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Tue08Apr200311:00
Il bilancio sociale, come strumento di rappresentazione dell’attività sociale, presenta dei limiti sia di natura interpretativa che ne riconducono l’efficacia comunicativa e comparabilità, tra le imprese e all’interno della stessa impresa nel corso del tempo. Si possono individuare almeno tre fenomeni che inducono a tali limiti .

Innanzitutto i soggetti, che costituiscono il centro di imputazione delle attività sociali dell’impresa, non possono essere definiti aprioristicamente e una volta per tutte come l’insieme degli interlocutori. Da un punto di vista statico, infatti, è difficile individuare quali siano i soggetti che rivolgono istanze sociali all’impresa: alcuni esercitano pressioni in maniera tendenzialmente continuativa, come i dipendenti o gli istituti di credito, mentre altri, ad esempio le associazioni di volontariato, hanno una presenza nel sistema delle relazioni dell’impresa molto più variabile e la loro rilevanza può mutare da periodo a periodo in funzione di numerose circostanze. Da un punto di vista dinamico, inoltre, vi è una variabilità dei soggetti alle cui istanze sociali l’impresa decide di rispondere, al mutare delle proprie caratteristiche operative e strategiche e dei propri assetti proprietari. Ne deriva, pertanto che lo schema di rendicontazione utilizzato – se aspira alla completezza – deve essere in grado di adattarsi a esigenze informative mutevoli, in funzione degli stakeholders di volta in volta coinvolti.

Secondariamente si incontrano difficoltà nel codificare quali azioni debbano essere rilevate nel bilancio sociale e quali debbano esserne escluse. Si pone dunque un problema di partizione tra quelle che sono le azioni sociali svolte dall’impresa e quelle che invece non lo sono, ad esempio perché intenzionali o derivanti da vincoli esogeni. E’ quindi improbabile il raggiungimento di una definizione esaustiva e definitiva degli oggetti di rendicontazione, dei quali non si può non ammettere la variabilità nel tempo e nello spazio, anche in relazione all’evoluzione della coscienza sociale e della normativa.

In terzo luogo va evidenziata una indeterminatezza nella qualificazione degli effetti del comportamento sociale dell’impresa, sia da un punto di vista metodologico che dal punto di vista dell’adeguatezza del sistema informativo.

Sul piano metodologico sussistono notevoli difficoltà nella qualificazione dei costi sociali e dei benefici sociali . I costi sociali, in genere, sono rappresentati nella contabilità generale dall’impresa all’interno di poste riferite ad oggetti assai vari (ad esempio salari e stipendi, ammortamenti, interessi passivi, e così via) e pongono quindi delicati problemi di imputazione. La loro rilevazione, dunque, impone una ricostruzione della dinamica degli oneri sostenuti dall’impresa andando analiticamente a separare quelli a valenza sociale rispetto a tutti gli altri (le ore dedicate da un dirigente ad una riunione con una associazione ambientalista, ad esempio, sono comprese nella posta aggregata ai salari). Ne consegue che, in questa logica, si deve tendere a far diventare l’attività sociale un vero e proprio oggetto di imputazione separato e distinto da tutti gli altri oggetti di imputazione che la contabilità analitica nel corso del tempo ha apprestato all’interno dell’impresa.

Si incontrano problemi maggiori nella quantificazione dei benefici sociali , perché si richiedono qualità di cui l’impresa non è normalmente dotata, lasciando così ampi spazi alla valutazione soggettiva.

Infine si può affermare che l’introduzione dell’obbligo di redazione del bilancio sociale imporrebbe alle imprese una standardizzazione delle metodologie e dei contenuti della comunicazione sociale e ne garantirebbe una maggiore neutralità, oltre che ad una minore arbitrarietà dei controlli e ad una la forte limitazione delle capacità d’iniziativa e d’innovazione, che le imprese italiane stanno vivendo . D’altro canto, se l’impresa non condivide i valori descritti nel proprio bilancio sociale, essi non diverranno patrimonio culturale dell’impresa, lasciando così privo di senso lo stesso documento .


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tratto dalla tesi della dott.ssa Elisabetta SCALA
LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
E IL BILANCIO SOCIALE NELLE AZIENDE DI CREDITO
Università di Genova - Facoltà di Economia - 28/01/2003



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