QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

Mon20Oct200311:00
Il tasso di recupero
Il tasso di perdita in caso di insolvenza, o loss given default, è la perdita che un creditore subisce su una certa esposizione nel momento in cui il debitore diviene insolvente. Esso è il complemento a uno del tasso di recupero.

Come visto prima, il tasso di recupero rappresenta una delle tre componenti che anticipano le perdite di un credito o di un portafoglio.Inoltre il tasso di recupero, attraverso la sua variabilità, entra anche nella determinazione della perdita inattesa. Infatti, anche il tasso di recupero è una variabile aleatoria della quale il sistema di credit risk management può produrre una distribuzione di frequenza e, conseguentemente, un valore atteso. Distorsioni rispetto a questo valore producono variazioni inattese che si scaricano sulla relativa componente di rischio.

I fattori che incidono sul tasso di recupero possono essere evidenziati in quattro categorie:

  1. caratteristiche tecniche del finanziamento (presenza di attività reali o finanziarie quali garanzie, presenza di forme di seniority o subordinazione nei confronti di altri creditori, tipo di contenzioso previsto per il recupero);
  2. caratteristiche del soggetto affidato (settore produttivo di appartenenza, legato al grado di liquidità delle attività dell’impresa, oppure Paese di appartenenza, da abbinare alla rapidità di una procedura concorsuale);
  3. caratteristiche specifiche della singola banca (le strategie per il recupero crediti possono variare da istituto a istituto);
  4. fattori esogeni (ad esempio lo stato del ciclo economico oppure il livello di inflazione).

La stima del tasso di recupero può essere ottenuta seguendo differenti approcci.La prima modalità consiste in una valutazione soggettiva condotta dalla singola banca sulla base della propria esperienza storica e di una preventiva suddivisione in cluster tipici (tipologia di esposizione, categorie di affidati), con l’obiettivo di pervenire ad un composito database sui tassi medi di recupero.
Un’ulteriore alternativa è quella che si basa sulla ricerca di una misura standard basata sui dati provenienti dall’intero sistema creditizio, indirizzata quanto meno ai finanziamenti non assistiti da garanzia.
Un terzo approccio possibile è quello seguito soprattutto dagli istituti anglosassoni, i quali fanno riferimento ai dati provenienti dal mercato dei corporate bonds, rifacendosi solitamente al grado di seniority e alla garanzia del finanziamento. Questi dati si basano sul prezzo di mercato del titolo obbligazionario, una volta avvenuta l’insolvenza.

Le tre alternative sopra proposte non rappresentano delle adeguate soluzioni, per differenti motivi. Per le prime due esiste un problema di carenza metodologica, dovuta ad una scarsa oggettività oppure di insoddisfacente ripartizione geo-settoriale dei dati e delle conseguenti stime. Per il terzo approccio, sebbene si fondi su una metodologia coerente, è intuitiva l’inapplicabilità di questa e di altre metodologie di origine anglosassone nel mercato creditizio italiano.
Qualsiasi sia il metodo, il tasso di recupero deve essere inteso in senso finanziario e non puramente contabile; perciò il criterio più idoneo di calcolo dovrebbe fare riferimento al valore attuale delle risorse provenienti dalle diverse fasi di recupero fino alla chiusura del contenzioso.

Mariano Rossi - (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.)
leggi di più nella sezione Market Risk