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31/01/2000 - INTERNET FACILE
ELEMENTARE, MIO CARO NAVIGATORE ...
di Miran Pecenik

Chi si è avvicinato ad Internet prima del 1996 certamente si ricorda della difficoltà di creazione delle pagine Web. Generalmente si usava l'editor del DOS o qualche altro editor più specifico. Con molta difficoltà si riusciva a creare poco. Gli effetti di animazione e la multimedialità attuale erano pura utopia; non era possibile metterci neanche uno sfondo colorato.

Alcune stime hanno ipotizzato che ci stiamo avvicinando al miliardo di pagine Web consultabili. Sicuramente per questa notevole espansione possiamo ringraziare tutte quelle "facilities" e quegli accorgimenti tecnologici che hanno permesso anche agli adolescenti non solo di navigare in modo intuitivo, ma anche di creare con una certa facilità le proprie pagine Web. Vediamo in sintesi cosa è successo.

Ai programmi di "navigazione" (Netscape) si sono ben presto affiancati quelli di "esplorazione" (Microsoft). Come in tutti i settori economici anche questa concorrenza ha fatto scendere i prezzi dei due software, fino a renderli gratuiti. Ambedue i concorrenti hanno implementato le funzionalità dei loro visualizzatori, aggiungendovi tutto quello che può servire all'utente finale (posta elettronica, lettore di news, editor HTML, segnalibri, firma elettronica, portafoglio virtuale per i pagamenti, crittografia, ecc.). Questa corsa frenetica con l'obiettivo di offrire prodotti migliori del concorrente, ha fatti sì che ambedue i software hanno implementato certe funzionalità che per l'altro sono incompatibili (causando perfino il blocco del PC) oppure soltanto non visualizzabili. Ciò nonostante ci siamo accorti come le nuove versioni dei visualizzatori danno sempre maggior peso alla semplicità d'uso di funzionalità anche complesse. Siamo arrivati al punto di poter definire i browser come un esempio d'uso giornaliero dell'intelligenza artificiale.

Anche gli editor integrati nei browser hanno fatto passi da gigante, avvicinandosi molto ai pacchetti professionali. Le ultime versioni di Microsoft Office hanno fatto progredire il normale "writer" (scrittore) portandolo, con un semplice tocco del mouse, ad essere un "publisher" (editore). I comandi del tipo "Salva come HTML" o "Inserisci link ipertestuale" hanno fatto capolino un po' su tutti i prodotti di produttività personale. Se inizialmente un professionista del Web inorridiva alla vista delle pagine generate, pian piano si sta ricredendo. Esistono anche dei tool (non certo alla portata di tutte le tasche) che creano oggetti Web riutilizzabili nel proprio sito o anche in siti diversi. Tanto per fare un esempio, se tutte le mie pagine hanno una testa e una coda comune, basta che le metta in due oggetti che verranno poi usati anche in tutte le future creazioni. Se un giorno voglio cambiare il look del sito, cambio solo questi due oggetti, lasciando inalterati gli argomenti delle pagine che vengono ricreate in automatico. Per finire devo solo pubblicare le pagine sul Web. Questi tool controllano anche i permessi di chi ci lavora : un certo gruppo di utenti può solo creare le pagine, un altro gruppo può anche pubblicarle. Del tutto rimane poi una traccia "indelebile": in ogni momento posso rivedere come si presentava il sito ad una certa data.

Oltre alle semplici pagine informative statiche, siamo in grado di produrre, con poco sforzo, sia pagine interattive (questionari, pagine di reclamo, registrazioni di servizi, ecc.) sia pagine che cambiano ogni minuto (quotazioni di borsa, news di ogni tipo, da quelle sportive alle ultime notizie, ecc.) o che cambiano un relazione al destinatario (il cosiddetto marketing one to one) o ai dati immessi (simulazioni finanziarie, notizie particolari, ricerche di tutti i tipi, ecc.).

Fino a poco tempo fa ogni mattoncino che serviva per il collegamento alla rete era a pagamento. Il browser, l'indirizzo di posta elettronica ed il contratto con il provider avevano un loro peso finanziario, per cui eravamo in pochi a navigare sulla moltitudine di pagine inglesi che si trovavano in rete. Microsoft con Internet Explorer, alcuni provider americani (tra tutti spiccava il nome di Hotmail) e Tiscali con FreeNet hanno fatto sì che anche in Italia un privato potesse accedere al Web al solo costo degli scatti telefonici urbani (qualcuno ipotizza anche la loro sparizione...), oltre naturalmente al hardware necessario (in America addirittura regalano i PC se si è d'accordo di essere bersagliati per 3 anni da banner ed e-mail pubblicitarie!). Personalmente sono convinto che al massimo entro due anni anche i costi del hardware, se non saranno del tutto eliminati, scenderanno oltre la metà dei costi attuali. C'è troppo interesse di chi oggi c'è già sul Web di portare tutti i potenziali visitatori che fino ad oggi non hanno potuto provare cosa significa Internet.

Se il business del futuro è il commercio elettronico, in tutte le sue forme, fino ad oggi non c'è stato il tanto decantato boom per alcuni semplici motivi : per prima cosa la massa navigante (in Italia) non era ancora tale da giustificare particolari attenzioni pubblicitarie (da poco si può notare l'indirizzo Internet negli spot televisivi), d'altro canto la fase del pagamento non godeva della piena fiducia dei consumatori. Le stesse persone che davano con fiducia la propria carta di credito al cameriere o che la scrivevano in chiare lettere su una cartolina senza busta per un abbonamento ad una rivista, erano molto restii a metterla in un form su un sito Web, anche se conosciuto. Erano gli anni che i giornalisti facevano a gara a pubblicare articoli su hacker (o presunti tali) possessori di decine di migliaia di numeri di carte di credito, catturate (in gergo "sniffate") sulla rete e poi usate per le proprie spese. Queste paure stanno scomparendo, complici anche gli articoli che da due anni affermano che ormai il commercio via Internet è già esploso (??). D'altra parte gli accessi gratuiti da parte di numerosi provider consentono giornalmente a migliaia di Italiani di scoprire il fenomeno Internet, creando anche i presupposti per una convenienza commerciale del messaggio pubblicitario (e commerciale) in rete.

Lo scenario per creare un negozio virtuale fino a un anno fa era desolante : crearlo costava molto, pochi erano gli "esperti" del settore e risultava difficoltosa anche la gestione dei pagamenti e dei relativi costi di spedizione (gli ordini potevano arrivare dalla stesa città come anche dagli antipodi), per non parlare delle sorprese legislative dei vari paesi, che si scoprivano solo a fatto compiuto. Passato il periodo pionieristico, possiamo oggi utilizzare dei pacchetti molto sofisticati, personalizzabili, con l'accesso ad una moltitudine di database locali e remoti, per qualsiasi uso vorremmo fare : dagli estratti conto bancari, al carrello della spesa al supermercato fino alla comparazione dello stesso articolo su diversi fornitori. Non è più un problema neanche il pagamento con carta di credito (in pochi giorni un provider riesce a superare tutti i test con la propria banca) o il costo della messa in opera del negozio. Da qualche mese esiste il "free-commerce" di Unisource, che permette ad ognuno di creare gratis il proprio negozio virtuale.

Se poi siamo un'azienda (o una banca) che vuol capire a fondo il funzionamento del sito ci sono a disposizione dei pacchetti di statistica avanzati (alcuni gratis, altri a costi contenuti) o addirittura dei programmi personalizzabili di datawarehouse. In questi prodotti convivono moltissimi dati per singolo cliente o per "marketing-cluster" (aggregazioni di clienti con le stesse caratteristiche). I dati che escono dall'elaborazione sono talmente dettagliati, tali da rasentare la legge sulla privacy ...

Un'ultima divagazione sulla facilità dell'uso di Internet bisogna farla sui canali alternativi al personal computer. Da un numero esiguo di telefonini TACS, siamo passati a venticinque milioni di apparecchi GSM. Quando scenderanno i prezzi dei telefonini WAP (quelli con il browser-light per navigare sulla rete), in quanti passeremo alla tecnologia del' "Internet nel taschino" ? Inizieranno presto a vendere i televisori con il black box (quello che li collega alla rete) incluso ? E le nuove automobili dotate di "car-PC" o di navigatori Windows ? Per non parlare di agende tuttofare, chioschi Web, telefoni pubblici basati completamente sul Web o dei sempre più numeri punti Internet nei caffè, sui treni e sugli aerei ...

Se a questo marasma aggiungiamo funzionalità avanzate quali firma digitale, danaro virtuale, documenti di enti pubblici via Web, chiavi personali magnetiche e il riconoscimento digitale della persona (tramite voce, retina dell'occhio o tramite le impronte digitali) l'unica deduzione logica che ne consegue è che la rete farà sempre più parte del nostro comune vivere quotidiano. Dipenderà poi da noi se la useremo in modo intrusivo oppure se la considereremo solo una facility per lavorare e vivere meglio. Purtroppo c'è una tendenza istintiva a fare sempre di più : quello che facevamo ieri in otto ore e che riusciamo a fare oggi in sei non ci fa lavorare solo sei ore, ma ci obbliga quasi a produrre di più nelle due ore che abbiamo risparmiato.

Tutti gli apparecchi e le funzionalità che devono ancora essere rilasciate, vengono preparati e testati affinché abbiano la massima facilità d'uso. A questo punto potremo veramente avere tutti gli Italiani collegati in rete, ognuno con la propria mail ed eventualmente con la propria pagina, dove magari vorrebbe comperare o vendere qualcosa. Questa new economy potrà decollare solo se ci sarà una certa facilità d'uso degli strumenti di accesso e se i costi dell'hardware lo consentiranno, magari anche con degli interventi governativi per i settori meno abbienti (Gran Bretagna docet). In ogni caso, grazie soprattutto ai succitati pionieri, siamo sulla buona strada .....




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Credito Cooperativo 01/2000