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Tue25May200400:10
La sicurezza in Internet: un problema ‘superato’?
Sorpresa sorpresa: i consumatori online sembrano meno preoccupati dal problema della sicurezza.
A giungere a questa conclusione è un recente sondaggio, condotto da AC Nielsen per conto di eBay e Paypal, indubbiamente il più sorprendente degli ultimi tempi.

Il 53% del campione (come in tutti questi casi abbastanza esiguo: 1000 individui già abituati a effettuare acquisti online) ha dichiarato di avere intenzione di aumentare la propria spesa online nel corso del 2004.

Fin qui, nulla di strano, tutto sommato, ma l’inversione di tendenza riguarda proprio il problema della sicurezza: a dispetto dell’evoluzione della criminalità online, con nuove pratiche come il ‘phishing’ o lo ‘spoofing’, il 61% degli intervistati sembra sorretto dall’incrollabile fiducia che durante quest’anno la tecnologia sarà capace di sviluppare ulteriormente i sistemi di sicurezza, e il 51% ritiene che già nel corso del 2003, la rete sia diventato un luogo più sicuro per effettuare i propri acquisti.

Non finisce qui: addirittura per il 75%, pur consapevole dei rischi derivanti dal crimine informatico, e in particolar modo dallo ‘spoofing’, una sorta di ‘pedinamento virtuale’ del consumatore (le cui ‘tracce’ lasciate all’interno della Rete, come codici o password, vengono riutilizzate per penetrare e utilizzare i conti bancari o della carta di credito), quello della sicurezza è stato il maggior incentivo alla spesa online.

Lo scenario in realtà non sembrerebbe così incoraggiante: molte aziende o retailers online continuano a non proteggere in modo adeguato i database delle carte di credito all’interno del proprio sito Web, il che rende più agevole ai ladri online utilizzarli come fonte di dati per falsificare le carte di credito.

I consumatori Internet sembrano sufficientemente consapevoli del rischio, ma molti non realizzano che i database ad entrambi gli estremi della transazione, sia quelli dell’istituzione finanziaria, che quelli presenti sul PC dell’acquirente, sono i più facili da accedere.

Alla luce del fatto che molti siti trattengono i dati si pagamento dei clienti senza notificarglielo, il che accresce il rischio di frodi, Chris Musto (Gomez) sottolinea la necessità di rivedere la legislazione sulla privacy.

La lista dei casi è lunga: le brecce nella sicurezza di BJ’s Whloesale Clubs in Marzo, gli incidenti presso Experian e Data Processors International, la ‘fuga’ generalizzata dei dati dei clienti dagli e-tailers provano tutti il rischio dell’immagazzinare i dati personali della clientela da parte delle aziende online.

Allo stesso modo, l’utilizzo da parte dei consumatori di user ID e password presso le banche online espongono i loro dati ad essere registati da parte di un programma che gli hackers installano abusivamente sui loro computer.

Se ciò non dovesse bastare, un ulteriore problema è dato dal fatto che gli estremi della carta di credito e altri dettagli finanziari sono facilmente reperiti da fonti offline, e dunque nel caso di una frode non è sempre chiaro dove tali dati siano stati realmente reperiti.

E allora? Da dove viene tutta questa fiducia? In parte è una questione di metodo: ai sondaggi, si sa, si può far dire ciò che si vuole, basta costruirli nel modo ‘giusto’.

Innanzitutto, c’è da sottolineare il fatto che il campione è sempre molto esiguo; in questo caso poi, si parla di consumatori Internet ‘abituali’, e con buona approssimazione possiamo pensare che gli interpellati facciano tutti parte della ‘prima linea’ di coloro che effettuato acquisti online: persone ad alfabetizzazione informatica avanzata, utenti aggiornati non solo nell’e-commerce, ma più in generale di tutti i servizi Internet: è probabile insomma che il campione sia in larga parte costituito da chi ha ‘il pallino’ della tecnologia, e quindi ha la capacità di poter effettuare acquisti online essendo dotato di sistemi di sicurezza avanzati, come filtri ‘anti spia’ che impediscono l’accesso al computer da parte di malintenzionati.

Persone in grado di giudicare nel particolare la sicurezza di un sito rispetto ad un altro, e più in generale di apprezzare l’avanzamento del settore su questo ‘fronte critico’.

Solo pensando ad un campione scelto con attenzione, si può dunque concludere che il risultato del sondaggio sia realistico; altrimenti dovremmo pensare che i consumatori online, pur di apparire (o sentirsi) ‘aggiornati’, stiano risolvendo il problema semplicemente ignorandolo esponendosi così a rischi nemmeno tanto ridotti.

Marcello Berlich