendo talvolta a migliaia di chilometri di distanza, in culture e società profondamente diverse.
L’avvento di Internet cambiò questa situazione da un duplice punto di vista: da un lato, infatti, le nuove possibilità tecniche diedero rinnovato impulso alle comunità virtuali, che si arricchirono di siti Web molto interessanti e iniziarono a sfruttare la potenza dell’email con la creazione di mailing list. Dall’altro, però, il livello di “rumore” aumentò moltissimo, il numero di siti crebbe e continua a crescere più che esponenzialmente riempiendo lo “spazio virtuale” (che sarà pure virtualmente infinito ma soffre ugualmente di problemi di sovraffollamento) di spazzatura in cui è sempre più difficile discernere i - pochi - siti veramente interessanti: in più, l’ingresso dell’economia in un mondo non-profit come era sempre stato quello degli appassionati di telematica portò una vera e propria rivoluzione nella concezione stessa della Rete, divenuta in poco tempo un’immensa vetrina di prodotti in cui l’utente ha perso gran parte della propria indipendenza e interattività e finisce per “subire” i vari siti quasi fossero spot pubblicitari in televisione.

Se questa era la situazione di Internet sino a pochissimi anni (o mesi…) fa, oggi la realtà della Rete sta profondamente cambiando: gli esperti e le figure più importanti del settore stanno cominciando a capire che è impossibile trasformare unilateralmente un fenomeno planetario come Internet in un ascetico luogo di meditazione e studio o piuttosto in un immenso mercato delle pulci, e che anzi proprio la dialettica fra profitto/marketing/commercio e non-profit/collaborazione/scambio può portare alla nascita di una nuova e migliore Internet, più vicina alle esigenze degli utenti (non solo in quanto consumatori) e più simile a quella Rete Planetaria che i “padri fondatori” avevano sognato negli anni ’60 e ’70. In quest’ottica, dunque, ritorna di grande interesse il concetto stesso di “comunità virtuale”, quel sistema organico di utenti perlopiù auto-gestito e focalizzato su un qualunque argomento, prodotto o interesse ma sempre dotato di una elevata forza centripeta. Così, accanto alle “storiche” comunità virtuali (citiamo ad esempio a Geocities, prima “città virtuale” del Web, o, in Italia, a Clarence) che, pur essendo nate per passione hobbistica, non disdegnano oggi le sponsorizzazione multimiliardarie, è sorta tutta una nuova schiera di “gruppi d’interesse” incentrati su un prodotto specifico o una specifica tecnologia proprietaria: pensiamo ad esempio alla miriade di siti e comunità di utilizzatori del sistema operativo Windows e di tutti i software Microsoft, siti che nella maggior parte dei casi sono nati senza alcun intervento diretto dell’azienda di Richmond.
Alla luce di ciò appare evidente che la strada da seguire anche per un sito di trading online, reale o per gioco, sia quella di puntare sulla creazione di un’affiatata e ben organizzata comunità di investitori, uniti dall’interesse comunque nella finanza. Esempio lampante di questa strategia è SoldiOnline , una delle esperienze più interessanti nel panorama di siti finanziari in Italia:  questo sito Web, nato dagli sforzi di alcuni giovani appassionati di Borsa, è infatti oggi uno dei punti di riferimenti per gli altri operatori del settore rappresentando, grazie ai suoi forum di discussione e alla forte partecipazione degli utenti, un modello per gli studiosi del mondo e della cultura online, nonché, ovviamente, per tutti i concorrenti.

Se l’analisi sin qui condotta ha toccato gli aspetti teorici che sorreggono il concetto stesso di “comunità virtuale” e ne giustificano l’ormai imprescindibile applicazione concreta, è giunto forse il momento di analizzare in maggiore dettaglio il significato pratico di comunità online, elencando i prodotti e le soluzioni tecniche che consentono ai propri utenti di aggregarsi intorno al nostro sito e di utilizzarlo per soddisfare non solo i propri desideri di informazione ma soprattutto le proprie esigenze di socialità. L’elenco che segue potrà apparire scarno e incompleto, ma in realtà gli strumenti a disposizione non sono molto numerosi e, in fin dei conti, la loro maggiore o minore “potenza” dipende molto più dall’utilizzo che se ne fa piuttosto che dalle concrete soluzioni tecniche adottate:

    - forum di discussione: nessun sito, finanziario o meno, che aspira a raggiungere e consolidare un target di utenti valido sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo può pensare di raggiungere i propri obiettivi senza offrire un luogo di discussione virtuale, dove chi lo desideri possa lasciare il proprio messaggio o leggere i messaggi e le comunicazioni degli altri. Il forum di discussione, infatti, funziona esattamente come una “bacheca virtuale”: chiunque lo desideri (in realtà il forum può anche essere protetto da una password, che ne limita l’accesso ai soli utenti registrati) può lasciare il proprio messaggio, che ha di solito la stessa struttura di un’email con la sola differenza di non venire inviato a qualche destinatario particolare ma piuttosto al forum intero. Tutti gli altri utenti che visitano in seguito il forum avranno modo di leggere quanto scritto e, se interessati, rispondere al messaggio, alimentando così la discussione e l’interesse. I vantaggi principali di questa forma di comunicazione consistono in primo luogo nella facilità di utilizzo: soprattutto però il forum rende molto semplice avviare e condurre discussioni che coinvolgono più persone e che anzi traggono nuova linfa proprio dalla possibilità che si aggiungano continuamente nuovi partecipanti. I forum di discussione, grazie anche alla loro relativa facilità di implementazione in un sito, sono lo strumento più utilizzato per cercare di creare una comunità virtuale;

    - mailing list e newsletter: sebbene questi due strumenti siano abbastanza diversi fra loro soprattutto dal punto di vista della partecipazione degli utenti, abbiamo voluto raggrupparli perché entrambi utilizzano, come mezzo d trasporto, l’email. Le mailing list, in sostanza, possono essere definite come dei “forum di discussione via posta elettronica”: quando un utente vuole partecipare alla discussione invia un messaggio all’amministratore della lista, che ne può autorizzare o meno l’iscrizione. Una volta iscritti, basterà poi inviare i propri messaggi ad un indirizzo di posta specifico perché tutti gli altri partecipanti li ricevano e abbiano modo di rispondere sempre attraverso lo stesso meccanismo. Di contro, le newsletter - come il nome stesso suggerisce - sono dei “giornali” o piuttosto “riviste” inviati attraverso la posta elettronica agli utenti che si registrano presso un sito specifico e che dunque scelgono di ricevere informazioni aggiornata direttamente nella propria casella di posta. I principali vantaggi di questi sistemi sono fondamentalmente di natura pratica: mentre infatti per il forum di discussione è necessario collegarsi al sito su cui è ospitato il forum, sia i messaggi di una mailing list che i “numeri” di una newsletter arrivano direttamente nella propria casella di posta elettronica, appena l’autore li ha scritti o pubblicati. Infine, se offrire ai propri utenti una newsletter è cosa abbastanza semplice (in fin dei conti si tratta di un normale messaggio di posta elettronica, solo con destinatari multipli) è invece piuttosto complesso gestire una mailing list sebbene oggi esistano molti siti che ospitano gratuitamente delle liste di discussione;

    - chat: il “chat” (verbo inglese che significa “chiacchierare”) è forse uno degli strumenti più potenti e innovativi, dal punto di vista sociologico ed umano, che Internet abbia introdotto nella nostra vita: non per niente, infatti, fior di studiosi ne hanno analizzato le implicazioni e le conseguenze sul comportamento stesso dell’uomo e non sono stati infrequenti casi abbastanza eclatanti in cui… ci si è fatti prendere un po’ troppo la mano (i famosi “divorzi di Internet”, causati dal fatto che l’uno o l’altro partner passava ore e ore a chattare o, peggio, si era trovato un amante virtuale). Sgombrando il campo da tutte queste considerazioni - probabilmente interessanti, ma sicuramente più adatte a ben altri studiosi della psiche umana - ci si rende conto della vera potenza di questo strumento: collegandosi ad un server (o anche utilizzando un chat via Web, ovvero una normalissima pagina di un sito) è infatti possibile entrare in “stanze”, ognuna delle quali dedicata ad un argomento specifico, in cui intavolare discussioni in tempo reale con gli altri ospiti della stanza. La dirompente innovazione di questo mezzo consiste proprio nella possibilità di parlare, o meglio scrivere, con individui magari sconosciuti o comunque molto lontani, uniti da un comune interesse di cui discutere a volontà. Sebbene il livello di “rumore” in queste stanze possa talvolta raggiungere soglie molto elevate, chattare è oggi senza dubbio il migliore strumento per incontrare persone con cui condividere le proprie esperienze e conoscenze e, dunque, rappresenta il puntello più solido nella creazione e amministrazione di una comunità virtuale.

Se questi sono i principali metodi usati per aggregare gli utenti intorno ad un argomento di discussione o ad un sito specifico, è importante capire che non basta offrire la possibilità tecnica e gli strumenti più aggiornati per avere una comunità di successo: in fin dei conti, infatti, l’elemento più importante resta sempre la partecipazione umana, e non sono rari i casi di forum di discussioni vecchi e magari mal funzionanti ma affollatissimi mentre i siti di grandi società, scintillanti magari di tutti gli ultimi gadget tecnologici, languono inesorabilmente senza una partecipazione che ne giustifichi il costo. Purtroppo è chiaramente impossibile elencare in maniera analitica le azioni da compiere per sfruttare appieno le potenzialità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione interattiva: è innegabile, comunque, che questi devono essere messi al servizio del capitale più importante di ogni sito Web, ovvero la massa degli utenti.

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