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Fri30May200313:00
3.3 I riflessi sul S.I. dei nuovi compiti per le banche causa contesti esterni
.. il titolo completo del capitolo è: "I riflessi sul sistema informativo dei nuovi compiti affidati all’azienda di credito dal contesto esterno (esigenze legislative, adempimenti per l’organo di vigilanza)"

La deregolamentazione del settore bancario (v. par. 1.1) potrebbe far ipotizzare uno snellimento dell’attività di gestione di una banca. Ne trarrebbe benefici anche la gestione dei sistemi informativi. La banca sarebbe libera da condizionamenti esterni e potrebbe concentrare la sua attività di sviluppo dei sistemi informativi recependo solo gli stimoli interni, del mercato e della concorrenza.

Purtroppo le incombenze previste da leggi, regolamenti, circolari e direttive dell’organo di vigilanza e delle associazioni di categoria sono in continuo aumento e richiedono particolari supporti per essere osservati . Alle aziende bancarie vengono demandate anche particolari attività che la pubblica amministrazione non è in grado di eseguire con particolare efficacia ed efficienza.

Queste problematiche distolgono risorse dal “core business” ed appesantiscono gli iter operativi. Le banche, tramite le associazioni di categoria (ABI, ACRI, ASSICREDITO ecc.) hanno vanamente manifestato il loro disappunto nei confronti del legislatore o della pubblica amministrazione. Da un lato, i direttori di filiali sono pressati dal conseguimento dei budget loro assegnati, mentre dall’altro sono tentati di non eseguire operazioni particolari per evitare notevoli implicazioni di carattere burocratico.

Le incombenze che provengono dall’esterno, non direttamente legate a necessità proprie del sistema bancario, sono notevoli ed incidono sulla strutturazione dei sistemi informativi. I compiti affidati dall’ambiente esterno sono molteplici: antiriciclaggio, trasparenza bancaria, tassi antiusura, istituzione ulteriore ritenuta fiscale su depositi a garanzia di finanziamenti, legge privacy, euro, tassazione proventi di borsa ecc..

La normativa antiriciclaggio (legge 197/91 e succ. mod.), così come descritto nel paragrafo precedente, ha inciso più delle altre sui sistemi informativi.
Le banche che non avevano una valida anagrafe generale sono state ulteriormente penalizzate. Le difficoltà maggiori si sono avute anche per la frammentarietà della normativa: la legge 197 precisava i principi generali, i decreti del ministero del Tesoro regolamentavano particolari aspetti di tipo informatico. L’ABI ha fissato il limite per il censimento delle operazioni frazionate (prima 3.000.000, dal 1997 6.000.000) ed ha effettuato numerosi quesiti al ministro del Tesoro.

Ogni istituto ha creato una propria procedura antiriciclaggio che usa strumenti quali le tabelle di raggruppamento per il censimento delle operazioni contabili e dei rapporti continuativi, un archivio transitorio dove far confluire tutti i movimenti superiori a lire 3.000.000 (dal 1997 superiore a lire 6.000.000), il reale obiettivo della normativa antiriciclaggio l’A.U.I. (Archivio Unico Informatico) .

Per ogni movimento vengono riportate le generalità dell’ordinante, ovvero colui che ha disposto l’operazione, e del presentatore che materialmente si reca in banca per conto dell’ordinante. In tale registro vanno inseriti anche le accensioni, variazioni ed estinzioni di rapporti continuativi.

Oltre alla costituzione della procedura antiriciclaggio, è stata modificata la procedura di sportello prevedendo l’attivazione delle icone per la raccolta dei dati dell’ordinante e del presentatore. Questo ha permesso l’inserimento dei dati on-line evitando il riesame dell’operazione nei giorni successivi.

Una volta costituito l’A.U.I. le banche hanno cercato di beneficiare dello stesso anche per le ricerche effettuate per conto dell’Autorità Giudiziaria, risalendo immediatamente alle operazioni di un determinato importo effettuate da un particolare cliente. Inoltre, la legge 197 prevede un particolare obbligo che non richiede nessuna attivazione di procedura informatica ovvero la segnalazione delle operazioni sospette. Il preposto di una filiale, indipendentemente dal valore delle operazioni eseguite, deve valutare se queste sono giustificate dalla situazione patrimoniale del cliente. Nel caso non lo fossero, ad esempio se un pensionato effettua un bonifico di un miliardo in Colombia, si deve effettuare una segnalazione all’U.I.C..

Dall’entrata in vigore della normativa sono state effettuate dai preposti pochissime segnalazioni anche per il timore di ritorsione di persone di dubbia moralità. L’ABI non potendo avallare un simile comportamento, anche per evitare ulteriori inasprimenti della normativa, ha deciso di sviluppare autonomamente un’apposito software che permetta di generare degli indici di anomalie . Il software, sulla base di tabelle decisionali non note alle stesse banche, elabora opportunamente l’AUI generando, sulla scorta di una elaborazione statistica dei 13 mesi precedenti, i movimenti attesi per ogni cliente. Qualora il cliente si discosta dalla media viene prodotto un tabulato, che inviato al preposto e all’ispettorato, evidenzia il soggetto e le operazioni anomale. In questo modo l’ABI ha voluto fornire un supporto che permettesse al preposto di effettuare la segnalazione senza assumersi direttamente la responsabilità della segnalazione, dal momento che la stessa deriva da una procedura informatica. Con l’istituzione del GIANOS sono incrementate le segnalazioni ma non nel modo attese dall’ABI perché le capacità “dissuasive” della criminalità organizzata prevalgono sui tabulati. In ogni caso gli istituti che hanno acquistato il GIANOS, che non è imposto dal legislatore ma consigliato dall’ABI, possono da un lato dimostrare la particolare sensibilizzazione alle problematiche antiriciclaggio e da un lato sgravarsi dalle responsabilità nei confronti del cliente.

La normativa in materia di trasparenza bancaria ha comportato la sottoscrizione da parte del cliente delle condizioni applicate ai rapporti, la pubblicizzazione delle variazioni delle condizioni sulla Gazzetta Ufficiale, se generalizzate, oppure al singolo cliente, se specifiche. Pertanto si sono dovute prevedere particolari transazioni informatiche per la stampa delle condizioni alla sottoscrizione del contratto, la elaborazione di una comunicazione per le variazioni specifiche da inviare al singolo cliente.
Con la legge antiusura sono state individuate tutte le forme di finanziamento praticate dalle banche e, sulla base di rilevazioni statistiche, la misura dei tassi corrispondenti associati ad esse superati i quali si incorre nel reato di usura. Quindi sono state opportunamente modificate le transazioni informatiche di presentazione degli effetti allo sconto per verificare immediatamente se l’applicazione di determinati giorni banca potesse far superare il tasso massimo modificandole opportunamente per farle rientrare nei limiti legali.

La normativa sulla tassazione dei proventi derivanti dai depositi “oggetto di garanzia a finanziamenti prestati da persone fisiche” (D.L. 323/96) ha previsto un’ulteriore tassazione del 20%. Sono stati creati particolari programmi che a fronte di determinati soggetti non imprenditori (in base al codice ramo e settore attività economica presenti in anagrafe generale) applicassero l’ulteriore ritenuta automaticamente sottratta alle spettanze del cliente.
La legge sulla privacy ha imposto l’invio della comunicazione del consenso redatto secondo lo schema redatto dall’ABI ed approvato dal Garante sulla privacy. Tali comunicazioni sono state redatte estraendo le informazioni dal database aziendale e le procedure di anagrafe sono state implementate per prevedere l’indicazione della tipologia di consenso prestata dal cliente.
In ultima analisi si può considerare forse l’aspetto più importante delle incombenze ricadute a carico delle aziende di credito: l’EURO. Infatti, il settore bancario ha già sostenuto notevoli costi per l’adeguamento delle proprie procedure. E’ stata prevista la coesistenza della modulistica in Euro ed in Lire, si deve permettere di effettuare operazioni in entrambi le valute, attuare la conversione reciproca delle valute, ecc. . Questo ha determinato notevoli interventi a livello procedurale i quali hanno determinato anche interventi in materia di formazione del personale. Le aziende di credito stanno perseguendo questo obiettivo associando ai lati negativi (costi) quelli positivi quali la opportunità di rilanciarsi sul mercato prevedendo soluzioni e prodotti innovativi rispetto alla concorrenza. Molti istituti considerano l’euro come un’opportunità per modificare le quote di mercato e fare sì che le grosse banche perdano le posizioni principali sulle quali si erano attestate.
Si può notare che le interferenze prodotte dal contesto esterno sottraggono una notevole quantità di risorse al “core business” per esaminare gli aspetti organizzativi relativi a qualsiasi nuovo obbligo. Inoltre, si deve considerare il conseguente appesantimento delle attività operative a carico della “prima linea” che viene distolta dal prestare attenzione alla clientela, ed infine i notevoli costi sostenuti per adeguarsi proceduralmente senza che vi sia nessun ritorno in termini di ricavi a favore delle banche.

tratto dalla tesi di laurea di Lucio Torre, dal titolo
"Aspetti e problemi dei sistemi informativi nelle aziende di credito"
Università degli studi di Salerno


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