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Mon23Jun200311:00
1.4. Perché le banche stanno adottando Internet?
Le ragioni per adottare il web banking sono veramente numerose; più avanti ne esaminerò i benefici, per ora mi limito a fornirne solo alcuni:

· risparmio di tempo e di personale agli sportelli,
· eliminazione dei supporti cartacei con conseguente risparmio di costi,
· ottimizzazione del processo di gestione dei flussi finanziari,
· facilità di esecuzione delle disposizioni di incasso/pagamento,
· abbattimento della necessità di capillarizzare gli sportelli,

Inoltre, i punti di forza dell’offerta bancaria on-line emergono grazie ai risultati di una estesa indagine quantitativa condotta su circa 1000 utenti di servizi bancari remoti, da cui emerge che, dal punto di vista della domanda, oltre il 90% del campione ritiene che l’uso di Internet per i servizi finanziari rappresenti un risparmio di tempo nonché di denaro, e una consistente maggioranza degli intervistati ritiene di poter ottenere anche un servizio qualitativamente migliore rispetto allo sportello. Dalla ricerca emerge che, dal punto di vista dell’offerta, tra informazioni su conti correnti, titoli e finanziamenti, le banche analizzate hanno una media di 13 servizi di informazione offerti via web sui prodotti (su un massimo di 24 servizi informativi offerti dalla migliore) e una media di 8 servizi dispositivi (su un massimo di 16 offerti dalla migliore); invece dal punto di vista della domanda risulta una tipologia di bisogni che testimonia un profondo mutamento in atto sul piano della cultura prima ancora che su quello degli atteggiamenti verso la nuova tecnologia. Inoltre viene messo in luce l’affermarsi di un panorama di offerta estremamente variegato dove la capacità di soddisfare i bisogni della domanda e di anticiparne di nuovi compensa la limitata capacità delle banche di gestire quella relazione personale con il cliente che è oggi sempre più necessaria per contenere l’estrema volatilità della domanda, ma che spesso viene ridotta ad una problematica esclusivamente tecnologica.

Comunque, le determinanti economiche alla base della ridefinizione delle strategie competitive degli istituti di credito verso un esteso utilizzo della rete per la fornitura dei propri servizi finanziari riguardano essenzialmente due aspetti: la contrazione della redditività bancaria, causata dall'inasprirsi della concorrenza, e l'introduzione della moneta unica europea, che ha comportato l'ampliamento dei mercati. Entrambi i fattori costituiscono elementi di rottura rispetto alla situazione preesistente, caratterizzata da competizione limitata all'interno di mercati circoscritti, e come conseguenza si assiste, a partire dalla metà degli anni Ottanta, ad una progressiva riduzione dei profitti generati dalle aziende di credito, come di seguito indicato nella tabella 1.1.


Tabella 1.1: profitti delle banche (milioni di Euro)
 
1985
1986
1987
1988
1989
1990
1991
Utile Netto
2.353
3.279
2.932
3.524
3.423
4.281
4.539
Patrimonio
31.002
36.927
43.312
46.890
58.738
64.037
83.924
ROE (UN/PN)
7,59%
8,88%
6,77%
7,52%
5,83%
6,69%
5,41%
 
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
Utile Netto
3.487
2.604
614
325
2.338
594
6.694
Patrimonio
98.123
106.399
113.304
120.048
129.211
132.756
146.205
ROE (UN/PN)
3,55%
2,45%
0,54%
0,27%
1,81%
0,45%
4,58%
Fonte: Bracchi G., Francalanci C., Giorgino M., Internet Banking, 2000


.
Ho scelto dati così indietro nel tempo per mostrare quale fosse l'andamento dei profitti banche nel periodo precedente l’ingresso della prima banca in Internet e nei due anni immediatamente successivi, nei quali, comunque, Internet aveva un ruolo ancora molto marginale.
Come si nota dalla tabella, il ROE assume un andamento decrescente, soprattutto a partire dal 1990. A partire dal 1996 si assiste ad una lieve ripresa (come vedremo in seguito, questo è l'anno successivo a quello di ingresso della prima banca nel WWW), ma solo nel 1998 si assiste ad un netto incremento di questo indicatore, probabilmente dovuto alla maggiore incisività dei ricavi da servizi. La causa fondamentale di questa riduzione della redditività bancaria si identifica nella progressiva perdita d'importanza delle banche nel finanziamento delle attività d'impresa (disintermediazione), accompagnata da una forte espansione del mercato dei capitali. In particolare, come afferma Antonio Fazio : “La redditività delle banche italiane negli ultimi anni ha risentito dell'emergere di ingenti perdite su crediti […]. Il fenomeno si è aggiunto alla riduzione del divario tra i tassi attivi e passivi […] e a volumi di intermediazione diminuiti in termini reali”. Queste osservazioni vengono confermate dalle due seguenti tabelle che mostrano l'andamento di alcune variabili economiche nel periodo 1985 - 1998.
La prima tabella illustra l'andamento dei profitti dell'intermediazione creditizia vista come spread sui tassi, ossia la differenza tra tasso medio sui prestiti e tasso medio sui depositi, e come rapporto margine d'interesse su fondi intermediati; come indicato, la profittabilità dell'attività di intermediazione creditizia subisce importanti ripercussioni dovute, da un lato, alla restrizione dello spread tra tassi attivi e passivi e, dall'altro, alla difficoltà di far leva sull'aumento dei volumi intermediati, a causa della progressiva diffusione di operatori finanziari più competitivi delle banche.

Tabella 1.2: profittabilità dell’intermediazione creditizia (miliardi di Euro)
 
1985
1986
1987
1988
1989
1990
1991
Spreadtassi
/
7,04%
6,57%
6,88%
7,29%
7,29%
6,51%
Margine d'inter.
15,7
18,0
18,7
20,8
22,9
25,7
28,4
Fondi interm.
490,8
532,1
578,6
660,0
738,0
812,7
880,9
MI / FI
3,20%
3,38%
3,23%
3,14%
3,11%
3,16%
3,22%
 
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
Spreadtassi
7,31%
6,24%
5,54%
6,02%
5,57%
4,92%
4,72%
Margine d'inter.
33,6
33,5
31,1
33,5
32,9
31,1
30,6
Fondi interm.
1.049,8
1.162,1
1.221,8
1.244,7
1.310,8
1.386,8
1.456,1
MI / FI
3,20%
2,88%
2,54%
2,69%
2,51%
2,24%
2,10%
Fonte: Bracchi G., Francalanci C., Giorgino M., Internet Banking, 2000



Dalla tabella 1.3, che indica le sofferenze bancarie nel medesimo periodo, emerge che sul conto economico degli istituti di credito grava la crescita sostenuta delle partite in sofferenza, ad evidenziare un peggioramento nella qualità del credito; ciò trae le sue origini nei prestiti concessi durante gli anni Ottanta e può essere imputato alla sfavorevole evoluzione congiunturale, sia a decisioni ispirate alla crescita dimensionale, non adeguatamente supportate da una sana e prudente gestione, soprattutto nell'ambito della valutazione dei progetti e degli affidati. Anche in questo caso, il 1998 è un anno di recupero che segnala un'inversione di tendenza. Tuttavia occorre tener presente che negli ultimi anni le banche italiane hanno adottato nuove strategie che consentono di ottenere introiti provenienti da attività diverse da quella strettamente tradizionali (si pensi alle gestioni patrimoniali o alle attività di investment banking, come collocamento di azioni o obbligazioni societarie).


Tabella 1.3: sofferenze bancarie (milioni di Euro)
 
1985
1986
1987
1988
1989
1990
1991
Sofferenze
12.324
14.092
16.754
17.849
18.748
20.308
24.001
Impieghi
197.187
213.508
235.977
274.596
328.334
380.302
489.245
S / I
6,25%
6,60%
7,10%
6,50%
5,71%
5,34%
4,91%
 
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
Sofferenze
27.929
35.956
46.579
58.902
66.038
64.495
66.120
Impieghi
545.734
568.601
582.071
651.585
662.753
704.577
747.154
S / I
5,12%
6,32%
8,00%
9,04%
9,96%
9,15%
8,85%
Fonte: Bracchi G., Francalanci C., Giorgino M., Internet Banking, 2000



Per quanto concerne, invece, l'introduzione dell'Euro, Christian Noyer, vice presidente della BCE nel 2000, afferma: “L'euro dovrebbe fungere da catalizzatore agli effetti indotti dai fattori fondamentali (liberalizzazione, progresso tecnologico, incremento degli investimenti individuali) aumentando la pressione verso il cambiamento strutturale” . L'avvento di un'unica valuta elimina una serie di rischi dell'attività bancaria (in primis, il rischio di cambio) e riduce la segmentazione geografica dei mercati, consentendo un incontro tra domanda e offerta di servizi finanziari su scala europea. Tuttavia, se da un lato si assiste all'internazionalizzazione dell'attività bancaria attraverso la ricerca di nuovi prodotti finanziari e di canali distributivi a prezzi sempre più competitivi, dall'altro, le operazioni di consolidamento oltre i confini nazionali sono poco frequenti. Nonostante persistano le difficoltà, oggi le banche non possono più operare senza tener conto dell'effettivo ampliamento geografico dei mercati: essere leader in ambito locale non è più sufficiente per garantirsi adeguati livelli remunerativi persistenti nel tempo.