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I problemi di cui è stato fatto cenno nel corso dei paragrafi precedenti, possono venire agilmente risolti se si pone l’attenzione sul concetto di neutralità: essa sta a significare indifferenza rispetto agli interessi in gioco e ciò risulta incompatibile con l’idea tradizionale di amministrazione, visto che essa é per sua natura legata agli interessi pubblici che intersecano la sua attività e che sono affidati alla sua cura.

Risulta evidente che vi è una profonda differenza tra imparzialità e neutralità (spesso, però, i termini vengono sovrapposti); è chiaro che, esplicitando il significato di questi due termini, si può capire che l’imparzialità, caratteristica, ex art.97 e 98 della Costituzione, dell’amministrazione, è incompatibile con la neutralità; infatti mentre l’idea di neutralità esprime indifferenza rispetto agli interessi in gioco, con l’idea di imparzialità si vuol fare riferimento all’esigenza di comportarsi nei confronti di tutti i cittadini allo stesso modo, senza discriminazioni arbitrarie.

Alla luce di quanto affermato, risulta evidente che l’esigenza di neutralità e di imparzialità costituisce carattere tipico della giurisdizione, mentre per quanto riguarda l’amministrazione, il suo carattere tipico è quello dell’imparzialità. Sulla base di questa affermazione, possiamo giungere ad affermare che le esigenze di imparzialità e di tecnicismo non sono idonee a giustificare, da sole, la creazione di Autorità Indipendenti. Se così fosse, l’amministrazione adeguatamente rafforzata, potrebbe provvedervi, senza dover ricorrere a creazioni ed appesantimenti della macchina statale.

Il motivo di questa creazione deve, invece, essere ricercato nell’attribuzione a questa Autorità di funzioni neutrali, il cui unico scopo è quello di produrre una regolazione, in funzione di arbitraggio e tutela delle posizioni deboli, agli interessi che interferiscono con la sua attività, compresi quelli pubblici, senza alcuna interferenza da parte del potere politico che è portato per sua natura a parteggiare per l’uno piuttosto che per l’altro .

Sulla base di quanto emerso dal quadro precedentemente descritto, è possibile procedere ad una classificazione dei poteri pubblici in modo tripartito:
1) Funzioni di amministrazione in senso tradizionale, svolte da soggetti pubblici sott’ordinati alla funzione politica del governo locale o centrale .
2) Funzioni di amministrazione esercitate da organi indipendenti da ogni potere e per questa via autoreferenti poiché privi di rappresentatività politica( per esempio Il Consiglio Superiore della Magistratura) .
3) Funzioni neutrali esercitate in posizione di indifferenza rispetto agli interessi concreti, pubblici o privati che siano, attribuite ad organi indipendenti da altri poteri, quindi autoreferenti poiché privi di rappresentatività politica( organi della giurisdizione; Consiglio di Stato in sede consultiva; Corte dei Conti in sede di controllo; la Banca d’Italia, la quale detiene anche funzioni di regolazione e di direzione del credito per cui si avvicina, sia pure in modo del tutto peculiare, alla politica del governo) . Così argomentando, il carattere della neutralità è esplicitamente visibile in tutte le Autorità Indipendenti previste dal nostro ordinamento.

Con l’istituzione della Consob e con la sua ristrutturazione( legge n°281/85) , dell’Isvap( legge n°576/82), del Garante della Radiodiffusione e dell’editoria( legge n°223/90), del Servizio centrale degli ispettori tributari-( SECIT )(legge n°146/80), del Difensore civico( legge n°142/90), dell’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato( legge n°287/90), della Commissione di garanzia sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali( legge n°146/90), dell’Autorità per l’informatica (decreto legislativo n°39/93), dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici( legge n°109/95), dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas (legge n°481/95) si sono create le premesse per comprendere che, in una logica di mercato aperto( come è quella in cui nascono le A.I. in funzione di regolazione), vi sono settori, non solo economici, in cui occorre non amministrare, ma regolare; si tratta di settori in cui gli interessi devono essere lasciati liberi nel rispetto di regole comuni da parte di tutti i titolari, siano essi soggetti pubblici o privati. Si tratta di una scelta cui siamo stati spinti dall’entrata in Europa dove il principio della libera concorrenza ha un ruolo di primo piano nel sistema.

E’ infatti evidente che se le funzioni esercitate dalle A.I. sopraccitate, fossero inglobate nell’amministrazione, tradizionalmente intesa, non sarebbero libere, ma dovrebbero necessariamente sottostare all’indirizzo politico del Governo.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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