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Sat08Jul200600:10
Medi/a/ttivismi
Il mondo dell’informazione è in piena bufera (FINALMENTE!).
Fa sorridere che il video del telecronista cinese -commentatore per la televisione di stato del rigore di Totti contro l’Australia- abbia fatto il giro di Internet in poche ore.

È uno dei tanti esempi “quotidiani” di marketing virale spontaneo.

È apparso anche su Corriere.it -per la prima volta addrittura in home page, preso direttamente da YouTube e embeddato nel sito di un “grande” quotidiano, senza alcun trattamento giornalistico e citando palesemente la fonte da cui proviene.

Dimostrazione di come i siti di videosharing stanno conquistando vecchi e nuovi media.

Non si può fare più informazione, insomma, senza in qualche modo giocare con podcast, video in flash, post con commenti dei lettori, chat di discussione con gli autori degli articoli.

Concentriamoci in particolare sul “fattore video”, che sembra l’aspetto più dirompente online, almeno a stare ai numeri pubblicati da Supernova la scorsa settimana.

(nota di servizio: utilizzatori –parola usata di seguito- significa web-spettatori)

ClipShack ha 2.200 utilizzatori al giorno (fonte: AdBright);

Google Video 12.5mln utilizzatori nel solo mese di Aprile (fonte: Washington Post);

Grouper ha 8mln di utilizzatori al mese (fonte: Alexa).

Ourmedia ha 28.000 utilizzatori al giorno (fonte: AdBright);

Vidiac manda in onda 2mln di video in modalità streaming ogni giorno per deliziare 3mln di navigatori al mese (fonte: Silicon Beat Comment by Adam Beat);

Vimeo ha 20k utilizzatori al giorno (source: USA Today) e 50k utenti registrati che ricevono i video in modalità RSS, quindi in automatico;

YouTube –forse il più noto tra i siti di video sharing ha 50k nuovi video caricati volontariamente dagli utenti ogni giorno, e manda in onda 50 mln di video al giorno per 6mln di web-spettatori iscritti ai propri servizi (fonte: YouTube).

Dopo Google, Microsoft e AOL ecco anche Yahoo entrare nelle ultime settimane prepotentemente nel settore del video sharing che, come previsto, sarà il trend dominante di quest’autunno.

Il formato che va ormai per la maggiore -e che ha ne permesso la diffusione massiva di video in rete- è Flash, anche se va detto che la fase di upload è ancora la parte più problematica.

In molti stanno cercando la nuova vena aurifera nell’invenzione di un software per automatizzare questo processo; che potrebbe essere un codec o un software tipo Bittorrent.

A parte l'IP-TV -che da noi sembra eccitare più gli incumbent dei web-spettatori perché a tutt’oggi è la riproposizione della tv tradizionale via ADSL- i format televisivi dei grandi network come CNN stanno cambiando grazie ai podcast e al lavoro dei videoblogger, girati, prodotti e broadcastati grazie alla tecnologia flash disponibile all’interno di qualsiasi browser.

In Italia si sono aperte le danze -per ora solo o quasi- con Libero Video anche perché distribuire televisione oggi in rete è un'attività estremamente costosa.

YouTube ha messo in giro cifre pari a 1mln$ di banda al mese per poter sostenere il traffico generato dai web-spettatori.

Una cifra per molti insostenibile, visto che i modelli di business del video sono ancora realmente poco chiari, e che la pubblicità sta troppo timidamente chiedendo spazio all’interno di questi format. Amanda Congdon, con il suo RocketBoom, raccoglie 85k$ di pubblicità alla settimana -senza spenderne uno in promozione- ma è una goccia nel mare delle speranze.

Aspettando la pubblicità, dunque, i siti di video sharing hanno già comunque trasformato il modo di fare marketing online. Quelli che funzionano meglio hanno sempre alle spalle una community entusiasta.

È il caso -come ricorda Montemagno sul suo blog- di “College humour” che ha i video più interessanti in materia di studenti/giovani. In Italia tutti aspettano studenti.it ma ancora invano.

Perché in molti aspettano a lanciare un sito di video sharing pur possedendo community di tutto rispetto?

Perché tutto è ancora in una fase caotica, con i video che non hanno sufficienti informazioni, codec e formati non standard (ce ne sono più di cento utilizzabili), problemi giuridici e di copyright tutti da risolvere.

Malgrado tutte queste incertezze Robert Scoble -il più famoso blogger di Microsoft- si conforta con i numeri dei download dei suoi podcast, che lo avrebbero portato a decidere di lasciare “il posto sicuro” per passare a PodTech.net.

L'obiettivo della start-up più famsa di Silicon Valley sarebbe quello di costruire un business pubblicitario a partire dal successo del suo podcast … speriamo davvero per lui (e per noi)!

www.peppersushi.com