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L’ultimo capoverso del paragrafo precedente, permette di prendere in considerazione il problema della identificabilità di tali Autorità Indipendenti sotto un altro aspetto. E’ chiaro che partendo dall’impostazione precedentemente descritta, ci troveremmo ad accettare un’impostazione liberistica della nostra Costituzione, in conseguenza della quale risulterebbe escluso il bilanciamento dei valori privati con i valori/fini sociali , che, invece, risulta essere elemento intrinseco alla nostra Costituzione

Se si prende in considerazione quanto è stato stabilito con la nuova disciplina regolatrice della Consob( autorità indipendente per antonomasia), si vede che la partecipazione delle Assemblee alla nomina concretizza la legittimazione di tali Autorità e che, quindi, queste si trovano ad operare in una piena investitura unificante che coinvolge da un punto di vista politico, maggioranza ed opposizione, da un punto di vista istituzionale, Governo e Parlamento . Si spiega questa posizione, con l’affermazione che è la specifica missione di queste Autorità che la richiede: missione non servente, ma sostitutiva, in qualche modo, dei compiti del legislatore(vista l’ampia delega di cui esse godono).Si tratta di compiti che presuppongono l’unità dei soggetti che normalmente ne sono affidatari: Governo, Parlamento, maggioranza ed opposizione. L’intervento nelle procedure di nomina di queste Autorità degli Organi sopracitati, porta alla conseguenza che tali Autorità si presentano come il frutto di un’unificazione difficile ma necessaria, visto il loro ambito di operatività entro settori, cd. Sensibili, dove la conflittualità è più evidente e dove lo Stato, globalmente, inteso, non sa o non vuole intervenire .

Se si prende in considerazione il plesso legislativo di riferimento, secondo attenta dottrina, con queste Autorità non si è voluto dettare una disciplina di garanzia delle libertà dei privati, che assicuri la massima certezza in materia di rapporti tra soggetti escludendo qualsiasi alea di discrezionalità della Pubblica amministrazione; piuttosto, lo scopo sarebbe quello di elaborare nuove modalità di realizzazione dell’interesse pubblico in un momento storico in cui si vuole lasciare massimo spazio alla libertà dell’iniziativa privata- pur ricordando che essa non può ledere determinate posizioni giuridiche sociali che afferiscono ad interessi fondamentali della collettività.

Quello che appare evidente, da una valutazione comparativa delle leggi di riferimento, è che non si é voluta una eliminazione o una neutralizzazione( nel senso indicato nel paragrafo precedente) quanto una razionalizzazione della politica ; con ciò non volendo escluderla da questi plessi di potere, anzi cercando di dare alla Pubblica Amministrazione ( che della politica è esecutrice) una veste nuova che deve tenere conto di una complessità progressiva della società.

Questa complessità sociale, che non può essere quella della stesura della Costituzione, porta con sé una maggiore complessità decisionale; l’autorità amministrativa si trova così investita di una attribuzione che le era sconosciuta: quella di risolvere conflitti tra interessi non definiti(almeno secondo i vecchi schemi operativi della P.A.) né tantomeno definibili secondo schemi preordinati e provenienti dall’alto, ma definibili solo in itinere.

Ora il problema è che, stando così le cose, quest’attività non può non definirsi politica perché essa si sostanzia di strumenti che solo un organo politico può utilizzare: acquisizione illimitata di dati, applicazione a largo raggio di conoscenze tecniche, comunicazione con i cittadini e con gli organi politici. E’ pur vero che si tratta di settori ridotti, che si tratta di una sfera d’azione che è limitata perché sottoposta a procedimenti, ma è comunque una sfera di scelte politiche( libere nel fine da perseguire), nei limiti di quanto attribuito dalle legge istitutive.

Quindi, secondo questa posizione dottrinale, non si può dire che la politica sia stata neutralizzata da queste Autorità, né si sono creati, con queste Autorità, poteri non-politici, né che si tratta di organi che tutelano particolari categorie di interessi diffusi, considerabili come soccombenti di fronte a determinate concentrazioni di poteri, piuttosto bisogna dire che è lo stesso Stato che opera tenendo conto di queste nuove situazioni sociali, operando con nuovi strumenti, con nuove forme estrinsecative della P.A.; tutto questo perché si tratta di tutelare interessi sociali, che appartengono alla collettività generale non semplicemente a gruppi, per quanto ampi, che non sono la società.

Ne la volontà di creare poteri neutrali come non-politici, può dirsi concretizzata, secondo questa importante dottrina, per il fatto di aver creato poteri politici nuovi, per quanto in ambiti limitati e razionalizzati.

Questo rappresenta, secondo tale dottrina, l’unico rimedio per operare in società complesse ed in continua evoluzione , salvo non volere la ricostituzione di un centro unitario di decisione politica, quindi negando la complessità sociale e i conflitti da essa provocati.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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