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EDITORIALE > Articoli 31/10/1999 - PORTALI di Miran Pecenik In questi ultimi anni abbiamo assistito a evoluzioni notevoli dell'architettura dei siti Internet. Chi si ricorda i primi siti italiani, nel '94-'95, con lo sfondo grigio e a malapena con qualche piccolo disegno grafico ? Grazie ai continui aggiornamenti dei browser e alle specifiche sempre più complicate delle nuove versioni del linguaggio HTML oggi siamo in gradi di creare pagine dinamiche, multimediali e piene di file grafici animati e/o di banner pubblicitari. Anche la velocità media di collegamento, triplicata in meno di quattro anni, ha permesso il raggiungimento di effetti grafici fino a poco tempo fa impensabili. Da un anno a questa parte i maggiori siti si sono riorganizzati in modo direi quasi imprevedibile. Chi pronosticava che Internet sarebbe diventata una televisione cliccabile, almeno per ora si è dovuto un po' ricredere. I siti di maggior affluenza hanno per prima cosa tagliato la grafica inutile (tranne i banner), dando assoluta precedenza ad un arricchimento delle funzionalità del sito, espresse in modo semplice e testuale. Se fino a poco tempo fa si poteva fare delle distinzioni tra i motori di ricerca ed i "categorizzatori" di link (per intenderci tra Altavista e Yahoo), oggi il confine tra i due tipi di supersiti è diventato più labile. Ognuno ha aggiunto la parte dell'altro che gli mancava, dando in tal modo ai visitatori l'opportunità di un accesso facilitato ai miliardi di pagine che compongono il Web. Per arrivare ad avere una palette pressochè completa si sono verificate acquisizioni, fusioni e partnership di proporzioni rockfelleriane. In questo modo sono nati i portali, ovvero le porte che facilitano l'accesso ad Internet. Le principali caratteristiche di un portale sono la presenza di uno o più banner che servono principalmente per il finanziamento del sito, una parte dedicata alle ultime notizie, un'altra dedicata alla ricerca testuale semplice o avanzata e una miriade di piccoli link che danno l'accesso ai vari livelli di categorizzazione delle pagine interne. Tra i servizi più visitati sono certamente le previsioni meteorologiche, le mappe cittadine, le offerte speciali e le notizie sportive. Un fatto importante da non sottovalutare è che i principali portali (compresi quelli in lingua italiana) hanno già aperto le loro sezioni dedicate alla finanza e ai servizi bancari, non solo, ma si stanno già cimentando anche con la vendita on line. Per cui lo spazio che doveva essere delle banche è stato già occupato da soggetti che ben poco hanno di finanziario; potremmo definirla una "disintermediazione virtuale"... Lasciando perdere ulteriori particolari tecnici, vediamo a cosa possono servire in relazione al loro funzionamento. Un esempio pratico chiarirà subito le idee. Se devo trovare le banche di Trieste che sono in rete, posso usare la funzione del motore di ricerca immettendo la stringa banca Trieste. Se invece voglio vedere quante sono le banche italiane in Internet, posso entrare nelle apposite categorie, cliccando su "Economia", su "Finanza" e poi su "Banche" per visualizzarne la lista più o meno completa. Nel caso mi interessa trovare una banca specifica è conveniente usare il motore di ricerca immettendo per esempio la stringa "Banca di Trieste". Più usiamo i motori di ricerca, specialmente nella loro versione avanzata, più impariamo a fare delle ricerche mirate con l'inclusione/esclusione di certi parametri, quali il dominio del sito, i link verso altri siti o semplicemente cercando una parola ed escludendone un'altra. Tutto ciò ancora non basta per far diventare la home page di un portale la prima pagina del nostro browser. Il navigatore raffinato vorrebbe avere a disposizione, appena si collega al Web, delle informazioni personalizzate, in base al suo lavoro e/o ai suoi hobbies preferiti (in gergo viene definita "push technology"). In certi portali ciò è possibile, registrandosi ed esternando, mediante la compilazione di un form, le proprie preferenze ed i propri gusti. Dopo aver fatto ciò, ogni prossimo collegamento sarà personalizzato, grazie ad un (inizialmente) piccolo cavallo di Troia, chiamato cookie (biscottino), che sta permanentemente attaccato al nostro disco fisso. I portali più importanti hanno anche aggiunto la possibilità di sottoscrivere gratuitamente una casella di posta elettronica in formato Web. In questo modo possiamo leggere anche la nostra posta "tradizionale" (la cosiddetta POP-mail) su altri PC senza doverli riconfigurare. Ciò risulta molto comodo quando siamo in un'altra città o all'estero e da un qualsiasi Internet point o Internet cafè possiamo leggere la nostra ultima posta. Se poi, a tutte queste funzionalità aggiungiamo anche una personalizzazione delle informazioni finanziarie, abbiamo raggiunto lo scopo di incollare il navigatore al nostro sito. E chi può farlo meglio di una banca, ovvero della "sua" banca? Da tutto ciò si può dedurre l'importanza che può avere per una banca trasformare le solite pagine "chi siamo, dove siamo, cosa facciamo" in un voluminoso ed utilissimo contenitore di informazioni e funzionalità. La banca non ha neanche la necessità di utilizzare la tecnica dei cookies per memorizzare le preferenze del cliente, basta che questo entri con il suo nome e la relativa password. In pochi secondi può vedere la sua posizione finanziaria, gli ultimi movimenti del conto corrente oppure la valorizzazione aggiornata del suo portafoglio azionario. In più può anche disporre della propria liquidità ordinando bonifici, acquistando azioni on line oppure comperando della merce o dei servizi pagando in modo sicuro con la propria carta di credito. Per la banca tutte queste informazioni (ed anche altre informazioni provenienti dai tradizionali canali bancari) potrebbero andar a formare un grosso calderone, chiamato "datawarehouse", che fornirebbe in dettaglio molti profili del cliente, da quello finanziario fino alle sue preferenze commerciali. A questo punto basterebbe un sistema esperto (che non è un PC con vent'anni di esperienza, ma soltanto un software con delle logiche di autoapprendimento) per poter essere in grado di definire il tetto massimo di un prestito on line, tale da poter essere tranquillamente rimborsato. Tutto ciò sembra fantascienza, ma oggi una tale realizzazione è già possibile. Il fattore più importante sta nel inserire e mantenere un continuo contatto con il cliente, cosa praticamente impossibile per un qualsiasi sito bancario odierno. Bisognerà che tutti i siti bancari puramente informativi aggiornino la propria struttura al più presto. Tra l'altro, tutti gli articoli che parlano dei portali mettono in risalto questo nuovo modo di fare marketing, e non solo in ambiente bancario. Dare al cliente quello che vuole, in fondo, fa parte della tanto decantata "customer satisfaction", sventolata in tutti i convegni che parlano dell'impostazione della banca del futuro. Sorge spontanea una domanda: perchè nessuna banca italiana non ha ancora implementato un proprio portale finanziario ? Le ragioni prevalenti sono due. La prima è che solo provandoci si capisce l'effettiva portata di questa nuova forma di comunicazione. La seconda sta nel fatto che per mantenere vivo un portale c'è bisogno di risorse che lo aggiornino quotidianamente. Personalmente mi sono reso conto dell'enorme potenzialità che può avere un portale finanziario avendone costruito uno, di carattere finanziario, all'inizio di quest'anno (vedi link a fine articolo). Molte persone mi hanno scritto per un confronto sulle sue opportunità, per consigliarmi ulteriori espansioni, addirittura uno studente mi ha detto che farà una tesi di laurea sugli effetti (e sulle ricadute positive) che può avere un portale finanziario. Non sto poi ad elencare la miriade di dati che si possono dedurre dalle statistiche di un sito-portale. Come piccolo esempio, posso riportare il fatto che ultimamente molti visitatori cercano dal mio motore di ricerca "fatto in casa" la parola cartolarizzazione. Sta nella destrezza del Webmaster poi a far trovare il prima possibile le informazioni richieste. Per quanto riguarda l'aggiornamento quotidiano, poche banche hanno una struttura organizzativa che gestisce Internet in modo organico (non solo il sito, ma anche la posta, le espansioni del sito con pagine fresche e nuovi servizi, il controllo tecnico e "commerciale" delle statistiche, la correzione di link non più esistenti, ecc.). Prevalentemente c'è un ufficio "tradizionale" che si è preso l'onere (o gli è stato imposto, peggio !) di condurre il discorso Web. In questo modo l'aggiornamento quotidiano assomiglia più ad una palla al piede che ad un lavoro pianificato. In molte realtà finanziarie l'Internet è stato visto come una applicazione di pertinenza di un solo ufficio. Niente di più sbagliato! L'approccio al Web è di fatto un progetto di largo respiro che coinvolge almeno una mezza dozzina di servizi della banca (Ced, marketing, organizzazione, formazione, legale, ispettorato, innovazione tecnologica, pianificazione, addirittura lo sportello, ecc.). Il capoprogetto (webmaster) deve essere una persona, per dirla in informatichese, "aperta e non proprietaria" di un singolo servizio e deve essere calato nella sua funzione a tempo pieno. Alla fine del progetto (che dovrebbe durare non meno di un anno) le competenze e le mansioni Web andranno accentrate in un apposito servizio o, meglio, verranno delegate con appositi ordini di servizio a tutti gli uffici della banca (per fare un esempio banalissimo, tutti gli uffici da tempo gestiscono le proprie telefonate ...). Tutte queste attività hanno un loro costo facilmente quantificabile. Un'altro discorso è la quantificazione dei ricavi. Per poterli almeno prevedere, bisogna avere le idee ben definite da una chiara visione dello sviluppo delle funzionalità del proprio sito. Mettiamo i banner di terzi? Li facciamo pagare? Che costi applichiamo alle funzionalità di home banking e di trading? Fino a dove ci possiamo spingere nel commercio elettronico? Iniziamo a vendere servizi Internet allo sportello? Il personale è in grado di farlo? Vista la forsennata evoluzione di tutto ciò che ha a che fare con la Rete, la previsione dei ricavi inerenti ai servizi Internet non è un compito facile neanche per i più esperti. Per concludere, potremmo fare una previsione di quando si vedranno i primi portali sulle home page delle banche italiane? Parafrasando il motto di un celebre maestro televisivo degli anni Sessanta, si potrebbe rispondere: "Non è mai troppo tardi .." : )
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