Ogni transazione con carta rappresenta un costo che erode i margini di guadagno di commercianti e professionisti, eppure esiste uno strumento fiscale che permette di recuperare parte di queste spese.
Il credito d’imposta sulle commissioni POS consente di ottenere un rimborso pari al 30% di quanto pagato per accettare pagamenti elettronici, un’agevolazione che molti titolari di partita IVA ancora non sfruttano appieno.
Introdotto dal Decreto Fiscale 124/2019 e confermato dalla Legge di Bilancio 2025, questo bonus rappresenta un’opportunità concreta per alleggerire l’impatto delle commissioni bancarie sulla gestione quotidiana dell’attività.
Il bonus POS è un’agevolazione fiscale che riconosce agli esercenti il 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, debito, prepagate e altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.
L’articolo 22 del D.L. 124/2019 ha stabilito che possono accedere al beneficio tutti i titolari di partita IVA, siano essi commercianti, artigiani o liberi professionisti, a condizione che i ricavi o compensi dell’anno precedente non superino i 400.000 euro, indipendentemente dal regime contabile adottato.
Il credito si applica esclusivamente alle operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali, ovvero persone fisiche che agiscono per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.
Rientrano nel calcolo del credito d’imposta tutte le commissioni di acquiring addebitate per l’accettazione di pagamenti con carte dei circuiti Visa, Mastercard e similari, incluse le tariffe “a pacchetto” che comprendono il noleggio del terminale e una quota di transazioni in franchigia.
Restano invece escluse le cosiddette processing fee, ovvero i costi applicati per la pura esecuzione tecnica del pagamento, che non possono essere portati in compensazione secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Per beneficiare del credito d’imposta è necessario che il prestatore di servizi di pagamento invii mensilmente all’esercente un documento riepilogativo con tutte le commissioni addebitate negli ultimi trenta giorni.
Questo documento deve essere comunicato all’Agenzia delle Entrate entro il ventesimo giorno del mese successivo a quello in cui sono avvenuti i pagamenti, tramite l’apposita sezione del sito web dell’Agenzia oppure con l’assistenza del proprio commercialista.
Il credito maturato può essere utilizzato in compensazione tramite modello F24 già dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa, inserendo il codice tributo 6916 nella sezione “Erario” e compilando i campi “mese di riferimento” e “anno di riferimento” nei formati “00MM” e “AAAA”.
Il credito d’imposta sulle commissioni POS deve essere indicato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi con il codice “H3”, riportandolo sia nell’anno di maturazione sia in quelli successivi fino al completo utilizzo.
Un aspetto particolarmente vantaggioso riguarda il trattamento fiscale: il bonus non concorre alla formazione del reddito e non è soggetto a tassazione né ai fini IRES né ai fini IRAP, rientrando nel regime de minimis previsto dalla normativa europea.
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l’obbligo di collegare il POS al registratore di cassa telematico, una novità che aumenta la tracciabilità dei pagamenti e che potrebbe portare a ulteriori evoluzioni nella gestione delle agevolazioni fiscali per gli esercenti.
Il credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS rappresenta un’opportunità fiscale che ogni commerciante e professionista con ricavi inferiori a 400.000 euro dovrebbe valutare attentamente.
La procedura di richiesta, sebbene richieda attenzione alle scadenze mensili e alla corretta compilazione del modello F24, permette di recuperare una quota significativa dei costi sostenuti per accettare pagamenti elettronici.
A questo punto hai tutti gli strumenti per verificare se la tua attività rientra nei requisiti e per iniziare a beneficiare di questa agevolazione già dal prossimo mese.
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