1.3 - NUOVI SVILUPPI DELLE STRATEGIE E DEI PROCESSI DI MARKETING
Nelle prime fasi dell’industrializzazione le imprese si sono concentrate
sulla produzione per soddisfare le necessità omogenee della popolazione:
tutto ciò che veniva prodotto era poi assorbito dal mercato.
Con il progressivo miglioramento delle tecniche di produzione si è avuta
una riduzione dei costi e un’immissione di quantità crescenti sul mercato.
In questa fase, che può essere definita come quella dell’orientamento
alla produzione, le decisioni che riguardano sia la varietà dei prodotti
che le loro caratteristiche dipendono comunque da considerazioni di
ordine produttivo.
La diffusione del processo di industrializzazione ha coinvolto masse
sempre più vaste e portò alla nascita di nuove esigenze da parte dei
consumatori: dato anche l’aumento del reddito pro capite, si verificò
l’incremento sia quantitativo che qualitativo della domanda di beni
e servizi.
L’ipotesi alla base di quello che è stato denominato orientamento alle
vendite è che a determinare il successo delle imprese sul mercato sia
la capacità di pressione del produttore su di esso: un modo di ragionare
molto diverso rispetto a quello precedente, che ha consentito l’avviamento
di un processo di controllo del rapporto impresa/mercato.
Con il trascorrere degli anni si è cominciato a prendere consapevolezza
che non sono più sufficienti gli sforzi derivanti dalla pressione sul
mercato per garantire il successo delle proprie iniziative: l’attenzione
si sposta quindi dalla vendita al mercato.
Il fatto innovativo è quello di far dipendere le decisioni sui prodotti
dalle esigenze e dai desideri dei consumatori. Questo orientamento può
essere definito come "una mentalità che dovrebbe essere presente
in tutte le persone che operano nell’azienda, tale per cui nel loro
operare sono costantemente attente alle ripercussioni, anche indirette,
che le loro attività possono avere sul cliente finale e consapevoli
del fatto che il modo migliore per assicurare la sopravvivenza e lo
sviluppo dell’impresa è quello di conseguire profitti soddisfacendo
i consumatori"46.
Nella seguente tabella si possono osservare
i principali elementi che hanno caratterizzato gli orientamenti tradizionali:
|
orientamento
|
PRODUZIONE
|
VENDITA
|
MERCATO
|
|
focalizzazione
|
prodotto a basso prezzo
|
pressione di vendita
|
bisogni del consumatore
|
|
punto di partenza
|
prodotto
|
prodotto
|
consumatore
|
|
condizioni
|
domanda superiore all’offerta
|
offerta superiore alla domanda
|
disponibilità di reddito discrezionale
|
Sebbene essi non siano stati completamente
abbandonati, si può notare che l’attenzione si è progressivamente spostata
dalla vendita al consumatore e, in particolare, ai suoi bisogni: nei
mercati moderni, in cui si assiste ad una domanda sempre maggiore di
prodotti personalizzati, il cliente esprime aspettative crescenti riguardo
alla qualità, al servizio e alla flessibilità dell’offerta stessa.
Da diversi decenni questa situazione è mutata: oggi
si parla appunto di orientamento al cliente/consumatore. Il suo comportamento,
variando nel tempo e a secondo delle circostanze, implica per l’impresa
la necessità di anticipare le sue esigenze e i suoi desideri (ossia
di essere proattiva) e di prefigurare quindi i possibili scenari in
cui si evolverà il processo d’acquisto.
Si assiste, pertanto, ai seguenti cambiamenti:
- dal mass al relationship marketing;
- dalla produzione di massa a quella personalizzata;
- alla customer care del cliente esterno si affianca
quella legata al cliente interno.
DAL MARKETING DI MASSA A QUELLO RELAZIONALE:
UN EFFETTIVO ORIENTAMENTO AL CLIENTE
Il passaggio dall’approccio strategico tradizionale47
a quello attuale, che prevede la centralità del cliente da parte delle
aziende, non è stato immediato.
Le caratteristiche principali di quello
che, durante gli anni ’50, veniva definito "mass marketing"
erano le seguenti:
- l’attività di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti
era stimolata solo dalla tecnologia;
- la segmentazione generava l’individuazione di soggetti
omogenei;
- la discriminazione del pricing era automatica e quindi
funzione dei gruppi individuati tramite la segmentazione appena descritta;
- la comunicazione risultava piuttosto standardizzata;
- la gestione delle vendite e dei canali distributivi,
nonché dei dati relativi alla clientela, veniva lasciata a venditori
e distributori, con possibilità di accesso da parte del management
che risultavano piuttosto ridotte;
- il monitoraggio dei risultati si svolgeva soprattutto
in riferimento a strumenti come la quota di mercato, i volumi di venduto,
i margini, ecc. (ed esso era periodico).
Con il trascorrere degli anni, le logiche
tradizionali del marketing di massa iniziarono a perdere efficacia sotto
la spinta di fattori di grande rilevanza. La società Gartner Group sostiene
che i seguenti trend abbiano impattato in modo negativo su di esso e
determinato la sua fine48:
-
l’aumento della concorrenza (legato,
tra l’altro, alle opportunità che la tecnologia offre anche alle
imprese di dimensioni modeste), oggi definita globale49;
- la demografia in profonda evoluzione, con più nuclei
familiari composti da un solo individuo, donne lavoratrici, famiglie
a doppio reddito;
- la crescita delle aspettative del consumatore e la
riduzione della fedeltà alle marche, nonché il maggior valore che
questi attribuisce al tempo che dedica a sé stesso;
- l’interesse crescente verso temi quali la privacy,
la sicurezza, l’ambiente.
L’integrazione del concetto di marketing avviene tramite
nuove strategie orientate alla costruzione delle relazioni con i
consumatori.
Con il trascorrere degli anni nasce cioè un concetto di marketing più
ampio, il c.d. relationship marketing, che ne perfeziona le caratteristiche
e che è inteso come "la gestione delle relazioni a lungo termine
che un organizzazione intrattiene con il suo mercato e che consente
di raggiungere i massimi benefici per tutti i soggetti coinvolti"50.
Esso deriva dai mercati industriali ed il suo ambito di applicazione
a quelli consumer risultava limitato, almeno inizialmente, "dall’alto
costo delle relazioni sviluppate, dalla difficoltà di considerare la
relazione con i mercati di massa in termini di reti indirizzabili e
dall’attitudine innata dei clienti ad essere poco attivi"51.
Lo sviluppo di teorie alternative all’approccio tradizionale si fa risalire
intorno agli anni ’60. Si pensi a quella dell’interaction/network52,
per esempio, relativa appunto al mercato industriale: si parte dalla
constatazione che esso è un network che coinvolge diversi attori e dove
hanno luogo diverse interazioni, le quali implicano l’adattamento dei
suddetti soggetti e quindi avranno un certo impatto sulle posizioni
che ciascuno di essi occupa.
Le novità più rilevanti introdotte da
tale approccio sono:
- lo sviluppo di un processo denso di interazioni che
hanno corso nel lungo periodo e che hanno effetti dirompenti sui risultati
aziendali;
- il coinvolgimento di attori interni ed esterni alle
imprese;
- l’interazione che parte non solo dal venditore ma
anche dal consumatore.
Lo spostamento progressivo degli obiettivi d’impresa
dal prodotto alla clientela incide sulle variabili di marketing: al
centro dell’attenzione del management non c’è più la quota di mercato
o il volume di vendita, ma la soddisfazione del cliente, la sua fiducia
e fedeltà (ossia accrescere la quota di cliente), che sono funzione
della qualità delle relazioni.
Sono diverse le ricerche che hanno studiato l’impatto delle relazioni
intrattenute da un organizzazione sulle sue performance: in particolare,
Fiocca, partendo dal presupposto che il valore finale della transazione
"sia frutto dell’incontro tra profili diversi di offerta e di domanda",
afferma che il loro ruolo è fondamentale "perché ogni profilo rappresenta,
tanto sul versante della domanda quanto su quello dell’offerta, l’insieme
dei valori di ciascun attore che partecipa al processo di scambio"…"ciascun
profilo non si basa su condizioni oggettive ma sulle percezioni, e le
percezioni sono frutto dell’interazione tra i soggetti"53.
Lo stesso Grönroos afferma che marketing vuol dire "to establish,
mantain, and enhance relationships with costumers and other partners,
at a profit, so that the objectives of the parties involved are met.
This is achieved by a mutual exchange and fulfilment of promises"54.
Busacca, tra gli altri, sottolinea inoltre che "l’acquisto di un
bene o di un servizio è un processo di valutazione e scelta: il marketing
quindi, trattando percezioni e preferenze, si preoccuperà di comprendere
ed orientare le scelte del consumatore"55.
Secondo Vicari, gli obiettivi di marketing non sono più il volume di
venduto e la quota di mercato ma la soddisfazione del cliente e la conquista
della sua fiducia e fedeltà: "i mercati non sono più di massa poiché
esprimono una domanda sempre più differenziata e sempre più basata sulla
qualità dei beni e servizi"…"l’impresa è un sistema cognitivo
poiché basa le proprie capacità di competere sul proprio patrimonio
di conoscenza"56.
In funzione dell’importanza del fattore relazione, "essa
dunque alimenta i processi di funzionamento aziendali, che a loro volta
producono conoscenza, consentendo di selezionare gli orizzonti e i territori
competitivi, di percepire l’ambiente, di sviluppare le relazioni interne
ed esterne, in generale di effettuare scelte strategiche e tattiche
coerenti con le finalità di esistenza dell’impresa"57.
L’analisi svolta da Evans e Laskin58
consente di ricostruire il circolo virtuoso che, di conseguenza, si
crea nei processi di interazione tra imprese e mercato.
In particolare, la capacità di comprensione delle aspettative del mercato,
quella di costruire una relazione di servizio, la gestione della qualità
e la valorizzazione delle risorse interne hanno un notevole impatto
sulla soddisfazione e sulla fedeltà del cliente, sulla qualità dei prodotti
e sull’incremento del reddito derivante dalla transazione, ossia sugli
obiettivi del processo di marketing.
Una fase di valutazione che tenga conto del feedback della clientela
e della capacità di integrarla nella progettazione del bene/servizio
risulterà di estrema importanza per ottimizzare l’intero sistema delle
relazioni.
Quel circolo virtuoso viene rappresentato in questo modo dai due studiosi:
Fonte: J. R. Evans – R. L. Laskin
Un studio descrive le caratteristiche misurabili del comportamento di
relazione che influiscono su una componente importante delle attività
di marketing (peraltro indicata nello schema proposto da Evans e Laskin
nell’ambito degli obiettivi principali che un’organizzazione persegue):
la soddisfazione del cliente. Si tratta appunto di quello svolto da
Leuthesser e Kohli, che hanno cercato di valutare "l’impatto delle
singole variabili di input (competenze e attività relazionali) sulla
performance di marketing, misurata in termini di soddisfazione del cliente
e fedeltà alla marca"59.
Il risultato è stato che esiste un legame non trascurabile tra le variabili
in questione e la performance dell’impresa: la soddisfazione e la fedeltà
del cliente risultano essere la diretta conseguenza della quantità e
della qualità di occasioni di relazione generate nei processi aziendali.
Il riconoscimento che con tali studi si è voluto dare alla comunicazione
in quanto variabile critica nel processo di generazione del valore è
ormai consolidato nella letteratura di marketing: Costabile sottolinea
quanto gli elementi di informazione e di comunicazione siano alla base
della soddisfazione del consumatore e quindi possano essere considerate
come delle vere e proprie condizioni di fondo per migliorare notevolmente
i risultati aziendali60.
La tecnologia potrà risultare, di conseguenza, un’altra variabile critica
del processo di generazione del valore. Le diverse scoperte in questo
ambito determinano alcuni vantaggi legati alle relazioni che l’impresa
vuole intrattenere: si ha infatti la possibilità di raccogliere informazioni
personalizzate e di costruire conoscenza e fiducia attraverso interazioni
ricorrenti in un ambiente che consente la rilevazione e la valutazione
delle stesse. Tali interazioni influenzeranno sia il rapporto che si
è creato che la performance globale dell’azienda. L’accesso facilitato
a fonti diverse consente inoltre di generare sempre nuova conoscenza,
di costruire percorsi personalizzati di comunicazione e di erogazione
dei servizi. L’interattività infine implica la possibilità di costruire
rapporti di fiducia che in un contesto differente non sono semplici
da ipotizzare.
L’impresa ha così a disposizione un ambiente di relazione ricco (oltre
che a basso costo): tale ricchezza consiste nell’instaurazione di rapporti
frequenti con la clientela di riferimento sia nei mercati business che
consumer.
In altre parole, il marketing relazionale, che era nato nel settore
dei beni industriali, ha la possibilità di superare le barriere all’ingresso
dei mercati di largo consumo attraverso la considerazione della comunicazione
come variabile critica: "l’interattività diventa, in tal senso,
funzionale e one-to-one"61.
LA PERSONALIZZAZIONE DI MASSA
Si è più volte affermato che il cliente non può essere visto come membro
di un raggruppamento omogeneo di mercato.
La personalizzazione degli atti d'acquisto e la crescente padronanza
dei mezzi che ha a disposizione (si pensi alle nuove tecnologie) costituiscono
una testimonianza dell'esigenza di personalizzazione anche del prodotto
industriale stesso. Il consumatore non ama identificarsi in un prodotto
di massa la cui scelta lo omologherebbe a tutti gli altri che costituiscono,
in pratica, una sorta di fondo da cui emergere.
Modificare un bene/servizio per ciascun consumatore costituisce il metodo
più semplice per la personalizzazione: ma chi sceglie di effettuare,
grazie ai moderni mezzi tecnologici, una personalizzazione di massa
"si rende conto che personalizzare il prodotto in sé è solo uno
dei modi per creare valore per il singolo cliente. Personalizzare la
rappresentazione del prodotto (o il modo in cui è presentato o descritto
al cliente) può essere altrettanto efficace"62.
In pratica, la separazione di un bene/servizio dalla sua rappresentazione
può fornire un utile schema per considerare quali forme di personalizzazione
siano più adatte ad una certa attività.
Sono stati individuati diversi modi di personalizzare l’offerta: Fiocca
afferma che "le modalità di differenziazione sono praticamente
infinite ma tendono a ricadere in alcune tipologie chiave"63.
In particolare, Gilmore e Pine ne hanno evidenziate quattro64:
- Attraverso la collaborazione: dovuta all’incapacità
del cliente di compiere, in alcuni casi, determinate scelte. Le decisioni
su alternative difficili che mettono in gioco diversi parametri possono
quindi richiedere l’intervento dell’azienda (come nel settore dei
servizi d’informazione, in quello finanziario, ecc.). Si impone una
sorta di sacrificio alla clientela che deve individuare insieme ad
essa i prodotti personalizzati, partecipando così alla relativa fase
di progettazione.
- Attraverso l’adattamento: anziché proporre
un’offerta personalizzata, vengono creati beni/servizi standard che
possono essere successivamente modificati, adattati, riconfigurati,
per adeguarsi alle varie esigenze che ciascun cliente presenta (si
pensi al costruttore di sedili per auto da corsa). In pratica, non
è solo il fornitore ad interagire con il consumatore, ma anche il
prodotto.
- Attraverso la cosmesi: se il prodotto standard
soddisfa praticamente tutti i clienti ed è solo l’estetica che ha
bisogno di essere personalizzata. L’azienda mostrerà in tal modo che
vuole effettivamente comprendere le aspettative della clientela, come
essa vuole che il bene/servizio si presenti.
- Attraverso la trasparenza: un prodotto cambia
in modo tale che i clienti non sanno che esso è stato personalizzato.
Invece di chiedere al consumatore di dedicare tempo alla descrizione
dei propri bisogni, si osservano i comportamenti stessi, cercando
di anticipare le preferenze (si pensi ad un albergo che usa un database
per adattare il servizio offerto agli ospiti nelle visite successive):
ciò comporta che l’azienda abbia la possibilità di effettuare tali
approfondimenti. Si tratta dell’opposto della personalizzazione che
avviene dal punto di vista prettamente estetico (che invece combina
un contenuto standard alla confezione variabile).
Tutti gli approcci proposti per la personalizzazione possono
essere usati da soli o anche combinati: l’importante è utilizzare qualsiasi
strumento per creare un valore unico per il cliente.
Pine65
ha cercato di chiarire il concetto di mass customization. Egli afferma
che "le imprese orientate alla produzione di massa non sono in
grado di servire il mercato così come si configura oggi: il processo
di frammentazione che ha subito rende inadeguate le economie di scala
e i sistemi rigidi e dedicati su cui si basa la produzione di massa".
Inoltre, se la domanda è abbastanza elevata ed omogenea da permettere
lo sfruttamento delle economie di scala, allora le tecniche di produzione
tradizionali sono efficienti; se invece la domanda è instabile, "possono
essere utilizzate le c.d. economie di scopo (dall’inglese scope,
ossia allargamento del campo visivo), dette anche di gamma: con tale
termine si indica la possibilità di sfruttare le stesse componenti di
una struttura produttiva per produrre beni o servizi diversi, o perlomeno,
varianti funzionalmente differenti dello stesso bene fondamentale. Lo
sfruttamento delle economie di scopo può essere realizzato, entro i
limiti di flessibilità della struttura e dei metodi produttivi, con
volumi complessivi spesso elevati, composti tuttavia da numerosi piccoli
lotti di beni diversi"66.
La flessibilità del sistema di produzione risulta così importante: non
significa solo produrre nuovi prodotti, ma avere anche la capacità di
adeguarsi alla domanda in termini qualitativi, di volume e di tempi
di risposta.
Un punto centrale della mass customization è la possibilità di sfruttare
le nuove tecnologie e i vantaggi dei sistemi informativi: per esempio,
tramite l’uso del solo database l’impresa può conoscere e rispondere
in ogni momento alle richieste individuali.
Il fatto che le informazioni siano rintracciabili lungo tutta la catena
del valore vuol dire costituire dei team interfunzionali che riuniscano
le conoscenze, le competenze e l'esperienza necessarie e che abbattono
le strutture gerarchiche tradizionali tipiche del sistema di produzione
di massa: una struttura del genere sarà infatti più pronta, versatile
e agile nel recepire i cambiamenti nelle richieste della clientela.
Se quindi nel sistema di produzione di massa i consumatori si vedono
offrire (o addirittura imporre) ciò che la produzione fabbrica, nel
sistema di mass customization si trovano invece all'inizio della
catena del valore: l’impresa produce pertanto ciò che veramente essi
desiderano e si delinea la figura del prosumer che concorre alla
produzione e partecipa alla definizione di ciò che acquisterà, come
avviene nel sistema artigianale.
Parte essenziale della produzione industriale su misura è infatti quello
di preoccuparsi di "sviluppare, produrre, vendere e consegnare
beni e servizi la cui varietà li faccia corrispondere esattamente ai
bisogni di ciascuno, o quasi"67.
Nonostante si parli di personalizzazione di massa già da alcuni anni,
sono diverse le critiche mosse nei suoi confronti: "siamo tuttavia
ancora lontani dal disporre di analisi sistematiche del fenomeno e delle
sue implicazioni sulle strategie delle imprese"68.
Non sono stati effettuati cioè degli studi che dimostrino senza il minimo
dubbio che i risultati conseguiti dalle organizzazioni "mass customizer"
siano superiori a quelli raggiunti dalle aziende che invece operano
secondo dei canoni più tradizionali.
L’orientamento proposto da Gilmore e Pine infatti "potrebbe essere
praticato solo in alcuni settori i cui prodotti hanno le caratteristiche
di commodities, mentre nella maggior parte dei casi dominano logiche
di orientamento al cliente, con la conseguente forte differenziazione
dell’offerta. La vera promessa della mass customization sta invece nella
possibilità di realizzare beni e servizi a costi inferiori rispetto
alla produzione di massa"69.
In un mercato sempre più caratterizzato da un notevole numero di prodotti,
la carta vincente potrebbe essere non tanto quella di "fare valore"70,
quanto la capacità di definire nel modo più preciso possibile i valori
attesi dai clienti che si intende servire.
L’IMPORTANZA DEL CLIENTE INTERNO
Il passaggio dalla logica di marketing orientata al prodotto ad una
customer-oriented prevede, peraltro, che tale relazione sia posta al
centro della decisioni dell’impresa, e non è facile per un organizzazione
mutare un atteggiamento che semmai ha mantenuto per molti anni.
L’obiettivo può essere quello di creare innanzitutto un contesto positivo,
ossia è importante stabilire la strategia più corretta, ma essa non
può essere realizzata se l’ambiente non è dei migliori: prima di definirla,
è giusto che il cliente interno partecipi o almeno condivida obiettivi,
strategie e condizioni operative.
Si può sottolineare che finora "l’assistenza al cliente interno
ha presentato troppo spesso caratteristiche di spontaneità che portavano
ad attivare i supporti specialistici sui vari temi (malfunzionamenti,
modalità di utilizzo del sistema informativo, ecc.), sostanzialmente
sulla base della scarsa conoscenza delle persone operanti nell’organizzazione"71.
Questo approccio era caratterizzato da un basso livello di servizio
anche per il cliente esterno (in termini di difficoltà di ricerca di
un esperto, di attesa del proprio turno, ecc.) e da alti costi per l’azienda
(aumento del numero di quesiti ripetitivi o minori su risorse umane
più esperte, per esempio), in un contesto che quindi non prevedeva il
governo dei problemi quotidiani.
Le esigenze di assistenza del cliente interno sono aumentate per effetto
di diversi fattori, come l’evoluzione del contesto organizzativo, di
quello tecnologico e dell’innovazione anche nelle offerte dell’azienda
al cliente esterno.
Sono stati recentemente definiti e implementati "una serie di modelli
finalizzati alla sua customer care che, dotati poi di un adeguata strumentazione
di supporto, consentono di governare in modo proattivo il miglioramento
continuo dell’operatività dei processi aziendali"72.
Essi consentono di ottenere un più adeguato livello di servizio al consumatore
con minori costi per l’organizzazione.
Il governo del day by day potrebbe pertanto subire un cambiamento:
Fonte: Istinform, 1997.
La valutazione delle esigenze del cliente interno saranno perciò oggetto
di analisi da parte del management: spesso la scarsa motivazione o,
come è stata definita, la "sindrome dell’abbandono"73
da parte dell’aziende nei confronti del personale, possono generare
dei risultati molto negativi, anche in termini di performance globale.
L’azienda che dovesse verificare che tale situazione si è manifestata,
ha il dovere di porvi rimedio, semmai attivando un processo di creazione
di una nuova cultura. Il miglioramento dell’ambiente avverrà se tutta
la dirigenza si impegnerà in questa direzione: la nuova cultura pone,
del resto, l’accento sui concetti di aiuto, servizio, senso di appartenenza,
spirito imprenditoriale, lavoro di gruppo, pensiero positivo ed orgoglio
di appartenere a quella organizzazione.
Il contesto in questione verrà creato in modo quasi del tutto automatico
se si costruisce un rapporto basato sulla fiducia reciproca, nonché
sulla correttezza, sul senso del dovere e sul rispetto. I collaboratori
potranno sentirsi parte integrante dell’impresa ed essere ricompensati
in maniera adeguata ai propri sforzi e ai risultati raggiunti.
Le risorse umane sono quindi uno degli asset fondamentali di
ogni organizzazione: accade spesso che tramite esse venga erogata la
value proposition alla clientela e sono esse che svolgono l’attività
di cui si compone ogni processo aziendale, in particolare quelli che
determinano il raggiungimento degli obiettivi strategici. A causa del
ruolo chiave giocato dal personale nella realizzazione di questi risultati,
risulterà importante definire anche una serie di indicatori relativi,
in grado di evidenziare il livello di competenza in relazione alla posizione
ricoperta, insieme alle azioni formative intraprese per rendere tale
livello adeguato agli obiettivi stessi.
Un’altra dimensione da valutare in relazione
alle risorse umane è che il personale viene equiparato alla clientela.
Per avere clienti fedeli, soddisfatti e redditizi è importante tenere
sotto controllo le analoghe variabili del personale74:
- employee productivity;
- employee satisfaction;
- employee retention.
La soddisfazione richiede cioè l’effettuazione di
indagini periodiche per determinare la misura dei suddetti indicatori
ad ogni livello organizzativo: esistono già una serie di indici relativi
alla produttività (basti pensare all’utile per addetto, al numero
di clienti per persona, al costo sostenuto e al tempo di processo per
ciascuna transazione, al tasso di errore, ecc.) e, per quanto concerne
la fidelizzazione, si potrà fare riferimento al misura del turnover
relativo ai dipendenti dall’alto potenziale o che comunque non si desidera
perdere.
Un personale competente e soddisfatto potrà massimizzare
il proprio contributo al successo dell’azienda solo se opera in un buon
clima, misurabile peraltro tramite la valutazione dei fattori già indicati
in precedenza (condivisione dei valori aziendali, motivazione, capacità
di leadership, capacità di team working, ecc.).
Se dovesse rilevarsi un miglioramento progressivo e costante di tutti
gli indicatori in questione, allora probabilmente l’azienda si starà
avviando verso una gestione effettivamente moderna delle risorse umane
(e dell’intera attività), caratterizzata quindi dai seguenti fattori:
- cultura del servizio al cliente, sia esterno che
interno;
- basso livello di conflittualità;
- management partecipativo;
- chiarezza dei ruoli e capacità di modificarne eventualmente
i contenuti in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati;
- attitudine al cambiamento;
- grande rispetto della persona, a qualunque livello
essa si trovi.
NOTE
46.
S. Cherubini – G. Eminente, Il
nuovo marketing in Italia, Milano, Franco
Angeli, 1997, p. 5.
47.
Secondo la definizione fornita dall’American Marketing Association (1985),
si tratta di
"un processo di pianificazione ed esecuzione di decisioni relative
al prodotto, al prezzo, alla comunicazione e alla distribuzione",
in Mandelli, Internet Marketing, cit., p. 76.
48.
Nel report intitolato "Interactive
Marketing Strategic Analisys",
Gartner Group, 1996.
49.
"Il
mercato di riferimento è identificato dalla c.d. triade (America del
Nord, Europa occidentale e Giappone) che detiene l’85% del potere d’acquisto
e il 66% della produzione",
in K. Ohmae (a cura di ),
Il senso della globalizzazione, Milano,
Etas, 1998.
50.
Mandelli,
Internet Marketing,
cit., p. 77.
51.
C. Grönroos,
Quo vadis, marketing? Toward a relationship marketing paradigm,
in
"The Journal of Marketing Management",
n. 10, 1994, p.347.
52.
C. Grönroos,
From marketing mix to relationship marketing: toward a paradigm shift
in marketing, Internet Electronic Conference, University
Press, MCB, 1996, p. 150.
53.
R. Fiocca (a cura di), La
comunicazione integrata nelle aziende,
Milano, Egea, 1993, in Mandelli, Internet
Marketing,
cit., p. 78.
54.
C. Grönroos, Service
Management and Marketing,
Lexington, The Free Press, 1990, p. 138.
55.
B. Busacca, L’analisi
del consumatore. Sviluppi concettuali e implicazioni di marketing,
Milano, Egea, 1990, p. 50.
56.
S. Vicari,
L’impresa vivente,
Milano, Etas, 1991, in Mandelli,
Internet Marketing,
cit., p. 79.
57.
B. Busacca, Il
valore della fedeltà è del cliente,
in AA. VV.. B. Busacca – S. Castaldo (a cura di ),
Il capitale competitivo della fedeltà alla marca e all’insegna commerciale,
Milano, Egea, 1996, p. 8.
58.
J. R. Evans - R. L. Laskin, The
relationship marketing process: a conceptualization and application,
in "Industrial Marketing Management",
n. 23, 1994, p. 439.
59.
L. Leuthesser – L. Kohli, Relational
behavior in business markets: implications for relationship management,
in
"Journal of Business Research", vol.
34, 1995, p. 221.
60.
M. Costabile, La
misurazione della customer satisfaction: nuove ipotesi sul paradigma
della conferma/disconferma, Osservatorio
di Marketing SDA Bocconi, working paper, 1996, in Mandelli, Internet
Marketing,
cit., p. 80.
61.
Mandelli, Internet
Marketing,
cit., p. 80.
62.
J. H. Gilmore – B. J. Pine, Quattro
assi soddisfano tutta la clientela, in "Harvard Business Review"
(edizione
italiana), settembre/ottobre, 1997, p. 51.
63.
R. Fiocca, Evoluzione
dei consumi e politiche di marketing,
Milano, Egea, 1990, p. 184.
64.
Gilmore – Pine, Quattro
assi soddisfano tutta la clientela,
cit., p. 51.
65.
B. J. Pine,
Mass Customization: dal prodotto di massa all’industriale su misura,
Milano, Franco Angeli, 1997, p. 153.
66.
Pine,
Mass Customization: dal prodotto di massa all’industriale su misura,
cit., p. 153.
67.
J. H. Gilmore – B. J. Pine, Four
Faces of Mass Customization, in
"Harvard
68.
Business Review", January-February,
1997, p. 45.
69.
W. G. Scott, Bisogna
definire i valori attesi dai clienti, in
"Harvard Business Review"
(edizione italiana), settembre/ottobre, 1997, p. 57.
70.
W. G. Scott,
Oltre i confini del marketing di massa,
in
"L’impresa",
n. 10, 1994, p. 50.
71.
Ivi., cit., p. 50.
72.
F. Sponza,
La customer care del cliente interno e il governo dei problemi operativi
del "day by day", in
"Banche e Banchieri", n.
1, 1997, p. 77.
73.
Ivi., cit., p. 77.
74.
M. Lanza, Creare una forza di vendita orientata al cliente: l’esperienza
della Cariplo nel centro-sud Italia, in "Lettera Marketing",
n. 6, 1998, p. 6.
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