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In un paradossale crescendo, Janša ha sfidato di giorno in giorno i suoi avversari ed i suoi ex alleati a sfiduciarlo. In pratica è sembrato voler dare loro una mano a trovare quanto prima un’intesa per cacciarlo.

Lui, che in un anno, ha contribuito ad inasprire il clima del confronto ideologico nel paese, ha anche al suo attivo significativi risultati. E’ stato capace di ridurre i salari nel pubblico impiego, di varare la riforma previdenziale e quella del mercato del lavoro. Successi non di poco conto se paragonati a quelli dell’effimero governo Pahor.

Tra qualche settimana le redini del governo potrebbero passare in mano a quella che sembrerebbe un dinamico primo ministro, che dovrà fare i conti con una difficile situazione economica, di cui potrà rendersi conto pienamente solamente quando entrerà nella stanza dei bottoni.

La Slovenia, comunque, in questo momento, con la Bratušek, sta vedendo la luce in fondo al tunnel, non è però ancora chiaro se si tratta dell’uscita della galleria o del faro di un treno in corsa che sta arrivando.



Stefano Lusa - Osservatorio Balcani e Caucaso



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