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Il Garante italiano della Privacy, Stefano Rodota', in una intervista al canale Europa di Tiscali, sostiene che Internet "non puo' rimanere senza alcuna regola, affidato solo alla spontanea correttezza dei suoi utilizzatori, ad una incerta netiquette. ... Solo regole comuni ai diversi Stati possono garantire l'uso libero di Internet". E quindi propone una "Convenzione internazionale", per favorire una disciplina comune: "e' indispensabile fissare alcuni principi costituzionali". Una iniziativa che per Stefano Rodota' non puo' che essere promossa dall'Ue, con l'Italia, grazie al suo prossimo semestre di presidenza, motore della stessa.
Se guardiamo questa proposta da un punto di vista ideale (nel senso di idee che nascono sui libri che si leggono facendo riferimento ai principi fondanti della civilta' umana, ma chiudendosi un una stanza senza avere contatti con l'esterno), possiamo trasferirla in qualche accademia e universita' e farla diventare un capitolo di studio di una molto piu' ampia materia di diritto internazionale.
Se la guardiamo dal punto di vista della quotidianita', del procedere degli avvenimenti, della crescita di Internet e la sua capillarizzazione in ogni angolo della nostra vita privata e pubblica, non puo' che sembrarci una proposta fine a se stessa: cioe' a far si' che su di essa si possa discutere della stessa. Punto. E non e' per ammazzare le "utopie possibili", ma solo per parlare di cio' di cui viviamo e, di conseguenza, cercare soluzioni che ci arrechino meno danni possibili.
Per meglio inquadrare il nostro scetticismo, e la conseguente necessita' di indirizzare le energie verso altre soluzioni, valga l'esempio di cio' che e' successo nelle due piu' importanti istituzioni sovranazionali -Onu e Ue- in occasione della guerra in Iraq: si sono sfaldate di fronte alle determinazioni, le decisioni e le necessita' dei singoli Stati nazionali.
Forse Internet non e' tanto importante quanto la guerra in Iraq? No, e' importante! Sotto un altro aspetto, ma e' altrettanto determinante per l'economia e la politica. Attraverso Internet passa tutto cio' che oggi e' in crescita e tutto cio' che non puo' essere altrimenti domani e in un prossimo futuro. Vogliamo affidare Internet a "principi costituzionali" redatti da quelle stesse persone che per la cosiddetta "Costituzione Europea" si stanno arrotolando sul possibile inserimento in quest'ultima del principio di "vocazione cristiana"? Un'opzione MOLTO discutibile per la Ue, figuriamoci per chi volesse fare una proposta a livello mondiale. Sicuramente questa e' una estremizzazione, ma crediamo che renda l'idea di quali sono gli strumenti di diritto internazionale che oggi, i preposti a stilare queste norme, hanno e mettono a disposizione. Un altro esempio? Qualcuno pensa che gli Usa verranno meno al primo emendamento del 1791 alla loro Costituzione, quello che garantisce l'esistenza, per esempio, di quei siti di propaganda nazista che tanto fanno dannare una giustizia francese che si rende ridicola per cercare di inibirne l'accesso a tutti i francesi? Inoltre, qualcuno crede che ovunque si possa essere d'accordo le varie Iva che in Ue si mettono sulle vendite online?
Insomma, crediamo di aver reso il concetto. E qualcuno potrebbe risponderci che non e' un buon motivo per provarci. Ma a cosa? A discutere facendo si' che l'unica soluzione possibile (l'autoregolamentazione) non abbia dignita' e accoglimento da parte di chiunque (istituzioni e privati)? Cercar di capire il possibile, e concentrarsi sulla messa in opera dello stesso, e' un segnale. Il resto ci sembra molto "parlarsi addosso". ADUC



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