E' boom di richieste per le ricaricabili con budget limitato
Sospinte dalla minaccia di frodi e truffe tramite internet (ma non solo), sono sempre di più i correntisti italiani che si aggiungono alla schiera dei fedelissimi “senza conto” e che alla tradizionale carta di credito e all’ordinaria carta bancomat sostituiscono una più flessibile carta prepagata, nata come sorta di paghetta per i figli ma destinata a diventare strumento nelle mani dei più grandi. Emissione immediata, costi limitati e il vantaggio di tenere sotto controllo le spese sono i fattori positivi più frequentemente citati a favore di questi strumenti di pagamento.
Insieme, ovviamente, alla facilità di ricarica. Presso ogni sportello dell’Istituto emittente è possibile richiedere una nuova ricarica o il rimborso del credito residuo. Nella maggior parte dei casi è possibile procedere ad una ricarica anche presso gli sportelli bancomat del proprio Istituto. Meno sono invece le banche che permettono ai loro clienti di ricaricare la prepagata tramite il sito internet istituzionale (ma c’è da pensare che sia questione di pochi mesi prima che tutti gli istituti di credito si organizzino a tal proposito).
L’universo delle prepagate è ora formato, al contrario di ciò che accadeva solo pochi anni fa, da una miriade di diversi pianeti che si differenziano tra di loro per tre variabili principali: costo di emissione, costo di ricarica, importo massimo caricabile. Per ciò che riguarda il primo aspetto, la carta prepagata più conveniente sembra essere la Carta Jeans della Banca Popolare di Milano, che è la carta meno esosa in sede di emissione (4,50 Euro) insieme alla oramai “storica” Postepay delle Poste Italiane (5 Euro), e alla My Cash Bnl della BNL (5 Euro) e alla Soldintasca del SanPaolo (anch’essa 5 Euro nella versione Visa Electron non ricaricabile).
Eterogenei sono anche i costi di ricarica. Ricaricare la Postepay delle Poste Italiane costa appena 1 euro (3 euro sui circuiti Visa, Mastercard, Maestro); fare la stessa operazione costa di meno con le Soldintasca del SanPaolo: 0,50 Euro ma solo se la ricarica avviene tramite gli sportelli Bancomat, altrimenti il costo sale a 2,50 Euro che vengono percepiti se la ricarica è effettuata negli sportelli della filiale. Ricaricare la Carta Jeans della Banca Popolare di Milano costa invece 0,75 Euro tramite internet e 1 Euro sui Bancomat della stessa banca Banca; la ricarica con la My Cash Bnl costa 1 Euro su internet e sugli atm della Banca ma ben 3 Euro se l’operazione è effettuata all’interno della filiale. Discorso simile anche per la Capitalia Click, la Carta della Banca di Roma (costo di emissione 12,50 Euro), con una commissione di 1 Euro se l’operazione è effettuata tramite il sito web della Banca di Roma o sugli Atm dell’Istituto, e 2 Euro se effettuata in filiale.
Anche Banca Intesa e Unicredit posseggono le loro prepagate: Intesa Flash per la prima e Quick Web per la seconda. Le condizioni economiche sono identiche: per entrambe è previsto un costo di emissione di 10 Euro, una commissione di ricarica di 1 Euro se l’operazione è effettuata tramite Atm della Banca di riferimento e su internet, 3 Euro se è effettuata in Filiale. La differenza sta in questo caso nella durata: 10 anni per la carta della Intesa, 3 anni per la carta della Unicredit. Roberto Rais
Insieme, ovviamente, alla facilità di ricarica. Presso ogni sportello dell’Istituto emittente è possibile richiedere una nuova ricarica o il rimborso del credito residuo. Nella maggior parte dei casi è possibile procedere ad una ricarica anche presso gli sportelli bancomat del proprio Istituto. Meno sono invece le banche che permettono ai loro clienti di ricaricare la prepagata tramite il sito internet istituzionale (ma c’è da pensare che sia questione di pochi mesi prima che tutti gli istituti di credito si organizzino a tal proposito).
L’universo delle prepagate è ora formato, al contrario di ciò che accadeva solo pochi anni fa, da una miriade di diversi pianeti che si differenziano tra di loro per tre variabili principali: costo di emissione, costo di ricarica, importo massimo caricabile. Per ciò che riguarda il primo aspetto, la carta prepagata più conveniente sembra essere la Carta Jeans della Banca Popolare di Milano, che è la carta meno esosa in sede di emissione (4,50 Euro) insieme alla oramai “storica” Postepay delle Poste Italiane (5 Euro), e alla My Cash Bnl della BNL (5 Euro) e alla Soldintasca del SanPaolo (anch’essa 5 Euro nella versione Visa Electron non ricaricabile).
Eterogenei sono anche i costi di ricarica. Ricaricare la Postepay delle Poste Italiane costa appena 1 euro (3 euro sui circuiti Visa, Mastercard, Maestro); fare la stessa operazione costa di meno con le Soldintasca del SanPaolo: 0,50 Euro ma solo se la ricarica avviene tramite gli sportelli Bancomat, altrimenti il costo sale a 2,50 Euro che vengono percepiti se la ricarica è effettuata negli sportelli della filiale. Ricaricare la Carta Jeans della Banca Popolare di Milano costa invece 0,75 Euro tramite internet e 1 Euro sui Bancomat della stessa banca Banca; la ricarica con la My Cash Bnl costa 1 Euro su internet e sugli atm della Banca ma ben 3 Euro se l’operazione è effettuata all’interno della filiale. Discorso simile anche per la Capitalia Click, la Carta della Banca di Roma (costo di emissione 12,50 Euro), con una commissione di 1 Euro se l’operazione è effettuata tramite il sito web della Banca di Roma o sugli Atm dell’Istituto, e 2 Euro se effettuata in filiale.
Anche Banca Intesa e Unicredit posseggono le loro prepagate: Intesa Flash per la prima e Quick Web per la seconda. Le condizioni economiche sono identiche: per entrambe è previsto un costo di emissione di 10 Euro, una commissione di ricarica di 1 Euro se l’operazione è effettuata tramite Atm della Banca di riferimento e su internet, 3 Euro se è effettuata in Filiale. La differenza sta in questo caso nella durata: 10 anni per la carta della Intesa, 3 anni per la carta della Unicredit. Roberto Rais














