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I codici etici di impresa sono il principale strumento di attuazione di “politiche per l’etica” (Sacconi L., 1997b, p. 15) da parte del management nel contesto dell’impresa. La sua funzione principale è quella di risolvere il problema della fiducia che rende instabili le relazioni di autorità dell’impresa. Per assicurare la stabilità delle relazioni occorrono, quindi, una comune comprensione dei limiti - accettati da tutti gli interlocutori - dell’esercizio dell’autorità, e un insieme di aspettative reciproche tali che ciascun individuo possa avere ragionevolmente fiducia che questi limiti non saranno violati. Questa condivisione degli impegni reciproci viene stabilita dalla cultura di impresa e fa si che si crei l’aspettativa razionale che tali impegni siano rispettati da azioni conformi. I codici etici sono proprio una parte saliente della cultura di impresa, i cui ruoli sono:
-- ruolo cognitivo: esso chiarisce ai partecipanti all’organizzazione, attraverso alcuni principi generali, i criteri che rendono riconoscibili l’esercizio non abusivo dell’autorità ed i limiti entro i quali ciascuno deve mantenere le sue prerogative – cioè un insieme di diritti e di doveri - dato che non può essere specificato ex ante nei contratti e dalla legge;
-- ruolo giustificativo: il codice etico garantisce che i diritti e doveri stabiliti siano parte di un accordo di reciproco vantaggio, una volta compresi dai partecipanti;
-- ruolo di incentivo: crea le condizioni perché ciascun partecipante calcoli razionalmente che l’osservanza degli obblighi risulti essere la risposta ottima al comportamento atteso delle controparti, nell’ipotesi che anche esse si avvalgano del codice per giudicare i comportamenti.

Come il codice etico possa assolvere al primo e al secondo ruolo viene spiegato, almeno in parte, dal ricorso al modello del contratto sociale, secondo il quale l’impresa viene considerata un’istituzione, dotata di un’organizzazione formale, nella quale le transazioni sono gestite via relazioni di autorità, e che è a sua volta basata su un contratto sociale tra tutti i soggetti partecipanti a vario titolo alle transazioni. Il codice etico appare, allora, come una carta costituzionale espressiva del “contratto sociale implicito” (Sacconi L., 1997b, p. 15) che rende possibile la cooperazione tra tutti gli stakeholders dell’organizzazione e che costituisce il vero accordo fondamentale dell’impresa.

Il codice etico – in quanto distinto dalla legge o dal contratto a valenza giuridica - costituisce un meccanismo endogeno , in grado di fare valere da sé stesso le proprie prescrizioni. Il codice etico deve essere quindi essenzialmente autovincolante, cioè generare da se stesso le ragioni della sua osservanza, senza affidarsi a un potere esterno di sanzione . Un soggetto viene posto in posizione di autorità quando vari individui decidono di cedergli una quota della propria libertà di azione, accettando gli ordini da esso impartiti. Quando non c’è osservanza di tali prescrizioni, non risulta effettivamente costituito il soggetto che dovrebbe imporre le norme previste dal contratto sociale stesso.

Il punto di vista del contratto sociale pone come base la promessa di un sistema autosufficiente di norme in grado di autosostenersi; ma questo è anche il paradosso del problema contrattualista. La situazione di partenza quella del dilemma del prigioniero (Figura 2.2.) , nella quale ogni partecipante dispone di una strategia individuale opportunistica, consistente nel venir meno a patti e promesse, o nell’evitare comportamenti cooperativi e nel tentare di approfittare opportunisticamente dell’eventuale comportamento cooperativo altrui (strategia di non cooperare), che è dominante rispetto ad una strategia individuale cooperativa, consistente nel rispettare impegni e promesse (strategia di cooperare).

Figura 2.2. – Il dilemma del prigioniero.

Fonte: adattamento Sacconi L. (1997b), p. 51.

Tale situazione ha un unico equilibrio coincidente con la non collaborazione da parte di entrambi i soggetti coinvolti. Proprio per questa struttura di interazione giustifica razionalmente l’idea di un contratto sociale che istituisca un insieme di diritti non derogabili dalle parti e preveda ruoli di autorità per fare valere nei vari casi la fondamentale struttura di diritti. Quindi l’autorità potrà modificare il modo di agire dei i vari soggetti partecipanti all’interazione sociale, disincentivando il comportamento non cooperativo e premiando quello cooperativo.

Inoltre, nel caso in cui i comportamenti utilitaristici fossero la norma e che il mercato operasse in completa anarchia, le ripercussioni negative non si rifletterebbero unicamente sulle parti in gioco, ma si estenderebbero all’intera comunità . La massimizzazione dell’utilità - corrispondente per le imprese alla massimizzazione del profitto – posta come unico obiettivo, non sarebbe in grado di garantire il risultato economico più efficiente per la società nel suo insieme. La massimizzazione del profitto comporta la massimizzazione dell’utilità generale solo nei sistemi economici caratterizzati da un regime di concorrenza perfetta, che nella realtà sono inesistenti .

A fronte di tali considerazioni si rende necessario regolare in qualche modo questi rapporti fornendo un complesso di norme in grado di generare fiducia reciproca e di creare gli strumenti affinché tali norme vengano rispettate.
La funzione regolatrice dell’autorità politica ha solitamente un costo elevato e giustificata solo in quelle situazioni già coperte da una specifica legislazione. Il codice etico svolge quindi un’azione essenziale nelle zone lasciate scoperte dalla legge positiva e si rende utile nelle aree in cui lo sforzo legislativo non raggiunge adeguati livelli di specificità e di approfondimento.

Oltre alle motivazioni di carattere ambientale, vi sono ragioni strettamente attinenti al funzionamento interno di un’impresa che giustificano ed incentivano l’adozione di un codice di comportamento, che vengono riassunte nella Tavola 2.2., suddivise in quattro categorie a seconda del beneficiario dei vantaggi derivanti dall’adozione di un codice etico.

Tavola 2.2. - Vantaggi derivanti dall’adozione di un codice di comportamento.

IL CODICE ETICO
Nell'ottica del singolo manager:
1. il codice etico chiarisce eventuali margini di incertezza rinvenibili nelle politivhe aziendali;
2. permette di respingere eventuali richieste irragionevoli effettuate da colleghi o superiori, opponendo un documento aziendale;
3. favorisce il senso di appagamento che consegue dalla consapevolezza di lavorare in un ambiente che attribuisce giusto valore alla correttezza morale;
4. fornisce orientamenti in fatto di licenziamento di dipendenti e revoca dei contratti a fornitori;
5. aiuta a sciogliere i dilemmi etici;
6. aiuta a negare favori particolari richiesti ai singoli clienti o categorie di clienti.

Nell'ottica dell'azienda:
1. elimina pratiche scorrette che causano perdite di clienti e perdite economiche di breve periodo;
2. elimina pratiche indesiderabili che alienano progressivamente all'impresa il favore della clientela, dei dipendenti, dei fornitori, degli azionisti, del governo e ella società, con possibilità di perdite economiche nel lungo periodo;
3. facilita l'adozione di nuove pratiche;
4. chiarisce i margini di incertezza etica rinvenibili nelle politiche aziendali;
5. aiuta i dirigenti a risolvere dilemmi di natura etica rinvenibili nelle politiche aziendali;
6. solleva in parte i dirigenti dalle difficoltà insite nell'assunzione di gravi decisioni quando non vi sia abbastanza tempo per considerare attentamente tutte le implicazioni del caso;
7. offre modalità di condotta alternativa rispetto all'introduzione di regole nuove nei meccansmi di motivazione e di incentivazione esistenti, specie nei casi in cui i meccanismi di indagine e le sanzioni necessarie per far rispettare le regole sono troppo onerosi;
8. impedisce ai dirigenti di sfruttare il personale;
9. rende più facile perseguire i dipendenti che commettono atti in violazione del codice o della legge, per esempio accettando tangenti;
10. riduce il ricorso a mezzi coercitivi per l'accertamento di illeciti - macchina della verità, indagini patrimoniali sui dipendenti e altri mezzi di investigazione - che contraddicendo a valori di ordine superiore deprimono il morale del personale.

Nell'ottica settoriale:
1. previene la regolamentazione governativa, che scatterebbe ove mancasse di autoregolamentarsi;
2. elimina pratiche, per esempio tangenti sulle vendite all'estero, in cui tutti i soggetti coinvolti incorrono in perdite.
Nell'ottica del sistema imprenditoriale:
1. contribuisce a ristabilire la fiducia del pubblico verso il mondo degli affari. Le continue rivelazioni di fatti contrari all'etica pregiudicano la reputazione del mondo degli affari agli occhi del pubblico e indeboliscono il suo appoggio al regine del libero mercato, determinano insistenti richieste di regolamentazione governativa e di passaggioa un regime di proprietà pubblica, minano la volontà di resistere ad altre minacce sia interne sia esterne al sistema.

Fonte: adattamento da Bertolini S. (1996), p. 4 e Bertolini S., Castoldi R., Lago U. (1996), p. 14.


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tratto dalla tesi della dott.ssa Elisabetta SCALA
LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
E IL BILANCIO SOCIALE NELLE AZIENDE DI CREDITO
Università di Genova - Facoltà di Economia - 28/01/2003



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