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Nella tavola rotonda dal titolo "Internet governance: pubblici poteri e partecipazione della local Internet community", svoltasi a Roma lo scorso 22 maggio, alcuni dei partecipanti hanno denunciato la mancanza in Italia di uno sviluppo equilibrato del mondo Internet.

In particolare, secondo Paolo Barberis, fondatore di Dada, la mancanza di un'effettiva liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni è alla base di un quadro in cui sono fortemente privilegiati gli operatori telefonici a scapito di tutti gli altri attori, soprattutto Internet service provider e content provider.

Il traffico mensile dial up generato in Italia grazie ad Internet si aggira intorno ai 45 milioni di euro: oltre 37 s ono appannaggio degli operatori te lefonici, circa 7,5 degli ISP, mentre agli altri spettano solo le briciole. In particolare, Barberis ha fatto notare che in Italia non è riconosciuta alcuna forma di remunerazione per i fornitori di contenuti (costretti a sopravvivere con la sola pubblicità on line) e che sarebbe opportuno istituire "un fondo di reverse dalla connettività che finanzi i content provider, garantendo così l'evoluzione dei servizi di rete".

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