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Thu17Apr200313:45
4.6.1 I prodotti indicizzati: gli index funds
Di recente diffusione in Europa , ma noti agli investitori statunitensi sin dal 1976, i fondi indicizzati richiedono una gestione pressoché totalmente passiva, poiché la composizione del loro portafoglio è ancorata a quella dell’indice del mercato di riferimento.

È per questo che non necessitano di una metodologia di gestione particolarmente complessa né da implementare né da seguire . Si tratta in sostanza di "costruire" un paniere di titoli che si avvicini il più fedelmente possibile per composizione percentuale alla struttura del mercato scelto, operando poi periodicamente un ribilanciamento dei pesi all’interno del portafoglio, deciso a seguito di variazioni intercorse nel benchmark o a causa di consistenti movimenti di prezzo di un singolo titolo che finiscono per modificare il suo peso all'interno del portafoglio. Il turnover di portafoglio è dunque contenuto: per i dieci più grandi fondi passivi americani si aggira mediamente intorno all'11% annuo (mentre per i fondi comuni gestiti attivamente un turnover del 30% è considerato basso) e ciò consente di caricare il fondo di bassi costi di transazione. Se a ciò si aggiunge che il team di gestione è ridotto all’indispensabile , come i processi di ricerca ed analisi, si spiega agevolmente come la quasi totalità di questi fondi non preveda commissioni di ingresso ed uscita ed il livello medio delle management fees si attesti allo 0,25%.

L’intento del gestore di un index fund è quello di costruire un portafoglio che riproduca il benchmark il più fedelmente possibile con l’obiettivo di conseguire una performance in linea con quella del parametro scelto come riferimento , minimizzando, dunque, il tracking error. Vista la difficoltà ed onerosità di costruire un portafoglio composto con gli stessi titoli e pesi del benchmark e seguirne i ribilanciamenti, ci si avvale di varie tecniche quantitative. Se gli indici hanno una concentrazione sufficientemente elevata e i titoli sono poco correlati tra loro, la "replica" consiste semplicemente nel prendere i titoli dell’indice più "pesanti", in base alla loro capitalizzazione (o flottante). Con il "beta matching", basato sul CAPM, invece, si implementa una procedura di ottimizzazione lineare che permette di determinare i titoli adatti alla replica e ne determina automaticamente i pesi partendo dal coefficiente b degli stessi. L’ortogonalizzazione consiste nella selezione dei titoli che spiegano la maggior parte della varianza dell’indice ma che siano poco correlati tra loro. La gestione della liquidità (sia quella riveniente da nuove sottoscrizioni, sia quella necessaria a far fronte ai disinvestimenti) viene ottimizzata acquistando futures (quello che ha come sottostante il benchmark del fondo o una combinazione con simili caratteristiche). La possibilità di ricorrere alternativamente (o in combinazione tra loro) a queste ed altre tecniche rende spesso diversi tra loro (in termini di performance e tracking error) fondi che hanno in comune appellativi come "passivo" o "indicizzato". Da non trascurare il grado di efficienza dei mercati: elevata frequenza dei ribilanciamenti nel benchmark, alti costi di transazione, dimensione dei lotti minimi di negoziazione, scarsa liquidità di alcuni titoli o derivati possono oltremodo complicare (e rendere onerosa) la gestione degli index funds, giustificando commissioni di gestione molto superiori a quelle normalmente richieste (è quanto spesso avviene per gli indici settoriali o relativi ad alcune aree geografiche).

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LA PERFORMANCE DEI FONDI COMUNI DI DIRITTO ITALIANO - tesi di laurea di Luigi Salvatore Picariello (Univ. di Salerno)