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Fri23May200311:00
4.2.3. La contabilità ambientale
Gli obiettivi che l’impresa descrive nella politica ambientale vengono verificati attraverso la contabilità ambientale: un sistema che consente di raccogliere, organizzare e comunicare informazioni e dati ambientali; in particolare, essa viene definita come l’insieme delle analisi e delle misurazioni, in termini economici e fisici, ordinato ed organizzato al fine di valutare e controllare l’efficienza delle attività gestionali volte alla salvaguardia e alla tutela dell’ecosistema Alla base dell’informativa troviamo l’entità numerica più importante: il costo ambientale. Una proposta di Legge Quadro, presentata dal Senato della Repubblica in data 14 luglio 1999, all’art. 3, definisce i costi ambientali come l’insieme delle informazioni che, nell’ambito del sistema statistico nazionale, descrivono:
a. la consistenza e le variazioni del patrimonio naturale;
b. le interazioni tra economia e ambiente;
c. le spese per la prevenzione, la protezione e il ripristino in materia ambientale.

Da questa definizione discende la complessità della configurazione di tali costi che, secondo il documento della Task Force Ambientale (Cndc-Cnr), relativo agli aspetti ambientali nell’informativa del bilancio d’esercizio, annovera “le misure intraprese da un’azienda, o da altri per conto della stessa, per prevenire, ridurre o riparare i danni causati all’ambiente dalle sue attività operative, o per conservazione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili” (Giarlotta G., 2000, p. 4). Quindi le tipologie di costi ambientali sono molteplici, riferibili sia ai consumi di risorse e di energia, sia agli interventi di natura gestionale, con la conseguente difficoltà di pervenire ad una loro precisa misurazione monetaria.

Generalmente i costi ambientali si classificano in diretti ed indiretti: i primi sono quelli imputabili al problema ambientale e che ricevono generalmente l’attenzione del management (come l’ammontare della spesa per il trasporto, per lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti, per la depurazione delle acque, per il miglioramento della qualità dell’aria, per gli interventi di riduzione delle emissioni acustiche, i costi di formazione, di svolgimento degli audits, di monitoraggio e bonifica dei siti contaminati); mentre appartengono alla categoria dei costi indiretti, quelli la cui imputazione al problema ambientale è resa difficile dal sostenimento congiunto con altre funzioni o attività dell’impresa (come l’introduzione di nuove tecnologie o di nuovi prodotti e le spese in ricerca e sviluppo). Un’ulteriore specificazione riguarda la distinzione dei costi suddetti in interni ed esterni: sono del primo tipo quelli relativi al sistema di gestione in senso stretto, mentre i secondi attengono agli interventi di comunicazione esterna o alle iniziative sociali.

Le imprese generalmente non hanno a disposizione degli strumenti specifici ed ufficiali per la quantificazione dei costi e degli interventi in campo ambientale e per l’individuazione dei collegamenti con la contabilità generale; è pertanto auspicabile la rilevazione di suddetti valori attraverso una contabilità analitica, separata da quella d’esercizio e con finalità prevalentemente interne, in grado oltre a ciò di creare appositi conti finalizzati alle voci di costo di protezione dell’ecosistema.

Accanto ai costi per minimizzare l’impatto ecologico dell’impresa non bisogna tralasciare i ricavi che derivano da una gestione sostenibile: valgono per tutti l’incremento delle vendite di prodotti a marchio Ecolabel , la riduzione dei consumi dovuta alle modifiche dei processi e il minore impiego di materie prime grazie al recupero e al riciclaggio dei rifiuti.

Riassumendo, il sistema di contabilità ambientale – se strutturato correttamente dall’azienda - consente di ottenere una serie di benefici, tra cui:
-- identificare accuratamente i costi ambientali sostenuti dall’impresa, presupposto indispensabile per la successiva riduzione degli stessi al fine del miglioramento dell’efficienza del sistema di gestione;
-- collegare le voci di costo ambientale alle rilevazioni della contabilità generale per lo scorporo dei valori congiunti o l’evidenziazione di quelli nascosti;
-- ottimizzare gli investimenti grazie ad una più completa valutazione dei costi ambientali;
-- presentare all’esterno una scheda di valori quantitativi come utile strumento di benchmarking tra le imprese;
-- uniformare le modalità di rilevazione e contabilizzazione a livello nazionale per un confronto più efficace con i concorrenti o per comparazioni con aziende di altri settori.

I valori rilevanti della contabilità verde confluiscono – in analogia con quanto accade alla contabilità generale – in un documento finale denominato bilancio ambientale. Esso rappresenta un quadro sintetico della quantità e della qualità delle risorse, dei materiali e dell’energia in ingresso e in uscita dal processo produttivo e ha l’obiettivo di fornire un resoconto completo delle interrelazioni tra l’azienda e l’ecosistema; la sua matrice è riconducibile al bilancio sociale, documento versatile che si differenzia notevolmente secondo gli scopi da raggiungere (pubbliche relazioni, difesa documentata, valutazione complessiva del contributo quantitativo dell’impresa in termini di socialità e così via) e i destinatari. Un aspetto di grande interesse è infatti la possibilità – già avallata da alcune imprese del settore bancario – di inserire all’interno del bilancio sociale, di tipo globale, informazioni più propriamente collocabili nel documento ambientale .

La mancanza di un modello generale di redazione e l’impossibilità della loro certificazione, resa difficile dall’assenza di principi contabili e di un preciso inquadramento legislativo, il bilancio ambientale si è scarsamente diffuso, spesso lasciando troppo ampi spazi discrezionali nella redazione .


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tratto dalla tesi della dott.ssa Elisabetta SCALA
LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
E IL BILANCIO SOCIALE NELLE AZIENDE DI CREDITO
Università di Genova - Facoltà di Economia - 28/01/2003