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Uno dei problemi di base connessi al tema della valutazione della performance è quello di suddividere i portafogli in categorie omogenee; tale esigenza si pone non solo "a posteriori", al fine di un corretto confronto tra i risultati ottenuti dai gestori professionali, ma anche nella fase antecedente la sottoscrizione dei prodotti di risparmio gestito, affinché siano chiare all’investitore le caratteristiche (rendimento atteso, livello di rischio, orizzonte temporale) di ciò che sta "acquistando". Ormai da decenni, nella maggior parte dei Paesi industrializzati gli organismi di controllo e di vigilanza dei mercati finanziari o le associazioni delle società di gestione dei fondi hanno cura di elaborare e aggiornare una classificazione istituzionale dei fondi comuni d’investimento, col primario scopo di identificare le caratteristiche principali del portafoglio d’investimento di un fondo .

In Italia Assogestioni ha classificato i fondi comuni di investimento, a partire dalla loro nascita, in relazione alla composizione delle attività finanziare prevalenti nel loro portafoglio secondo la tradizionale distinzione tra fondi azionari, bilanciati e fondi monetari. La prima classificazione (1984), rispondente alle esigenze di un mercato finanziario ancora poco sviluppato e limitato nella possibilità di libera circolazione dei capitali, venne modificata in seguito alla liberalizzazione del mercato dei capitali in Europa e alla conseguente caduta dei limiti all’investimento sui mercati esteri che permise la nascita, nel 1989, dei primi fondi orientati all’investimento sui mercati internazionali. Nel 1994 divennero operative nuove categorie e una nuova griglia classificatoria dove furono indicate le caratteristiche principali degli investimenti nelle diverse tipologie di fondi. In seguito ad alcune osservazioni sollevate dai risparmiatori e dalle società di gestione, la classificazione fu ulteriormente revisionata nel maggio del 1995, modificando i limiti di investimento delle categorie già esistenti, distinguendo i fondi in relazione alla maggiore specializzazione degli investimenti verso specifiche aree geografiche e valutarie e istituendo la categoria degli "Obbligazionari specializzati Italia breve termine" per i fondi che investivano in strumenti del mercato monetario. L’avvio dell’unione monetaria nel gennaio 1999 determinò l’eliminazione delle categorie che avevano come riferimento le valute nazionali dell’U.M.E.; contestualmente fu innalzato al 70% il limite minimo di investimento in titoli azionari dei fondi azionari e furono introdotti i "Fondi di liquidità area euro" e "Flessibili". L’elevato interesse verso i settori della cd. new economy portò all’introduzione, nell’aprile 2000, della nuova sotto categoria Nuove Tecnologie e Telecomunicazione (NTT), mentre dall’ottobre dello stesso anno i fondi bilanciati furono scissi in Bilanciati Azionari (azioni in portafoglio comprese tra il 50% e il 90%), Bilanciati (azioni in portafoglio comprese tra il 30% e il 70%) e Bilanciati Obbligazionari (azioni in portafoglio comprese tra il 10% e il 50%). Ulteriori modifiche sono state introdotte nel gennaio 2002, con l’abolizione della categoria Azionari internazionali NTT e l’istituzione delle nuove categorie azionarie "Azionari Paese" e "Azionari Settoriali".

La classificazione di Assogestioni si articola innanzitutto in cinque macro categorie: Azionari; Bilanciati; Obbligazionari; Liquidità; Flessibili. Ogni macro categoria si suddivide a sua volta in diverse categorie definite sulla base dei fattori di rischio che le caratterizzano:

Tab. 3.2: Classificazione Assogestioni in vigore dall’1/1/2002
Categorie
Azioni (%)
Tipologie degli investimenti
AZIONARI
 
Az. Italia
>70%
Emittente e/o mercato italiano
Az. area Euro
>70%
Emittente e/o mercato area Euro
Az. Europa
>70%
Emittente e/o mercato area Europa
Az. America
>70%
Emittente e/o mercato area America
Az. Pacifico
>70%
Emittente e/o mercato area Pacifico
Az. Paesi emergenti
>70%
Emittente e/o mercato Paesi emergenti
Az. paese
>70%
Emittente e/o mercato appartenente al paese/i come da regolamento
Az. internazionali
>70%
Emittente e/o mercato di ogni area geografica, nessuna specializzazione settoriale
Az. settoriali
>70%
Emittente e/o mercato di ogni area geografica, specializzazione settoriale come da regolamento
Az. altre specializz.
>70%
Specializzato come da regolamento
BILANCIATI    
Bilanciati azionari
50-90%
Obiettivi di investimento come da regolamento
Bilanciati
30-70%
Obiettivi di investimento come da regolamento
Bilanciati obbligazionari
10-50%
Obiettivi di investimento come da regolamento
OBBLIGAZIONARI    
Obbl. misti
<20%
Specializzato come da regolamento
Obbl. area euro a breve
0%
100% obbligazioni e liquidità denominate in euro, duration <2 anni
Obbl. area euro a medio/lungo termine
0%
100% obbligazioni e liquidità denominate in euro, duration >2 anni
Obbl. area Europa
0%
100% obbligazioni e liquidità denominate in qualunque divisa europea
Obbl. area dollaro
0%
90% obbligazioni e liquidità denominate in dollari (Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda)
Obbl. area yen
0%
90% obbligazioni e liquidità denominate in yen
Obbl. Paesi emergenti
0%
70% obbligazioni e liquidità di emittenti (oppure denominate in valuta) di Paesi emergenti
Obbl. internazionali
0%
Diversificato internazionalmente
Obbl. altre special.ni
0%
Specializzato come da regolamento
FONDI DI LIQUIDITÀ
Fondi di liquidità area euro
0%
Obbligazioni e liquidità denominate in euro,duration <0.5, merito di credito minimale dell’emittente
FLESSIBILI    
Flessibili
0-100%
Obiettivo di investimento come da regolamento

Fonte: Assogestioni, Guida a dati e statistiche, 2002



-- Azionari: mercato di quotazione, mercato dell’emittente e specializzazione settoriale;
-- Bilanciati: proporzione della componente azionaria;
-- Obbligazionari: valuta di denominazione e duration del portafoglio;
-- Liquidità: valuta di denominazione, merito di credito dell’emittente e duration del portafoglio;
-- Flessibili: nessun fattore di rischio comune.


La stessa Assogestioni ha sottolineato come la classificazione costituisca unicamente "un sistema standardizzato di informazione al sottoscrittore, utile ad identificare essenzialmente il principale fattore di rischio che caratterizza l’investimento" ribadendone, così, il limitato valore informativo quale indicatore globale del profilo rischio/rendimento. Infatti, mentre da un lato i rischi specifici del singolo fondo sono meglio indicati dal benchmark indicato nel prospetto, dall’altro lato i gruppi di raffronto, cosiddetti "peer groups", utilizzati per la costruzione di indici di categoria e per il raffronto tra fondi di diversi gestori saranno sempre più spesso affiancati da analisi che prescindono dalle categorie di appartenenza, costruite sulla base degli effettivi portafogli di investimento che diversi provider di servizi di rating richiedono direttamente alle società di gestione.

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LA PERFORMANCE DEI FONDI COMUNI DI DIRITTO ITALIANO - tesi di laurea di Luigi Salvatore Picariello (Univ. di Salerno)



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