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Forse un giorno non penseremo piu', e sara' la macchina ad agire per noi.

Fantascienza? Nient'affatto, secondo il numero uno di Google, Eric Schmidt, che ha recentemente spiegato ai giornalisti come il suo motore di ricerca sara' presto in possesso di una tale mole di informazioni sugli utenti da essere in grado di rispondere da solo alle domande personali che li riguardano -professione ideale, attivita' del tempo libero, ad esempio.

Insomma, Google potra' sapere di noi piu' di noi stessi. La cosa e' possibile per la varieta' dei suoi servizi: ricerca di dati, profilo personalizzato, posta elettronica, agenda, notiziari, annunci, carte geografiche. Chi li usa spesso, rivela inconsapevolmente la propria personalita'. E se di per se' una singola traccia non e' interessante, un programma d'analisi e' in grado d'elaborare un profilo preciso di una persona, che puo' far gola alla pubblicita', a enti pubblici, polizia e servizi segreti, aziende desiderose di saperne di piu' dei propri dipendenti.

Un'altra miniera per i segugi dei dati personali e' rappresentata dalle reti sociali, come Facebook, che ha appena superato i 175 milioni di associati. Sono 175 milioni di persone che svelano la propria vita attraverso foto, commenti, critiche, opinioni. Forse non c'e' da preoccuparsi. Forse il destino dell'uomo moderno e' quello di farsi radiografare da Internet. Forse basta seguire il motto di Google "Non fare del male". Eppure, quando nel 2005 il nuovo servzio Cnet pubblico' un'indagine proprio su Erich Schmidt, svelando informazioni sui suoi titoli azionari, su sua moglie o gli hobby preferiti, il capo di Google non la prese affatto bene.

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