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Già nel Trattato di Roma possiamo scorgere dei movimenti prodromici del processo di creazione dell’Unione Monetaria perché nell’art.105 del medesimo Trattato si prevedeva l’istituzione di un COMITATO MONETARIO a carattere meramente CONSULTIVO “per promuovere il coordinamento delle politiche degli Stati membri nel campo monetario”.

Il punto interessante è certamente il fatto che si trattava di un organismo la cui debolezza di azione era congenita, data la sua funzione meramente consultiva(senza la previsione di alcun obbligo di consultazione per le istituzioni europee e per gli organi competenti degli Stati membri).

Scorrendo la tabella scorgiamo che, nel 1964, fu istituito il Comitato dei Governatori delle Banche Centrali dei Paesi Membri. Anche quest’organo nasce con carattere meramente consultivo come, del resto, lo stesso Comitato Monetario ma a differenza del Comitato Monetario ,che fonda le sue radici su di una norma di carattere primario quale è l’art.105 Trattato di Roma,il comitato dei Governatori delle Banche Centrali dei Paesi Membri deriva la sua base giuridica ed istituzionale da una decisione del Consiglio Europeo quindi da una fonte di grado inferiore a quella dell’art.105 che è Norma Fondamentale.Nel corso dell’iter storico che ha portato alla creazione del U.E., significativo passaggio risulta essere quello dell’affidamento ad un gruppo di lavoro diretto da Pierre Werner ,allora primo ministro del Lussemburgo, di un progetto che aveva lo scopo di elaborare un piano per raggiungere l’Unione Monetaria.Nel piano che il gruppo di lavoro avrebbe presentato nel 1970 e che fu approvato con una decisione del Consiglio Europeo nel 1971, poca era l’attenzione prestata all’idea della necessità di creare una banca centrale europea mentre molto approfondita era l’analisi circa la possibilità di una progressiva stabilizzazione dei cambi tra le monete partecipanti. L’idea di base era che si dovesse spostare la politica di bilancio da un livello locale ad un livello Comunitario.

La costituzione del cosiddetto Serpente Monetario, l’abbandono del sistema di cambi fissi delineata con gli accordi di Bretton Woods e la costituzione del FECOM rappresentano i passaggi storici che costituiscono la concretizzazione delle idee contenute nel Piano Werner. E’ da dire però che questa architettura avrebbe visto ridurre la sua portata da un meccanismo di controllo dei cambi tra i paesi di: Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca e Gran Bretagna ad un accordo che produceva effetti limitatamente alle monete di Germania, Paesi BENELUX e Danimarca. Allo scopo di dare una base istituzionale a questo cd. ”SERPENTE” fu approvata la creazione del FECOM=fondo di cooperazione monetaria europea che aveva, però, poca forza di esplicare una qualche funzione sostanziale. L’Unità di Conto Europea è il precursore dell’ECU (European currency unit) che sarà adottato nel 1979 dopo che cominciò a farsi avanti l’idea che l’Europa sarebbe dovuta diventare una zona di stabilità monetaria con il rafforzamento della cooperazione nel campo dei tassi di cambio e proseguì fino alla creazione del SISTEMA MONETARIO EUROPEO molto voluto da due dei maggiori statisti europei dell’epoca: V.Giscard d’Estaing ed H.Schmidt. L’idea che sorreggeva tale progetto era di sviluppare un “Meccanismo di cambio” il cui scopo era di assicurare la stabilità monetaria attraverso un sistema di limiti d’oscillazione dei tassi di cambio di ciascuna moneta partecipante nei confronti di ciascun’altra (il limite era stato fissato nell’aver dovuto rispettare per ciascuna moneta una banda d’oscillazione rispetto alla parità fissata in un 2,25% di apprezzamento o di deprezzamento). Se è vero che a livello comunitario questo strumento non ebbe particolare successo per le divergenze dei paesi membri e soprattutto per la mancata costituzione del Fondo Monetario Europeo, nella realtà delle cose questo strumento servì a fondare un rapporto di reciproco sostegno tra lo SME e la leadership monetaria della banca centrale tedesca.Si era creato un meccanismo che, di fatto, assicurava alla banca centrale tedesca un ruolo di vigilanza sulle vicissitudini dei cambi delle monete partecipanti nonché sui livelli delle grandezze macroeconomiche europee (inflazione, livelli di disoccupazione, produzione industriale etc).

Il comitato Delors preparò un rapporto il cui contributo fu essenziale alla nascita dell’U.E. e che recepiva le indicazioni contenute nell’Atto Unico Europeo che aveva fissato la data dell’operatività del Mercato Comune per il 1992. In questo rapporto risultava assolutamente cambiata l’impostazione nel senso che non si doveva più pensare all’unione monetaria come un mero accordo tra governatori delle banche centrali nazionali per fissare tassi di cambio, ma doveva essere creata una base istituzionale forte, una moneta unica; considerare, quindi, l’unione tanto quanto una delle Nazioni partecipanti che erano e sono dotate di una loro moneta, di una loro banca centrale.E’ dunque da ora che si fa strada l’idea di una banca centrale europea e quindi anche di una moneta unica europea.

Dopo le due crisi S.M.E., successivamente all’inizio di operatività del M.E.C. e più tardi del Trattato di Maastricht inizia ad operare l’ISTITUTO MONETARIO EUROPEO. All’I.M.E. sia il Trattato di Maastricht sia la bozza dello Statuto della Banca Centrale Europea (articolato quest’ultimo dal Comitato dei Governatori e presentato alla conferenza intergovernativa con l’Unione Monetaria nel novembre 1990) erano affidate due funzioni: accrescere la cooperazione tra le banche centrali nazionali nella politica monetaria; preparare il quadro logistico, organizzativo e giuridico necessario alla conduzione della politica monetaria unica da parte della BCE. L’IME era destinato ad essere liquidato al momento dell’entrata in funzione della BCE; infatti il primo compito della BCE era di rivedere tutto il adopro preparatorio svolto dall’Istituto ed eventualmente scegliere tra le diverse opzioni che l’IME avesse presentato in ordine alla risoluzione di determinate situazioni quindi compito fondante di tutta l’attività della BCE era di dare veste giuridica, trasformandoli in atti giuridici da essa promanati, alle decisioni dell’IME. Secondo quanto stabilisce l’art.109 F, par.3, del Trattato di Maastricht tutto il lavoro svolto dall’IME deve essere considerato come una proposta da sottoporre all’approvazione della Banca Centrale.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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