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INSERTO INFORMATICA de
19 settembre 1997
La
selezione automatica sul Www è adatta solo nelle
aziende
Tecnologia
Push : inopportuno utilizzarla per la pubblicità
Resta indispensabile
l'intervento dell'uomo per filtrare le novità proposte sulla Rete e
recapitarle via E-mail
di Miran Pecenik (*)
L'anno scorso, durante l'estate, ho partecipato
all'impostazione di un questionario
sull'uso del Web in Italia, in collaborazione con uno studente
dell'Università di Palermo,
Giovanni
Montana. Per far sì che vi partecipassero una moltitudine di
persone, mi sono inventato un servizio gratuito, chiamato Netzapping, ovvero le novità dell'ultima ora
sugli argomenti preferiti, da ricevere via mail. Chi compilava in modo completo
il questionario, poteva scegliere 10 argomenti/siti di suo interesse tra i
quaranta proposti. Il servizio e' iniziato in novembre e doveva durare sei
mesi. Gli interessati erano 778 persone (di cui non abbiamo richiesto le
generalità) che appartengono a diverse categorie di frequentatori
"internettiani", da universitari a webmaster di professione, a liberi
professionisti, a esponenti di spicco del settore bancario e
informatico.
Praticamente si e' iniziato, con i pochi strumenti
di cui si era provvisti, a provare sul campo la cosiddetta Push technology,
ovvero non sono io che vado alla ricerca nel Web, ma è l'Internet stesso
che viene direttamente e puntualmente nel mio computer, informandomi
tempestivamente sulle novità di mio interesse. Per avere notizie di
prima mano sugli argomenti offerti, ho iniziato a monitorare un centinaio di
pagine interessanti. Quando queste venivano modificate, andavo a controllare la
pagina nuova con quella precedente e, se reputavo che la modifica era
interessante, spedivo un mail agli aderenti di quella lista. Praticamente, in
otto mesi di monitoraggio, ho mandato circa 225 mail, distribuendo in pratica
quasi 42.000 mail ad un totale finale di 651 persone. Lavoro improbo, ma alla
base abbastanza semplice.
I primi inconvenienti riscontrati sono stati gli
errori nell'immissione degli indirizzi di posta elettronica. Con il primo mail
che annunciava l'avvio del servizio, ho avuto il riscontro di una quindicina di
indirizzi non raggiungibili (utente non trovato, server inesistente, ecc.). Nei
sei mesi successivi ho notato che diverse persone (ma anche alcune banche e
ditte di rilevanza nazionale) avevano cambiato mail. Praticamente, da un lato
si erano esauriti i mail a tempo in offerta speciale oppure è stata
revocata l'autorizzazione ad alcuni universitari, dall'altro lato il mercato
corporate ha capito che bisogna avere un proprio dominio senza appoggiarsi a
quello del provider.
Molto interessante è stata l'analisi dei
reclami durante il servizio. I mail erano tutti standard, senza nessun allegato
e informavano in modo spigliato di una importante novità (tra gli scoop
citerei, il 17 gennaio, l'avviso a 357 persone dell'uscita di Office '97 ad
appena qualche ora dall'annuncio ufficiale di Microsoft). Quando la notizia
aveva un'impronta più commerciale che di utilità, qualcuno
dissentiva da questa "pubblicità boomerang" chiedendomi di toglierlo da
tutte le liste. Alcuni mi hanno addirittura scritto di cancellarli subito,
qualora il servizio fosse solo una trovata pubblicitaria. Queste esperienze
inducono a chiedersi se la direzione che sta prendendo la push technology
è quella giusta, ovvero se ci sarà un seguito da parte del grosso
pubblico. Avere dei "canali" dai quali si cattura automaticamente una parte del
sito che interessa, andrà bene per il telelavoro, ma non per il
desiderio di cultura e novità che la gente esprime a livello
informatico. Se questi servizi si limiteranno ad essere un innovativo canale
pubblicitario, non riusciranno mai a raggiungere il grosso pubblico. Si
rischierebbe di trovarsi davanti a messaggi del tipo: "Push technology ? No,
grazie." oppure "Questo sito è protetto contro la push technology" come
già avviene in alcuni condomini per arginare i chili di materiale
pubblicitario cartaceo che viene quotidianamente distribuito.
Dalla mia esperienza di Webmaster presso la banca,
ho imparato che è meglio dare alla gente quello che più desidera,
ovvero informazioni utili e di prima mano e non il messaggio pubblicitario che
il committente vorrebbe far pervenire al possibile cliente. Il successo di un
qualsiasi sito sul Web, inteso non solo come numero di visitatori, ma anche
come mezzo di marketing, dipende in prima battuta da questa non secondaria
decisione.
Va benissimo usare la push technology a livello
aziendale per evitare che i dipendenti navighino in siti non pertinenti, va
bene anche per l'aggiornamento delle versioni di software, ma è da
escludere il suo uso come canale pubblicitario. Le novità da far
recapitare agli iscritti (sia in modo gratuito che, ancor di più, a
pagamento), devono essere filtrate ancora da personale umano che deve decidere,
con cognizione di causa, quali sono interessanti e quali sono da
scartare.
Per il mezzo da usare, a mio avviso, vista ancora
l'inesistenza di autostrade informatiche italiane (in attesa di Internet II ?)
, bisogna concentrarsi sull' e-mail, non ancora su insiemi di archivi html,
grafici e applet Java. Una volta sistemati i problemi di portata dei canali
informatici, si potrà tranquillamente mandare, sempre però
filtrate, intere pagine ipertestuali con tutti i tipi possibili di
multimedialità.
Per concludere, l'esperienza fatta mi ha convinto
che non è tanto il modo o il mezzo di trasmissione che interessa
all'utente finale, quanto il contenuto delle informazioni trasmesse. Leggendo
la stampa del settore, non ho trovato un articolo che desse importanza a
ciò, tutti sottolineano come sarà strutturata la nuova cache,
come avremo un'integrazione tra il browser ed il sistema operativo e come vari
fornitori di informazioni (e non solo) potranno accedere a pagamento a questi
nuovi "canali" informatici. Personalmente credo che questo non sia l'approccio
giusto, bisogna puntare, oggi più che mai, sui contenuti e sul valore
aggiunto che si può dare alla clientela virtuale, considerando la
globalità della platea alla quale ci rivolgiamo (qualcuno ha mai pensato
di proporre le proprie pagine all' utente medio e non al ricercatore del CNR
?).
Con la messa in pratica dello standard Set per la
sicurezza delle transazioni finanziarie e la crescente diffusione di Internet
tra l'utenza in grado di pagare, un primo approccio sbagliato a questa
tecnologia (che poi sotto sotto tecnologia ancora non e' !!) sarebbe del tutto
deleterio. Ma purtroppo i dietrofront intelligenti (per intenderci, alla Bill
Gates) non riescono a tutti.
(*) Miran
PECENIK
Responsabile Information Technology della
Nuova Banca di Credito di
Trieste. |