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Mon26May200311:00
4.3. Il bilancio ambientale
Dall’inizio degli anni Novanta, le imprese, in particolare quelle di maggiori dimensioni operanti nei settori a più rilevante impatto ambientale (come i settori chimico e petrolchimico), si trovano a fronteggiare una domanda crescente di informazioni relative alle interrelazioni tra le proprie attività produttive e l’ambiente naturale. Oggi in Italia si contano 150 aziende che presentano un bilancio ambientale: se prima era tipico delle multinazionali o delle attività dei settori delicati, dalle relazioni illustrate al convegno Good Economy promosso da Legambiente, Compagnia delle opere e Fondazione Eni Enrico Mattei emerge una particolare diffusione del bilancio anche fra le aziende del terziario e dei servizi: come imprese bancarie, compagnie telefoniche, gruppi di grande distribuzione, aziende ferroviarie.

Con l’espressione bilancio ambientale (o ecobilancio o bilancio ecologico) si individua uno strumento, da un lato di gestione e controllo dell’attività aziendale e, dall’altro, di supporto ai processi di comunicazione attuati della impresa, diretti, in particolare, agli stakeholders interessati alla questione ecologica.

Il bilancio ambientale ha infatti il preciso obiettivo di fornire un quadro organico delle interrelazioni dirette tra impresa e ambiente naturale, attraverso una opportuna rappresentazione dei dati quantitativi e qualitativi relativi all’impatto generato dalle attività produttive, e dallo sforzo economico e finanziario sostenuto dall’impresa per la protezione dell’ambiente, come si desume con immediatezza dalla definizione della Fondazione Eni Enrico Mattei . Quest’ultima ha previsto che il bilancio ambientale possa avere tre diversi significati :
--ü raccolta di informazioni sugli inputs utilizzati - prelevati da patrimonio naturale - e sulle emissioni e rifiuti generati;
-- valutazione degli effetti esterni derivanti dalle attività produttive attraverso una stima del valore monetario dell’uso delle risorse naturali, che in taluni casi non hanno un albore di mercato;
-- documento contabile in grado di fornire un quadro organico delle relazioni tra l’impresa e ambiente, attraverso dati quantitativi e qualitativi sull’impatto delle attività produttive e sullo sforzo profuso per la protezione dell’ecosistema.

In ogni caso, si tratta di uno strumento che nasce per risolvere il problema di non sovrapporre informazioni e costi, che riguardano l’andamento aziendale rispetto al mercato, ad informazioni e costi relativi alle diseconomie ambientali reali o potenziali. Di qui il suggerimento di introdurre appositi rapporti ambientali come integrazione autonoma del bilancio d’esercizio.

Solitamente essi presentano una struttura simile ai bilanci tradizionali, con una parte dedicata alle voci ambientalmente più significative e alla misurazione dei livelli delle risorse utilizzate e dalle emissioni inquinanti, in termini di quantità fisiche, ed un’altra nella quale, in base ad una specifica grandezza di riferimento, si costituiscono degli indicatori che rappresentano le prestazioni relative a ciascuna variabile. Un bilancio ambientale con queste caratteristiche dovrebbe assolvere il compito di illustrare alla Direzione l’insieme dei valori di consumo e di spesa ambientali (funzione gestionale) e di fornire informazioni all’esterno circa la situazione aziendale e il suo rapporto con l’ecosistema (funzione di comunicazione).

Affinché tale documento possa essere ritenuto affidabile, deve basare la raccolta e l’elaborazione dei dati su precise indicazioni metodologiche, in parte autonome e in parte collegate alla contabilità tradizionale. In mancanza di standardizzazioni, ogni azienda costituisce il bilancio ambientale sul fondamento di criteri individuali e connessi alle esigenze di rilevazione interna e di soddisfacimento degli interlocutori esterni, poiché organizza i dati di base, essenziali per tutte le elaborazioni e le analisi successive .

Nel 1973 si ha il primo tentativo di standardizzazione di questi documenti , con la pubblicazione di uno studio che valuta la possibilità di introdurre analisi ambientali nei bilanci ordinari dell’American Accounting Association . Tuttavia, la necessità di far convergere dati monetari oppure prettamente contabili con dati fisici di flussi energetici e di materiali, ha reso difficile la redazione di questo documento.
Alcune indicazioni più approfondite sulle caratteristiche della metodologia di reporting ambientale ci sono fornite da Bartolomeo M., Malaman R., Pavan M., Sammarco G. (1995):
1) rileva in modo esaustivo i dati di tipo fisico relativi sia alle risorse naturali utilizzate come input nei processi produttivi, sia nelle emissioni nell’atmosfera, agli scarichi idrici, ai rifiuti e al rumore prodotti dalle attività d’impresa (contabilità fisica);
2) rileva in modo esaustivo i dati di tipo monetario relativi alla spesa sostenuta dall’impresa per la protezione dell’ambiente (contabilità monetaria);
3) consente, per quanto possibile, collegamenti tra la contabilità fisica e la contabilità monetaria;
4) è basato su una metodologia che sia applicabile alle differenti realtà d’impresa e che pertanto sia dotata di un elevato grado di flessibilità;
5) è sottoponibile a verifica sia da parte dei responsabili delle strategie ambientali d’impresa, che di esperti esterni e di società di auditing ambientale;
6) è conforme alle esigenze di rilevazione dell’Istituto Statistico Nazionale (ISTAT), in modo da costituire la base, per quanto riguarda le imprese, per la redazione dei conti ambientali nazionali.

Per ovviare a questa mancanza di omogeneità e confrontabilità e per supportare le imprese nell’implementazione di un sistema di rendicontazione ecologica, numerose organizzazioni hanno elaborato linee guida per il reporting ambientale. Inoltre esistono due schemi di bilancio ambientale d’impresa, che, per le caratteristiche specifiche e gli sforzi d’elaborazione sottesi, meritano un’analisi più approfondita:

1. Il modello della Fondazione Eni Enrico Mattei .
L’intento della Fondazione è quello di fornire alle aziende uno schema di riferimento capace di superare i molteplici approcci parziali finora adottati all’interno dell’imprese e di orientare, su basi informative razionali, i processi decisionali e di comunicazione riguardanti la gestione del fattore ecologico.
La proposta sviluppata consiste sostanzialmente nella costituzione di un sistema contabile completo, comprendente sia indicatori fisici, sia misure monetarie della spesa sostenuta al fine di ridurre o prevenire l’inquinamento. Il bilancio ambientale d’impresa della FEEM si articola in tre conti distinti (Figura 4.3.):
a. il conto delle risorse (input);
b. il conto degli inquinanti (output);
c. il conto delle spese ambientali.
Si tratta pertanto di un bilancio input-output integrato da un quadro delle spese ambientali. In questo modo, l’ecobilancio si presenta come un contenitore intelligente di informazioni ambientali, perché raccoglie ed organizza, attraverso precise assunzioni metodologiche, i dati di base fondamentali per ogni successiva elaborazione.

Figura 4.3. – La struttura del bilancio ambientale d’impresa secondo FEEM


Fonte: Bartolomeno M., Malaman R., Pavan M., Sammarco G. (1995), p. 54

Questo tipo di rappresentazione offre il grande vantaggio di consentire diversi tipi di analisi . Innanzitutto pemette ai tecnici di avere un quadro di insieme delle emissioni inquinanti dell’impresa, e conseguentemente di tracciare una mappa complessiva dei punti di forza e di debolezza dell’azienda. Inoltre, negli anni successivi, il bilancio ambientale consentirà un agevole controllo del budget ambientale e fornirà dei parametri per la valutazione della gestione ambientale. Infine, una lettura pluriennale dei bilanci ambientali consente di verificare l’andamento del livello degli inquinanti prodotti, ma soprattutto di rintracciarne le cause.


2. Il modello dell’IÖW.
Nel periodo compreso tra il 1987 e il 1988 l’Institut für Ökologische Wirtschaftsforschung in collaborazione con l’associazione imprenditoriale Umwelt-future, su incarico della regione Nordreno-Westfalia, svolge un progetto volto ad applicare in impresa un nuovo modello di ecobilancio sviluppato dallo stesso IÖW. A questo scopo è stato scelto lo stabilimento di Techlenburg della società Bischof & Klein, produttrice d’imballaggi flessibili, che nel 1987 occupava circa 2.000 dipendenti.

Il complesso sistema di ecolbilancio aziendale di IÖW , e testato per la prima volta nel sito di Techlenburg, è costituito da quattro elementi (Figura 4.4.)


Figura 4.4. – Il concetto di ecobilancio secondo l’ipostazione dell’IÖW.


Fonte: Misani N., Pogutz S., Tentati A. (1999), p. 51


Il primo componente del modello tedesco è il tipico bilancio input-output, utilizzato anche nello schema FEEM, in cui l’impresa o lo stabilimento oggetto d’analisi vengono visti come una sorta di scatola nera.

Con la predisposizione dei bilanci di processo si punta a verificare l’impatto ambientale legato al funzionamento interno della black box, non esaminato nella fase precedente. Viene pertanto effettuata una suddivisione dei processi produttivi in base a criteri spaziali, temporali e inerenti al prodotto ed ogni singolo processo così individuato viene analizzato tramite una specifica matrice input-output dei flussi materiali ed energetici.
I bilanci di prodotto coincidono con le Life-Cycle Assessment (LCA) dei prodotti principali dell’azienda e, infine, l’analisi di sostanza costituisce un registro di tutti gli aspetti ecologicamente rilevanti non ricompresi nei passaggi precedenti (ad esempio, necessità di bonifica dei siti, uso del terreno, modificazione del paesaggio, e così via).

Q uanto detto fino ad ora è già sufficiente per spiegare la complessità di redazione del bilancio ambientale, che giustifica tra l’altro la sua limitata diffusione nel contesto ambientale ma anche internazionale , ove predomina un’altra tipologia di documento: il rapporto ambientale.


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tratto dalla tesi della dott.ssa Elisabetta SCALA
LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
E IL BILANCIO SOCIALE NELLE AZIENDE DI CREDITO
Università di Genova - Facoltà di Economia - 28/01/2003