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30/04/2001 - HELLO WORLD
di Miran Pecenik


Era questo l'euforico titolo del messaggio di posta elettronica con il quale una banca emiliana nel lontano '96 annunciava il suo arrivo in rete, chiedendomi di essere inserita nella lista delle banche italiane che allora gestivo presso la banca dove lavoravo. Era il primo mail che lasciava trasparire un modo nuovo di approcciare al lavoro, con un entusiasmo simile a quello dei primi astronauti che misero il piede sulla superficie lunare. La principale preoccupazione di questa banca (condivisa ancor oggi da tutte le aziende presenti in rete), era quella di non passare inosservata e di iniziare ad avere un numero rilevante di visitatori del proprio sito: l'unica misura con la quale oggi si misura il successo o meno di un'iniziativa sul Web. Con lo stesso obiettivo, oggi molte banche (in particolar modo quelle web-based), spendono grosse cifre in promozioni tramite banner ed in annunci più o meno scioccanti su intere pagine di riviste e quotidiani. Pochissime sono le banche che usano in modo ragionato le risorse, a prezzo modico o addirittura gratuite, che la rete mette a disposizione.


Per prima cosa ci sono i motori di ricerca e le directory, messi li apposta per inserire i propri siti. Un oculato e professionale inserimento su alcuni di essi (in particolar modo su quelli dai quali poi gli altri traggono le informazioni), costerebbe poco più di un milione (di lire, non di Euro!) e garantirebbe per almeno un anno una migliorata visibilità dell'istituto. Anche per quanto riguarda le parole chiave (le famigerate keyword), sembra che metterne un centinaio sulla prima pagina sia il massimo che oggi si può fare. Beh, se vogliamo commentare i risultati di alcune ricerche "finanziarie" sui principali motori di ricerca, possiamo dire che ci sono siti quasi amatoriali che appaiono molto prima di grosse aziende del settore bancario.

Sempre sui motori di ricerca, un'altro filone quasi inutilizzato è quello di comperare degli spazi pubblicitari per un certo numero di parole chiave. Se una banca "compra" la parola chiave "mutui", quando qualcuno ricerca questa parola vede in prima fila la banca in questione, oppure un banner (anche solo testuale, come nel caso del motore Google) che cliccando porta alla home page della banca stessa. Anche in questo caso i costi sono minimi, in proporzione a certe campagne di marketing "faraoniche", e si va ad impattare su un segmento di clientela (o potenziale tale) ben selezionata. L'unica analisi da fare è quelle di trovare le parole chiave o le frasi adatte (nel senso che non siano già inflazionate, p.es. banca, denaro o finanza, oppure che non siano per diverse ragioni improponibili e/o poco ricercate, come per esempio la miglior banca, legge di Murphy o tartufi di Lampedusa).

Un'altra risorsa snobbata dai nostri istituti di credito sono le newsletter. Si tratta di messaggi di posta elettronica giornalieri o settimanali, con un certo argomento (p.es. finanza), che vengono inviati a migliaia di utenti, che per la gran parte hanno fatto richiesta di ricevere questo tipo di informazioni. Molte di queste mail vengono salvate dai destinatari, per cui il messaggio di marketing viene visto e letto anche a posteriori, ogni volta che l'utente finale rilegge la mail sponsorizzata.

Negli ultimi mesi molti motori di ricerca hanno abolito l'indicizzazione gratuita dei siti, dando a disposizione solo quella a pagamento. Altri motori hanno scelto dei puri criteri (condivisibili o no) di business: chi paga di più esce per primo nella lista. Anche qualche directory (una specie di pagine gialle) ha iniziato a farsi pagare, ma non per pubblicare il sito, bensì solo per andarlo a vedere, senza la garanzia che poi il sito venga effettivamente inserito nel database! Ci sono altri che oltre a farsi pagare, accettano solo siti americani. Peraltro, anche nelle directory che sono ancora gratuite (tra le più importanti Yahoo e Open Directory Project), la presenza delle banche italiane non supera il 25% del numero complessivo delle banche on line. In molti di questi motori e directory, l'importanza di un sito viene misurata anche in base al numero di altri siti che lo linkano. Non esiste ad oggi nessun istituto di credito che abbia instaurato un affollato sistema di scambio link (p.es. con la propria clientela). Questa funzione, che può sembrare strategica per un sito amatoriale (vedasi il proliferare dei cosiddetti "Webring", degli anelli di siti collegati tra di loro), diventa sempre più indispensabile per un sito altamente professionale. Bisogna trovare solo il modo giusto per farlo: non occorre certamente mettere tutti i link con la clientela in prima pagina !!

Un ultimo spunto riguarda i newsgroup. Girando e rigirando tra questi gruppi di discussione, non sono riuscito a trovare più di una mezza dozzina di banche che rispondono puntualmente ai quesiti che vengono posti, in particolar modo riguardo al trading on line. Anche qui ci sono i pro e i contro: a certe affermazioni anche pesanti su come funziona il trading di qualche banca, sono da ammirare i poveri funzionari che riescono nella maggior parte dei casi a "sedare la rissa".Viene quasi da domandarsi se è proprio il trading on line l'ultima applicazione "omicida" (in inglese "killer application") a disposizione delle banche in Internet, visto anche che per l'e-commerce si muovono molto più agilmente altri soggetti. Spero di sbagliarmi e che i nuovi canali di comunicazione portino con sé (quando finalmente partiranno) anche la fantasia nel creare nuovo business in rete.

A questo punto andrebbero aggiunte una serie di considerazioni sulla crescente globalizzazione dell'attività bancaria (la traduzione del sito in inglese, l'indicizzazione sui motori e directory internazionali anche con keyword della concorrenza, apertura di rapporti con la clientela di tutto il mondo, ecc.), ma credo che senza una visione d'insieme sufficiente a livello italiano, sia sconsigliabile andare a cercare disgrazie in giro per il mondo.


Un cordiale saluto da un, speriamo per poco, pessimista
miran@pecenik.com


Credito Cooperativo 04/2001
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