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Italia, si discute sulla privatizzazione delle risorse idriche

"L’acqua potabile comincia ad essere un bene "scarso". Da bene collettivo sta pian piano trasformandosi in "merce" da distribuire, anche attraverso reti pubbliche come nel nostro caso, oppure merce da imbottigliare, su cui esercitare un diritto privato di proprietà; rischia di diventare un prodotto qualsiasi soggetto alle leggi del libero scambio, un oggetto sul quale si affinano le tecniche del marketing nella prospettiva della commercializzazione, avendo come target un acquirente capace di alienare sufficienti risorse economiche!".

È quanto affermato dall’on. Franco Narducci (Pd) in merito al voto di fiducia sul Decreto per l’attuazione di obblighi comunitari contenente il dispositivo per la privatizzazione della gestione della distribuzione dell’acqua potabile.

Deputato del Pd eletto in Europa, Narducci, ha presentato un Ordine nel Giorno nel quale si impegna il Governo "a stanziare una cifra congrua, nell’arco dei prossimi anni, da destinare agli ambiti territoriali ottimali al fine di eseguire investimenti finalizzati alla riduzione delle perdite della rete idrica evitando che l’assenza di tali investimenti determini innalzamenti del costo del servizio a carico degli utenti". Odg che è stato però respinto dal Governo.

"Il Governo nel dare parere contrario all’approvazione del mio Odg - ha dichiarato Narducci – ha mostrato di non avere interesse ad attuare una politica di efficienza del sistema idrico con tutte le conseguenze di insostenibilità ambientale che ne derivano soprattutto per le aree del sud Italia, che più di tutte hanno bisogno di interventi gestionali straordinari. Se l’acqua è un bene pubblico lo Stato deve garantire adeguati finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture idonee atte ad assicurare il diritto di accesso all’acqua potabile per tutti. Almeno in Italia dobbiamo evitare che l’acqua diventi il petrolio di domani, quello che qualcuno chiama "l'oro blu".

L’Ordine del Giorno da me proposto – ha precisato il deputato eletto all’estero - vuole richiamare questa necessità affinché si garantiscano una efficienza ed una adeguata manutenzione degli impianti senza ricadute sul costo dei consumi. Si vuole privatizzare la gestione ma almeno si assicuri, come già si era proposto di fare il Governo Prodi nelle finanziarie del 2007 e del 2008, l’efficienza della rete idrica, evitando sprechi che risultano essere ormai insostenibili soprattutto al sud".

"Venire incontro alle esigenze di rifacimento delle infrastrutture è una questione di buonsenso se veramente si vuole garantire il regime di concorrenza, come si afferma nella direttiva 2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 marzo 2204, valido su tutto il territorio nazionale. La gestione dell’erogazione dell’acqua potabile – ha concluso – deve potersi esercitare in regime di parità per le condizioni di partenza in tutti gli ambiti territoriali italiani e non costituire ulteriori aggravi contributivi, dovuti ai costi di rifacimento delle strutture, per i cittadini consumatori del bene primario acqua".

Secondo il rapporto 2003 delle Nazioni Unite sulle risorse idriche, 1,1 miliardo di persone al mondo non ha accesso all’acqua potabile e 2,4 miliardi sono privi delle strutture igieniche elementari. Purtroppo i dati statistici ci dicono che il sistema idrico italiano è in obsolescenza causando perdite notevoli nella rete di acqua potabile, quella stessa acqua che spesso per il sud del mondo è un privilegio e che potrebbe esserlo anche da noi se l’acqua diventa un affare privato.



 

Fonte: www.agenziaaise.it



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