QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

Una nozione di funzione valutaria può essere data dicendo che, allorquando si tratti di difendere lo Stato da attacchi alla sua struttura economica, le Autorità Pubbliche che ne hanno le attribuzioni possono intervenire sul mercato dei cambi vendendo, o comprando, la valuta nazionale contro un estera, a seconda che si voglia contenerne, o sostenerne, il valore.

Funzione, questa, che presuppone la necessità di riserve di valuta e di oro che possano essere utilizzate dalla banca centrale per i fini di cui è stata fatto cenno.Con la nascita del S.E.B.C. questa funzione è stata affidata proprio alla Banca Centrale Europea, che svolge tale funzione allo stesso modo in cui opera nel campo della politica monetaria,cioè attuando un decentramento operativo di decisioni a monte centralizzate.

L’attuale strutturazione del sistema prevede che dell’ammontare totale delle riserve, una parte sia attribuita direttamente alla banca centrale ed una parte sia attribuita alla disponibilità delle singole Banche Centrali Nazionali .

A questo proposito, vigono sistemi diversi per la gestione delle riserve mantenute presso la B.C.E. e di quelle mantenute presso le singole B.C.N .: infatti per quelle mantenute presso la B.C.E. vale un sistema di rigido controllo, configurandosi, in via d’immagine, un rapporto del tutto simile a quello che intercorre tra il proprietario del capitale finanziario( la B.C.E.) ed i gestori dello stesso(le singole B.C.N.) che gestiscono un ammontare di riserve corrispondente a quanto inizialmente versato.Viceversa per quelle che rimangono in dotazione alle singole B.C.N., il controllo della B.C.E. é molto meno rigido; la regola è che la gestione da parte delle singole B.C.N. delle riserve è fatta”in coerenza con le politiche monetarie e del cambio della comunità”( art.31, par.2 statuto della S.E.B.C.); sono, inoltre, previsti per garantire questo obblighi di informazione e meccanismi di autorizzazione .Quanto poc’anzi affermato, costituisce il punto di arrivo di un processo che si è, come visto, sviluppato in numerose tappe.

Nell’analisi di questa funzione dobbiamo ricordare l’importanza dell’intervento dell’Ufficio Italiano Cambi( U.I.C.) nonché del Comitato Interministeriale Credito e Risparmio( C.I.C.R.).Il primo ha operato, per lo meno fino all’entrata in vigore della normativa sulla libera circolazione dei capitali nei paesi aderenti all’Unione, come “cambia valute necessario”data la sua funzione di contraente indispensabile nella vendita/acquisto di moneta e di strumenti di pagamento sull’estero di tal che aveva, in conseguenza, poteri di controllo sulle operazioni di flusso della moneta italiana.

Al secondo spettavano poteri di alta vigilanza sul sistema valutario, in funzione dall’articolo 1 del D.L.C.P.S. n° 691 del 1947,( potere riaffermato nell’articolo 2 del T.U. bancario, eliminando qualsiasi riferimento alla materia valutaria; ragione per cui ad esso competono questi poteri solo in materia di credito e tutela del risparmio); in seguito alla libera circolazione intraeuropea dei capitali, conseguenza dell’abbattimento dei confini per la creazione del mercato unico, queste due istituzioni hanno perso le loro attribuzioni in tale campo per vederle attribuire, in un primo tempo alla banca centrale, che così svincolata da ogni indirizzo politico, questo in relazione allo svolgimento dei poteri di alta vigilanza spettanti al C.I.C.R., finiva essa stessa per costruirsi un indirizzo politico, potendola pertanto collocare nell’ambito delle Autorità Indipendenti , per poi arrivare ai noti mutamenti strutturali relativi al Governo della moneta.

Vai all'indice

LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



Partita Iva: IT01123460329 // mail legalizzata: mmasistemisrl@pec.it