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Il recente fallimento di un´importante procedura di appalto mette a rischio gli ambizioni piani progettati dal Governo macedone per aggiornare il proprio sistema energetico. L´asta in questione era finalizzata a trovare un partner per la realizzazione di due grandi impianti per la produzione di energia, per un investimento complessivo di circa 540 milioni di euro.

Il reperimento di soggetti interessati si è rivelato fin dall´inizio difficile e il Governo sembra aver per il momento gettato la spugna dopo anche il sesto tentativo di lanciare la procedura si è concluso con un nulla di fatto, a causa delle offerte ritenute non adeguate. 

La realizzazione delle due centrali, che dovrebbero sfruttare le acque del fiume Crna, ottenendo una produzione media di circa 1,1 gigawatt-ora è un progetto che è sulla carta ormai da circa 20 anni e che costituirebbe il principale pilastro del rinnovato sistema energetico macedone. Tuttavia i Governi che si sono nel frattempo succeduti non sono riusciti ad andare oltre il semplice stadio progettuale: nel 2011 sembrava di essere arrivati finalmente a una svolta, con l´interesse manifestato dalla greca Public Power Corporation - PPC e dalla cinese China International Water&Electric - CWE, ma il Governò scartò tali offerte a causa delle richieste delle due compagnie, cui la Macedonia non era in grado di rispondere.

La Macedonia attualmente sembra dunque destinata ancora a lungo a dover importare fino al 30 per cento dell´energia necessaria a coprire il proprio fabbisogno: una percentuale che in mancanza di ulteriori investimenti, sembra destinata ad aumentare.


Marcello Berlich



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