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Thu03Apr200311:00
La rendicontazione etico-sociale è sia la predisposizione di un sistema di misurazione e di raccolta sistematica, di organizzazione e di comunicazione dei dati rilevanti relativi all’impatto delle attività dell’impresa sul benessere dei vari stakeholders che la valutazione della coerenza fra i risultati conseguiti e gli obiettivi derivanti dalla missione, dai valori e dal codice etico. Il documento in cui viene sintetizzata l’attività di rendicontazione etico-sociale è denominato bilancio o rapporto sociale Il bilancio sociale affonda le sue radici proprio in una visione di impresa corrispondente ai nuovi orientamenti in temi di responsabilità verso gli stakeholders e di impegno “a tutto tondo” nei confronti della società civile e, per le aziende con vocazione localistica, del territorio di cui costituiscono autentica espressione. In sostanza, la concezione dell’azienda quale sistema aperto utile alla collettività richiede una valutazione dei comportamenti tenuti dall’impresa che va ben al di là di quanto trapela dai bilanci di esercizio, al limite concepibile come una parte del bilancio sociale, quella rivolta ai soci attuali e potenziali.

Il bilancio sociale è, forse, uno degli strumenti principali attraverso il quale l’impresa si qualifica come interlocutore affidabile, serio e leale, che investe e crea lavoro e ricchezza. Tale documento dimostra l’attenzione e la sensibilità dell’azienda al contesto socio-economico, culturale ed ambientale in cui opera, indirizzando così il comportamento dei vari soggetti con cui interagisce verso traiettorie a conflittualità decrescente.

Nella dottrina italiana non si è ancora raggiunto un accordo di fondo sulla definizione di bilancio sociale. In realtà non esiste nemmeno concordanza sul termine “bilancio sociale”, per il quale si trovano – a volte come perfetti sinonimi, a volte con accezioni in parte diverse – anche rendiconto sociale, resoconto sociale, bilancio societale, bilancio socio-economico e simili. Il bilancio sociale, si è detto, rappresenta uno strumento informativo in grado di riferire sui riflessi sociali dell’attività d’impresa. In realtà, l’uso del termine “bilancio” appare improprio. Esso deriva da bilanciare, che significa eguagliare, pareggiare, compensare . In contabilità esso viene utilizzato per esprimere quantitativamente, nelle sintesi di valori periodiche, due fenomeni complessi: il risultato dell’esercizio ed il capitale di funzionamento.

Anche il vocabolo “sociale” ha diversi significati : in senso lato, indica tutto quello che riguarda la società e si oppone ad individuale; in senso stretto, esso si riferisce alla costituzione della società.

Se consideriamo questi significati e li combiniamo con quelli del sostantivo “bilancio”, ci rendiamo conto dell’ambiguità che l’espressione in parola può assumere e dell’improprietà che essa presenta. Sul piano tecnico il bilancio sociale non ha né la forma né il contenuto del bilancio d’esercizio e, anche se esponesse valori tratti dalla contabilità, non potrebbe presentarli in forma bilanciante, e così gli verrebbe a mancare persino la caratteristica tipica di questo.

L’espressione “bilancio sociale” indica qualcosa che, pur non avendo le stesse caratteristiche tecniche del bilancio ha con questo dei punti in comune, a cominciare dalla funzione informativa. Al pari del bilancio esso è un documento consuntivo, che si inserisce nel flusso delle informazioni esterne che l’impresa fornisce ai terzi, ne accresce il contenuto e le rende più accessibili. Quindi il problema – non solo lessicale - è in parte conseguenza di questa affinità con il bilancio di esercizio e in parte della giovane età della tematica del bilancio sociale , da cui discende la circostanza che la dottrina non sia arrivata al consolidamento di una terminologia unica , né in Italia, né all’estero (basti pensare all’ampio dibattito presente nella letteratura inglese dove si parla alternativamente di corporate social reporting, social accounting, social auditing, ethical audits, social statement, values report, ecc.).

Del resto ad una mancata condivisione della terminologia corrisponde una mancata condivisione della metodologia e dei contenuti: sul bilancio sociale infatti, nonostante il diffuso riconoscimento di alcuni denominatori comuni, non esiste ancora uniformità teorica.

Quindi sia nella dottrina che nella pratica si possono riscontrare più definizioni, maturate in differenti contesti storici ed ambientali, che sono state condizionate dai punti di vista dei redattori del bilancio sociale stesso e dagli scopi che esso perseguiva o per cui era stato predisposto.

Si possono tuttavia considerare alcune macroclassificazioni proposte da diverse fonti dottrinali; innanzitutto, da un punto di vista strutturale, ciò che viene chiamato bilancio sociale può fare riferimento a tre tipologie di documenti contabili e descrittivi :
-- il rapporto/rendiconto sociale: si tratta di un documento prevalentemente informativo, redatto in maniera descrittiva, che tende ad enfatizzare gli aspetti qualitativi degli interventi nel sociale effettuati dall’impresa;
-- il bilancio sociale: tale documento si presenta, invece, come espressione di un sistema contabile ricorsivo e formale, incentrato sulla predisposizione di dati qualitativi e quantitativi che rilevano gli obiettivi e i risultati ottenuti dall’impresa. E’ un documento solitamente esterno al bilancio di esercizio, che mira a contrapporre i costi e i benefici sociali dell’attività svolta;
-- la revisione: rappresenta la “certificazione” di organismi esterni all’impresa che analizzano il comportamento sociale della stessa.

Se consideriamo, invece la scuole di pensiero, possiamo distinguere tra :
-- la scuola francese: come accennato in precedenza, la Francia è uno dei pochi paesi ad aver introdotto una specifica legislazione in tema di bilancio sociale. Il bilan social è stato disciplinato dalla legge n. 77-790 del 12 luglio 1977 , poi rivista nel 1982. Essa obbliga le società con più di 300 dipendenti a predisporre un bilancio sociale, i cui documenti sono incentrati prevalentemente sulle condizioni di lavoro e di vita dei dipendenti. La dottrina francese, però, si trova spesso in disaccordo con il testo normativo, al quale si riconosce sia il merito di aver disciplinato una materia così delicata, ma si imputa anche il raffreddamento dell’interesse teorico e della sperimentazione delle imprese sul tema, senza che sostanzialmente si sia arrivati alla codificazione di uno standard ritenuto soddisfacente;
-- la scuola tedesca: in Germania il contributo maggiore alle tecniche di redazione del bilancio sociale scaturisce dal “gruppo di studio degli aspetti operativi del bilancio sociale” (Arbeitskreis Sozialbilanzen Praxis). Lo schema di bilancio sociale elaborato da questo gruppo di esperti (in Italia era utilizzato anche dal Credito Valtellinese) prevede la scomposizione del bilancio sociale in tre parti: il rapporto sociale (Sozialbericht) che consiste nella rappresentazione in termini descrittivi, corredata però di dati statistici, di obiettivi, di azioni e dei risultati dell’impresa nella sua area di responsabilità sociale; il conto economico a valore aggiunto (Wertschopfunsrechnung) che indica, partendo dai dati di conto economico, la composizione e la distribuzione del valore aggiunto netto prodotto dall’impresa tra le varie categorie di soggetti che hanno concorso a produrlo; la contabilità sociale (Sozialrechnung) che costituisce una rappresentazione in termini qualitativi dei costi sociali e dei ricavi sociali derivanti dalle iniziative poste in essere dall’impresa. Come è facile notare, la portata delle informazioni espresse dal bilancio sociale in Germania si estende ben oltre i contenuti del corrispondente documento di stampo francese, in quanto riconosce l’esistenza di più gruppi di stakeholders ai quali rivolgersi;
-- la scuola americana è nata dagli studi della American Accounting Association: nel 1976 una commissione di questa associazione di contabili elencò sei possibili accezioni di bilancio sociale che rappresentano i punti di vista più diffusi negli USA :
· contabilità e valutazione dell’impatto dei programmi di responsabilità delle imprese (tenuta dei conti delle spese per specifici programmi sociali aziendali);
· contabilità delle risorse umane (calcolo del valore del capitale umano impiegato);
· misurazione dei costi sociali selezionati (significativi per l’impresa e la società civile);
· misurazione dell’impatto di un’entità sulla società (si tratta del tentativo di valutare contabilmente l’impatto che una determinata organizzazione esercita sulla società civile);
· contabilità per i programmi pubblici.

Per quanto le sfumature date dalle diverse scuole di pensiero siano molteplici, è facile rilevare come i concetti e le idee espresse dalla teoria dello stakeholders approach rappresentino il filo conduttore del discorso in esame. Sembra quindi corretto concordare sul fatto che la ricerca di una definizione precisa di bilancio sociale può essere tranquillamente evitata “dal momento che il dominio sociale cui lo stesso fa riferimento ha confini naturali che non sono rigidi e definitivi, ma che anzi sono al contrario dinamici e mutevoli nella dimensione spazio-temporale” (Petrolati P., 1999). Se tuttavia si vogliono avere termini di riferimento non mancano di certo le possibilità, per esempio il bilancio sociale è :
-- un modello di rendicontazione sulle qualità e sulle quantità di relazione tra l’impresa e gli stakeholders rappresentativi dell’intera collettività, che mira a delineare un quadro omogeneo, completo e trasparente della complessa interdipendenza tra i fattori economici e quelli socio-politici connaturati e conseguenti alle scelte dell’impresa;
-- un documento amministrativo di sintesi nel quale confluisce il risultato del processo di comunicazione qualitativa e quantitativa degli effetti sociali ed ambientali dell’agire dell’impresa stessa nei confronti dei gruppi di interesse presenti nella società (o comunque della società nel suo complesso) in cui essa opera;
-- uno strumento potenzialmente straordinario, che rappresenta la certificazione di un profilo etico, l’elemento che legittima il ruolo di un soggetto, non solo in termini strutturali ma soprattutto morali, agli occhi della comunità di riferimento, un momento per enfatizzare il proprio legame con il territorio, un’occasione per affermare il concetto di impresa come buon cittadino, cioè un soggetto economico che, perseguendo il proprio interesse, prevalentemente contribuisce a migliorare la qualità della vita della società in cui vive.


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tratto dalla tesi della dott.ssa Elisabetta SCALA
LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
E IL BILANCIO SOCIALE NELLE AZIENDE DI CREDITO
Università di Genova - Facoltà di Economia - 28/01/2003



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