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(brevi cenni sulle problematiche connesse con la nozione di Comitato Internministeriale) - Si è spesso accennato, nelle pagine precedenti, ai rapporti tra la Banca d’Italia e il Comitato Interministeriale Credito e Risparmio, rapporti che attualmente, dopo il trasferimento della titolarità di funzioni monetarie e valutarie a favore del S.E.B.C. e della B.C.E., si trovano ad incidere esclusivamente nell’alveo della vigilanza sul mercato del credito; sono rapporti che si esplicano in modo molto particolare, dato che pur nella sua qualità di Comitato Interministeriale, inteso come centro di potere intermedio tra il Governo ed il Parlamento, la sua azione perde di efficacia e di effettività a favore, invece, di un esaltazione del ruolo della Banca d’Italia.

Posizione, questa, che rispecchia pienamente l’opinione per cui tra il Comitato e la Banca non si possa configurare un rapporto di gerarchia, quanto piuttosto di generica direzione, di alta vigilanza : ciò importa una serie di problemi, di cui è già stato fatto cenno, che riguardano la discrasia tra le funzioni tecniche che competerebbero al Comitato e l’oggettiva impossibilità per lo stesso comitato di darvi corso in maniera autonoma per la preponderante influenza che la Banca d’Italia esercita, soprattutto perché per esempio il Comitato emette le sue deliberazioni su proposta della Banca stessa, il Comitato per svolgere la sua attività deve avvalersi della struttura della Banca d’Italia.

Il problema che si pone in questa materia è che si aderisce alla tesi dominante che inserisce i Comitati negli organi di rilevanza costituzionale, quindi categorizzando in tal modo anche il C.I.C.R., risulta per questa via difficile da qualificare una tale abdicazione di funzionalità ad un organo, la Banca d’Italia, su cui ha, sulla base della configurazione giuridica dominante, un potere di indirizzo e di regolamentazione.

L’unica via che ci permette di uscire da questa situazione di crisi è di configurare la Banca come una sorta di A.G.C.M. settoriale e quindi definirla ancora come Autorità indipendente, a prescindere dal fatto che non risulta più titolare di quelle funzioni in presenza delle quali la precedente dottrina le aveva dato questa qualifica; cercando di darle la stessa configurazione ponendo l’attenzione su un aspetto che attualmente risulta preponderante, anche se si potrebbe rischiare di creare una confusione di soggetti che vengono ad operare su uno stesso ambito operativo.

Questo sarà l’argomento del successivo capitolo di questo scritto, dove verrà sviluppata un’analisi, anche comparativa, delle varie nozioni dottrinali al riguardo delle Autorità Amministrative Indipendenti.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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