QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

Wed07May200313:00
1. L'attività bancaria e la sua evoluzione
Lo studio dei sistemi informativi nelle aziende di credito rende necessario effettuare, in via preliminare, una riflessione sulle attività tipiche espletate da tali aziende. Ciò al fine di verificare come le modifiche della struttura organizzativa, determinate dalla necessità di adeguarsi al mercato o dai provvedimenti delle autorità governative, possano incidere sui sistemi informativi .

1.1 Le operazioni di intermediazione e di servizi

Il settore bancario, nel nostro paese, si è contraddistinto per un’elevata staticità . Questo, a prima vista, può destare qualche perplessità, ma in una società che negli ultimi decenni si è rapidamente evoluta, il sistema bancario ha costantemente mirato alla salvaguardia della stabilità. Le ragioni di tale immobilismo sono da ricercare nella rigida disciplina dell’attività bancaria imposta dal legislatore negli anni ’30, a seguito delle difficoltà incontrate dalla banca mista nel nostro paese.

Fino al 1926 non vi fu nessuna espressa regolamentazione del mercato creditizio; infatti, le operazioni di banca erano considerate comuni atti di commercio. Proprio nel 1926 si rese necessaria una prima normativa che affidasse ad un unico istituto – la Banca d’Italia – la funzione di istituto d'emissione. L’adozione del modello tedesco di banca mista, che impiegava il denaro ottenuto con la raccolta dei depositi in operazioni a non breve scadenza nel settore industriale , determinò non pochi problemi al sistema creditizio che a seguito della crisi del settore industriale non riusciva facilmente a smobilizzare risorse per fronteggiare le richieste dei depositanti. Così si rese necessaria la costituzione dell’Istituto Mobiliare Italiano deputato al finanziamento a media/lunga scadenza delle imprese a all’assunzione di partecipazioni industriali .

Solo con la legge bancaria del 1936 si ottenne una disciplina organica del settore creditizio . Con essa fu sancita la natura pubblica dell’attività bancaria, per tutelare il pubblico risparmio, e venne introdotta la specializzazione del credito con la distinzione tra banche ordinarie e istituti di credito speciale per evitare le problematiche rilevate con l’adozione della banca mista. Le banche ordinarie effettuavano operazioni di intermediazione a breve termine (con scadenze inferiori ai diciotto mesi) mentre gli istituti di credito speciale operavano nel credito a medio e lungo termine (con scadenze superiori ai 18 mesi).

A partire dalla fine degli anni Settanta si è concretizzata la progressiva liberalizzazione della normativa bancaria . Questo è dipeso da molteplici fattori quali:
-­ le misure adottate dalle Autorità monetarie che hanno, di fatto, attenuato il principio della specializzazione bancaria;
­- la capacità delle banche ad instaurare rapporti con la clientela formalmente a breve termine, ma sostanzialmente a medio e lungo termine;
­- l’evoluzione della tecnica finanziaria e bancaria con l’introduzione di operazioni mutuate dall’esperienza estera;
­- la mutazione nella gestione finanziaria degli operatori economici e conseguente ripercussione sulle aziende di credito a breve termine;
­- l’esistenza di legami tra banche e istituti di credito speciale con la partecipazione delle prime al capitale dei secondi, con l’erogazione di finanziamenti e con la funzione di tramite per la clientela.

La creazione del mercato Europeo e la conseguente globalizzazione del settore creditizio hanno reso improcrastinabile la riforma della legislazione bancaria, perché la legge del ’36, successivamente integrata e/o modificata, creava problemi di carattere interpretativo . Con la riforma, già avviata con il Decreto Legislativo 481/92 e completata con il testo unico delle leggi in materia bancaria (Decreto Legislativo 385/93), è stato rimosso il principio della specializzazione del credito ed è stato sancito il modello di banca “universale” operante in tutti i settori del mercato finanziario. Nello spirito della riforma la gestione “banca” deve essere ispirata all’efficienza, alla produttività, alla stabilità ed alla concorrenza . Tutte le banche possono quindi intervenire a breve e/o medio-lungo termine, effettuare raccolta superiore a 18 mesi con obbligazioni (tra l’altro agevolata dal particolare regime fiscale); concedere prestiti speciali (agrario, fondiario ecc.), offrire anche servizi non attinenti l’attività creditizia.

Il principio del mutuo riconoscimento permette alle aziende, autorizzate nel proprio paese, ad esercitare l’attività creditizia e ad estendere tale attività in ciascuno degli stati membri della Comunità Europea. In particolare, secondo quanto originariamente previsto dalla normativa comunitaria in materia bancaria, le banche possono svolgere tutte le attività ammesse al mutuo riconoscimento, appunto in ambito comunitario, che sono state espressamente elencate in quindici punti .

Fino ad oggi, l’insediamento di banche estere, contrariamente a quanto previsto ed auspicato dalla clientela, è proceduto con lentezza. In genere, l’introduzione nel mercato italiano è avvenuta con sportelli di rappresentanza, filiali nelle principali città oppure con l’acquisizione del pacchetto azionario di banche private italiane.

Con il concretizzarsi dell’Unione Monetaria, si prevede che non più di dieci/dodici banche europee potranno operare a tutto campo nell’ambito dell’Unione Economica e Monetaria . Considerato che allo stato attuale nessuna banca italiana è in grado di accedere a questo gruppo, la concorrenza delle banche Europee sarà sempre più pressante ed imporrà al management bancario italiano le relative scelte.

La concorrenza delle banche straniere può essere fronteggiata con la concentrazione bancaria. Infatti, si accresce il grado di competitività delle aziende con l’ottimizzazione delle dimensioni aziendali (al fine di ridurre l’incidenza delle strutture di direzione centrale), con la razionalizzazione delle strutture operative e con l’ampliamento della gamma dei servizi offerti. Le fusioni tra banche hanno aumentato il peso operativo della banca. La legge Amato ha favorito l’operazione di fusione con agevolazioni fiscali.
Da un esame delle operazioni di concentrazione bancaria fino ad oggi avvenute, si riesce a schematizzare le principali caratteristiche tecniche delle stesse .

I gruppi polifunzionali sono costituiti da una serie di società distinte che operano nel settore finanziario (banche, sim, società gestione fondi, società assicurative ecc.) o nella gestione dei servizi comuni a tutte le società (elaborazione dati, formazione del personale, logistica e strutture ecc.). I gruppi polifunzionali permettono di utilizzare strutture differenti nell’ottica di gruppo. Tale modalità di concentrazione sembra essere preferita perché non viene snaturata l’attività bancaria esercitata dalla banca tradizionale. Quest’ultima viene affiancata da una costellazione di società dedicate al perseguimento di specifici obiettivi. L’holding può essere una banca o una finanziaria.

La banca universale è impegnata in pieno ad eseguire tutte le attività legate all’erogazione del credito o alla prestazione dei servizi finanziari in alternativa al gruppo, con una struttura divisionale che prevede l’esercizio dell’attività tradizionale e di una vasta gamma di operazioni finanziarie. Infine, il network bancario viene creato da banche di piccole dimensioni che hanno la necessità di dotarsi di un’efficiente struttura centrale (Casse Rurali ecc.)
I mutamenti descritti del sistema bancario sono il risultato della realtà nella quale operano le aziende di credito. Le aziende bancarie devono affrontare contemporaneamente diverse e difficili sfide in un arco di tempo estremamente limitato: aumento della concorrenza, flessione dei margini, privatizzazione, ristrutturazione e riposizionamento in un mercato despecializzato, gestione dei rischi tradizionali e di mercato sulla base di nuove tecnologie e logiche di controllo. Questi fenomeni, di carattere strutturale, sono in atto in un contesto che è dominato da una politica economica severa che ha raggiunto gli obiettivi di una bassa e stabile inflazione e del contenimento del fabbisogno statale al livello richiesto dagli accordi di Maastricht.

Questi profondi mutamenti dello scenario economico hanno innescato un processo di cambiamento nei comportamenti dei risparmiatori e dei richiedenti di affidamenti bancari. I risparmiatori non soddisfatti dei rendimenti dei titoli “senza rischi”, ridotti ai minimi storici (anche a seguito della manovra fiscale del giugno 96 che uniformò la ritenuta fiscale dei certificati di deposito al 27 %) hanno modificato la composizione del proprio portafoglio, abbandonando i prodotti finanziari tradizionali (certificati di deposito e titoli di stato) per i prodotti più evoluti (obbligazioni, gestioni patrimoniali, fondi e la borsa). I richiedenti affidamenti bancari, a fronte di un’inflazione bassa e quasi stabile, tendono a razionalizzare la gestione delle fonti finanziarie, aumentando l’orizzonte temporale del loro indebitamento.

Circa la natura dell’attività bancaria è opportuno precisare che l’intermediazione a breve termine è stata sempre affiancata in modo “accessorio” dalla prestazione di servizi alla clientela. Infatti, le operazioni di servizi avevano un ruolo marginale.

Oggi non si possono più definire accessorie a seguito del processo di innovazione finanziaria , precedentemente descritto, al punto di assumere un ruolo preponderante, anche a livello di conto economico
Questi fattori hanno determinato la necessità di delineare nuove strategie delle banche che hanno convogliato risorse verso opportunità di investimento alternative e/o aggiuntive.

Considerato lo scenario descritto, per poter fronteggiare le future evoluzioni occorre pianificare le relative strategie. Le decisioni strategiche delle direzioni necessitano di adeguati flussi informativi . Pertanto, i sistemi informativi devono essere adeguati alle nuove esigenze per offrire maggiori e qualificati servizi alle imprese ed ai risparmiatori.

tratto dalla tesi di laurea di Lucio Torre, dal titolo
"Aspetti e problemi dei sistemi informativi nelle aziende di credito"
Università degli studi di Salerno


Vai all'indice