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Mon17Feb200315:00
2.2.3.2 - I poteri regolamentari della BI
L’articolo 4 del T.U. bancario stabilisce che la Banca d’Italia “emana regolamenti nei casi previsti dalla legge, impartisce istruzioni e adotta provvedimenti di carattere generale di sua competenza”.

Se l’articolo succitato stabilisce in via generale e programmatica l’esercitabilità di tali poteri, sottoponendone l’esercizio ad una riserva di legge, per cui la Banca non potrebbe emettere provvedimenti fuori dei casi e dei limiti stabiliti dalle leggi che ne autorizzano l’emanazione, vi sono altre norme del medesimo T.U. che indicano specificamente i casi in cui opera tale potestà. Si tratta di ipotesi quali, quelle indicate agli articoli 53 e 68, specificamente intitolate alla “VIGILANZA REGOLAMENTARE” che producono i loro effetti, rispettivamente, sulle banche e sulle società capogruppo di gruppi bancari nonché l’ipotesi prevista nell’articolo 107 dove è sancita la possibilità di dettare istruzioni agli intermediari, iscritti all’albo speciale, in materia di adeguatezza patrimoniale e di contenimento del rischio.

Questo complesso normativo, che costituisce il nucleo della cd.”VIGILANZA PRUDENZIALE” permette alla Banca d ‘Italia, in conformità alle deliberazioni del C.I.C.R., di emettere regolamenti aventi ad oggetto :
1) Adeguatezza patrimoniale;
2) Contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni;
3) Partecipazioni detenibili;
4) Organizzazione amministrativa, contabile ed i sistemi di controllo interni;

Questo ambito di operatività, pur potendo sembrare molto ristretto, permette alla Banca d’Italia di esercitare poteri molto ampi entro i quali è possibile ricondurre quelli indicati ex art.32 della vecchia legge bancaria nonché parte di quelli indicati negli articoli 33 e 35 medesima legge rappresentando :“un robusto elemento di continuità fra il vecchio ed il nuovo che corre sul filo dell’amministrativizzazione ”

Se la configurabilità della Banca d’Italia come Autorità Indipendente risulta dato risultante da una interpretazione dottrinaria approfonditamente spiegata nel corso del III° capitolo di questo scritto , anche se ora in modo diverso da come si era tradizionalmente proceduto( dato il trasferimento ad un organismo sopranazionale delle funzioni attraverso cui precedentemente la si configurava come tale), come tale risulta dotata di una potestà regolamentare come per tutte le altre autorità presenti nel nostro ordinamento giuridico ; il problema si pone, come del resto per tutte le altre A.I., per quel che riguarda il fondamento giuridico di tale potestà, soprattutto per quel che riguarda la Banca d’Italia, la quale se formalmente esclusa dal vertice organizzativo dei settori Economico-Finanziari dello Stato, di fatto è depositaria di un potere e di un’autorevolezza ben superiori a quanto si possa scorgere dai testi legislativi di riferimento.

Abbiamo precedentemente notato come la Vigilanza regolamentare si sviluppi e quali siano gli organi che vengono interessati; questa, secondo una dottrina particolarmente efficace , raggruppa istituti diversi, coinvolgendo sia l’intero corpo dei poteri amministrativi( attribuiti non solo alla Banca d’Italia, ma all’insieme delle autorità creditizie ) sia i vari e numerosi casi in cui la legge permette alla Banca d’Italia di emettere disposizioni di carattere generale ed astratto.

In relazione a quest’aspetto, possiamo distinguere tra:
1) Disposizioni(o provvedimenti)di carattere generale adottati dalla B.I. in conformità a delibere del C.IC.R. a loro volta emesse sulla base di proposte provenienti dalla Banca stessa( cfr.artt.12, 5°e 6° comma, 17, 38, 49, 53 d.legisl.385 del 1993);
2) Regolamenti emanati dalla B.I.” nei casi ammessi dalla legge”( cfr.artt. 12, 7° comma, 20, 117, 8°comma del medesimo decreto);

Questa è una posizione che, partendo dal presupposto di qualificare la banca come Autorità indipendente, colloca gli atti regolamentari da questa adottati fra quelle fonti secondarie che si pongono in relazione alla legge in rapporto di competenza; viceversa se, come alcuni ritengono , si afferma che gli atti normativi di riferimento , anziché essere liberi, sono ATTI-RISULTATO dell’esercizio di un potere delegato nel quale non è dato trovare alcun conferimento in questa direzione , non solo gli atti della Banca ma anche quelli di Consob, del C.I.C.R. sarebbero privi di un’idonea base giuridica.

Si tratta di posizioni alquanto lontane tra di loro che sono ben indicative della situazione nella quale la Banca d’Italia, come titolare della funzione del controllo e della vigilanza sul credito, opera come Autorità Indipendente e come tale ha una “tendenza espansiva”che risulta connaturata alla natura di tali Autorità, come l’esperienza di Consob, del Garante per l’editoria e la radiodiffusione e dell’Isvap stanno a dimostrare.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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