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Tue18May200409:00
Croazia: la Commissione Europea raccomanda l'avvio dei negoziati di adesione
La Commissione europea ha adottato il suo parere sulla candidatura della Croazia, raccomandando al Consiglio di avviare negoziati con questo paese per la sua adesione all'UE. In base all'analisi della Commissione, il Consiglio europeo dovrà decidere se e quando intavolare i negoziati. La Commissione ha approvato altresì una proposta di decisione del Consiglio relativa al partenariato europeo con la Croazia, che ricalca i partenariati per l'adesione utilizzati in passato per preparare altri paesi a diventare membri dell'UE. Il partenariato si basa sull'analisi contenuta nel parere.

Come ha dichiarato il presidente Prodi, negli ultimi anni la Croazia si è notevolmente impegnata per progredire verso l'adesione all'UE, e il parere della Commissione prende atto dei suoi progressi. A questo punto, quindi, la Commissione può raccomandare al Consiglio di avviare negoziati di adesione con la Croazia, i cui progressi dimostrano che la strategia dell'UE per i Balcani occidentali costituisce un valido contesto per l'evoluzione economica e politica che si spera incoraggerà gli altri paesi della regione ad impegnarsi ulteriormente per progredire verso l'integrazione europea. Il presidente si augura che il nuovo partenariato europeo aiuti il governo croato ad attuare riforme più mirate ed efficaci. La Commissione europea offrirà il massimo sostegno, ma il ritmo e la portata dei progressi compiuti dalla Croazia verso l'adesione all'UE dipendono esclusivamente da lei.

La Croazia ha presentato la sua domanda di adesione all'Unione europea il 21 febbraio 2003. Nell'aprile 2003, il Consiglio dei ministri ha chiesto alla Commissione di elaborare il suo parere.

Nel parere suddetto, la Commissione analizza la candidatura della Croazia in funzione della sua capacità di soddisfare i criteri stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e le condizioni del processo di stabilizzazione e di associazione definite dal Consiglio il 29 aprile 1997, tra cui la cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (TPII) e la cooperazione regionale.

In linea con i criteri suddetti, il parere sulla Croazia raggiunge tre conclusioni principali:

Per quanto riguarda i criteri politici, il parere conclude che la Croazia è una democrazia funzionante, dove lo Stato di diritto è garantito da istituzioni stabili e il rispetto dei diritti fondamentali non pone problemi particolari.

La cooperazione della Croazia con il TPII ha raggiunto un livello del tutto soddisfacente, come ha dichiarato il procuratore del Tribunale Carla Del Ponte nell'aprile 2004. La Croazia deve continuare su questa via e prendere tutte le misure necessarie per rintracciare l'ultima persona incriminata e deferirla al TPII. Il paese deve impegnarsi ulteriormente per quanto riguarda i diritti delle minoranze, il rientro dei profughi, la riforma giudiziaria, la cooperazione regionale e la lotta contro la corruzione.

La Commissione conferma che la Croazia soddisfa sia i criteri politici stabiliti nel 1993 dal Consiglio europeo di Copenaghen che le condizioni dei processo di stabilizzazione e di associazione definite dal Consiglio nel 1997.

Per quanto riguarda i criteri economici, il parere conclude che la Croazia può essere considerata un'economia di mercato funzionante che dovrebbe essere in grado di far fronte, a medio termine, alle pressioni concorrenziali e alle forze di mercato all'interno dell'Unione purché prosegua il suo programma di riforme onde eliminare le carenze che tuttora sussistono.

Per quanto riguarda la capacità della Croazia di assumersi gli obblighi che comporta l'adesione, il parere svolge un'analisi approfondita, basata sui 29 capitoli in cui l'acquis era stato diviso per i negoziati di adesione con i paesi che entreranno a far parte dell'Unione il 1° maggio, e conclude che la Croazia sarà in grado di soddisfare, a medio termine, gli altri obblighi che comporta l'adesione purché si adoperi attivamente per allineare la sua legislazione con l'acquis e per applicarla correttamente. Il paese, tuttavia, potrebbe arrivare ad una piena conformità con l'acquis sull'ambiente solo a lungo termine e mediante investimenti più cospicui.

Il partenariato europeo, che ricalca i partenariati per l'adesione utilizzati in passato per preparare altri paesi a diventare membri dell'UE, segna una svolta importante nelle relazioni tra l'UE e la Croazia. Esso definisce priorità a breve termine (12-24 mesi) e a medio termine (3-4 anni) in funzione delle esigenze specifiche del paese. Il partenariato aiuterà il governo croato a concentrare le riforme e le risorse disponibili nei settori prioritari. Le autorità competenti dovranno presentare un piano dettagliato per il conseguimento delle priorità del partenariato per l'adesione, indicando le misure concrete che intendono adottare, il calendario stabilito e le risorse umane e finanziarie disponibili a tal fine. Le priorità individuate nel partenariato europeo influiranno anche sulla futura assistenza finanziaria dell'UE.

Il parere sulla Croazia può essere consultato al seguente indirizzo:
http://europa.eu.int/comm/external_relations/see/Croatia/index.htmwww.europa.eu.int



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