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Wed12Mar200311:00
1.4. Gli istituti di credito e la responsabilità sociale
Il ruolo svolto dagli istituti di credito, dagli investitori istituzionali e dalla finanza etica nella social responsibility non può essere tralasciato sia ai fini della trattazione che per l’importanza che ha avuto negli ultimi tempi. In particolare, nel 1999 prende l’avvio l’esercizio dell’attività di Banca Popolare Etica che si propone di gestire le risorse finanziarie di famiglie, donne, uomini, organizzazioni, società di ogni tipo ed enti, orientando i loro risparmi e disponibilità verso la realizzazione del bene comune della collettività. Attraverso gli strumenti dell’attività creditizia, l’Istituto indirizza la raccolta ad attività socio-economiche finalizzate all’utile sociale, ambientale e culturale, sostenendo - in particolare mediante le organizzazioni no profit - le attività di promozione umana, sociale ed economica delle fasce più deboli della popolazione e delle aree più svantaggiate, riservando particolare attenzione al sostegno delle iniziative di lavoro autonomo e imprenditoriale di donne e giovani, anche attraverso interventi di microcredito e microfinanza. Banca Popolare Etica ha come obiettivo l’educazione del risparmiatore e del beneficiario del credito, responsabilizzando il primo a conoscere la destinazione e le modalità di impiego del suo denaro e stimolando il secondo a sviluppare con responsabilità progettuale la sua autonomia e capacità imprenditoriale. Inoltre non intraprende rapporti finanziari con quelle attività economiche che, anche in modo indiretto, ostacolano lo sviluppo umano e contribuiscono a violare i diritti fondamentali della persona.

Tutti gli istituti di credito, e non solo Banca Etica, che presenta una vocazione socialmente responsabile, hanno intrapreso, seppur lentamente, la via del riconoscimento dei valori e principi deontologici al fine di orientare in questo senso le scelte strategiche, le politiche e i comportamenti di coloro che sono coinvolti nella gestione bancaria . L’Associazione Bancaria Italiana (ABI), oltre ad aver recentemente pubblicato un proprio codice di autodisciplina, ha realizzato, in collaborazione con l’Istituto europeo per il Bilancio Sociale (IBS), un modello di redazione del bilancio sociale, integrando ed uniformandosi allo schema del Gruppo di studio per la statuizione dei principi di redazione del Bilancio Sociale (GBS). Gli elementi distintivi degli standard GBS si riassumono nella condivisione dei valori di impresa, nella capacità della stessa di implementarli all’interno del sistema di gestione e al confronto continuo tra il mondo professionale, accademico e professionale.

Il settore bancario, nella sua vocazione etica, ha come punto di riferimento i principi sanciti nella “Carta dei Valori di Impresa”, mutuata dall’IBS dalla Carta dei Valori Umani di Nova Spes , recepita dall’ONU nel 1989, il cui contenuto è illustrato nella Tavola 1.2.


Tavola 1.2. – I principi contenuti nella Carta dei Valori di impresa.

Carta dei valori d’impresa
Per dare un orientamento puntuale e socialmente univoco alle scelte imprenditoriali, vengono indicati i seguenti valori:
a) la centralità della persona, il rispetto della sua integrità fisica e culturale e il rispetto dei valori di interrelazione con gli altri;
b) la valorizzazione delle risorse umane attraverso percorsi di accrescimento professionale di partecipazione agli scopi di impresa;
c) il rispetto e la tutela dell’ambiente;
d) l’attenzione ai bisogni ed alle aspettative legittime degli interlocutori interni ed esterni per migliorare il clima di appartenenza ed il grado di soddisfazione;
e) l’affidabilità dei sistemi e delle procedure di gestione per la massima sicurezza degli addetti, della collettività, dell’ambiente;
f) l’efficienza, l’efficacia e l’economicità dei sistemi gestionali per accrescere i livelli di redditività e di competitività dell’impresa;
g) l’impegno costante nella ricerca e nello sviluppo per favorire e percorrere, nel perseguimento del disegno strategico, il massimo grado di innovazione;
h) la correttezza e trasparenza dei sistemi di gestione in conformità alle norme ed alle convenzioni vigenti nei riguardi delle componenti interne ed esterne all’impresa;
i) l’interrelazione con la collettività e con le sue componenti rappresentative finalizzata al miglioramento della qualità della vita.

Fonte: ABI – Associazione Bancaria Italiana,
IBS – Istituto europeo per il Bilancio Sociale (2001), p. 25 e in http://www.sean.it.

Sulla base di tale carta, l’ABI ha elaborato un insieme di norme morali che debbono guidare il comportamento dei soggetti istituzionali, che posso essere riassunti nell’agire con trasparenza, diligenza e professionalità, informando il cliente sulle condizioni economiche dei prodotti e servizi offerti anche con riferimento alla composizione della spesa e degli oneri fiscali accessori, e fornendogli l’assistenza necessaria per migliorarne l’utilizzo e facilitarne la comprensione. Inoltre richiede la collaborazione del cliente per acquisire migliore conoscenza nell’interesse del cliente stesso e allo scopo di impedire un uso improprio del sistema bancario e finanziario, garantendo riservatezza nel trattamento delle informazioni da parte del personale, attraverso l’affidabilità dei sistemi e delle tecnologie utilizzate. Infine si consiglia agli istituti di credito di diffondere il proprio codice di comportamento tra i propri dipendenti e collaboratori affinché ne acquisiscano e rispettino i principi in esso contenuti.

Un notevole impulso alle tematiche della responsabilità sociale è stato dato anche dall’efficienza degli investimenti in fondi etici. Le analisi confermano che le performance dei fondi di investimento orientati al sociale superano quelle dei fondi investiti con metodi tradizionali. Un impennata a livello mondiale – rivela un rapporto della banca d’affari Ubs Warburg – è iniziata nella seconda metà degli anni ’90, quando si è passati da 682 miliardi di dollari raccolti nel 1995 ai 2.160 del 1999. In Italia gli investimenti etici rappresentano lo 0,8 % delle masse gestite: il nostro paese si trova ben lontano dagli Stati Uniti, dove si registra un 13% e, in Europa, dal Regno Unito dove gli investimenti etici sono il 9% e dalla Francia dove si investe nel sociale per l’8%.

tratto dalla tesi della dott.ssa Elisabetta SCALA
LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA E IL BILANCIO SOCIALE NELLE AZIENDE DI CREDITO
Università di Genova - Facoltà di Economia - 28/01/2003



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