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L’interesse principale di chi ha sottoscritto un fondo di investimento è quello di conoscere di quanto sia cresciuta la propria ricchezza, per cui l’espressione di un giudizio sulla qualità di una gestione di portafogli non può che avere come punto di riferimento la performance. La performance complessiva di un patrimonio mobiliare è data dall’incremento di valore del medesimo, in un determinato periodo di tempo, derivante dai redditi conseguiti sugli investimenti effettuati, al netto degli oneri di varia natura posti a carico del patrimonio stesso.

La valutazione della performance di un fondo comune di investimento richiede l’analisi congiunta di due elementi: il rendimento ottenuto e il rischio che l’investimento comporta. È necessario che l’analisi venga condotta in quest’ottica bidimensionale poiché tra rendimento e rischio esiste una relazione diretta, vale a dire che il gestore può ottenere rendimenti via via più elevati incrementando progressivamente il livello di rischiosità del portafoglio gestito, ma aumentando d’altra parte anche la possibilità di incorrere in perdite sempre più consistenti. Emerge, dunque, un trade-off tra queste due misure, dato che il rendimento rappresenta una componente che il risparmiatore cerca di massimizzare mentre il rischio è, all’opposto, un elemento che gli agenti economici cercano di minimizzare. Gli strumenti utilizzati per valutare i risultati conseguiti dai vari fondi sono rappresentati da una serie di misure o indici denominati risk-adjusted performance (RAP), la cui particolarità è appunto quella considerare sia il rendimento conseguito che il livello di rischio assunto.

Da decenni al centro dell’interesse degli analisti finanziari, la problematica della valutazione della performance ha assunto negli ultimi tempi una nuova e maggiore importanza sia quale elemento di trasparenza nel rapporto tra investitore e gestore , sia nell’ottica di un corretto confronto, su scala nazionale ed internazionale, tra gli operatori del settore e tra i loro prodotti. Si è così giunti alla definizione di Standard Globali per la Presentazione della Performance (GIPS, Global Investment Performance Standards ), che si propongono di essere regole di misurazione e di presentazione delle performance consolidate e riconosciute in tutto il mondo, a beneficio sia dei gestori che dei loro clienti .

L’adesione dei gestori agli standard (che è volontaria, ma permette di fregiarsi di un marchio di conformità sicuramente apprezzato dalla comunità finanziaria) consentirà ai risparmiatori ed agli investitori istituzionali di disporre di informazioni relative alle performance complete e presentate in maniera veritiera. I gestori dei Paesi con standard di presentazione minimi potranno competere ad armi pari con quelli dei Paesi con degli standard più evoluti. Questi ultimi sapranno di poter essere paragonati con le imprese locali in maniera equa, quando si troveranno a competere in Paesi dove non erano, in precedenza, adottati gli standard di presentazione.

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LA PERFORMANCE DEI FONDI COMUNI DI DIRITTO ITALIANO - tesi di laurea di Luigi Salvatore Picariello (Univ. di Salerno)



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