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La Banca d’Italia, com’è strutturata oggi, è il risultato di un processo di modificazione strutturale che prende origine dall’unità d’Italia per arrivare fino ad oggi con la costituzione dello SBCE . Si possono così individuare nello sviluppo storico e giuridico della BI quattro aspetti che possiamo così determinare:

1) la BI come istituto d’emissione;
2) la BI come banca dello Stato;
3) la BI come banca delle banche;
4) la BI come istituto di diritto pubblico.

La Banca d’Italia viene istituita nel 1893 in seguito alla fusione tra la banca nazionale toscana , la banca toscana di credito e la banca del Regno fusione regolata dalla convenzione approvata dal Ministero del Tesoro il 18 gennaio 1893, con legge n. 449/1893. Secondo il dettato di questo provvedimento, la BI si configura come una normale società anonima dotata di un capitale sociale nominale di trecento milioni di lire suddiviso in quote di 1000£ l’una, di cui solo duecentodieci milioni versati in ragione di settecento lire per azione. Da questo momento la BI si differenziava dalle altre banche perché essa poteva emettere banconote aventi valore legale (privilegio, questo, che avrebbe condiviso con il Banco di Napoli e con il Banco di Sicilia fino al 1926). Grazie a questa facoltà la BI verrà ad assumere una posizione progressivamente di maggior peso sia nel sistema bancario sia in quello monetario per tutto l’ordinamento, ed è proprio in relazione a queste competenze che, nel linguaggio comune, la banca che emette denaro e la banca centrale sono considerate un termine sinonimo. In realtà i due termini sono piuttosto diversi e simboleggiano due fasi storiche e giuridiche distinte: con il concetto di banca emittente si fa ordinariamente riferimento ad una banca ordinaria cui è concesso il potere di emettere banconote aventi valore legale, mentre quando si parla di banca centrale si fa riferimento ad un soggetto, risultato del processo d’unificazione tra i vari istituti d’emissione, il quale, oltre ad esercitare in regime di monopolio (per ovvie ragioni) l’emissione di banconote aventi valore legale, svolge anche un’attività di consulenza economico-finanziaria per il governo ed un’attività di controllo della circolazione monetaria. Come poc’anzi detto, nel1926 con il R.d.l. 812, alla Banca d’Italia fu attribuito il monopolio dell’emissione, ma si deve in ogni caso ricordare che la Banca d’Italia si trovava in una posizione di superiorità rispetto agli altri due istituti d’emissione, giacché ad essa fu assegnata in via esclusiva la gestione del servizio di tesoreria provinciale dello Stato in tutto il Paese. Il nuovo compito, attribuito alla BI, di cassiere dello Stato, fa evolvere la stessa in una banca centrale e, proprio per il carattere di stretta connessione che intercorre tra l’istituto che provvede al pagamento delle spese straordinarie dello Stato –come tali non coperte dal prelievo fiscale- e l’istituto emittente, in qualche modo si può vedere tale attribuzione come una sorta di contropartita della possibilità di emettere banconote in posizione di privilegio e del servizio di tesoreria. E’ del tutto chiaro che questa funzione di banca dello stato assume una sempre maggiore importanza man mano che aumentano i compiti degli Stati e quindi anche ne aumenta il fabbisogno finanziario. La disciplina legislativa delle attività della BI ha portato a far assumere alla BI la veste di una moderna banca centrale, imponendole di non operare con la clientela privata (art.23 legge bancaria ed art.41 n1 dello statuto) con la conseguenza di diventare un soggetto non concorrente con gli altri istituti di credito, ma di porsi piuttosto come un soggetto che esercita l’attività creditrice esclusivamente nei confronti degli altri istituti di credito.

E’ però con il 1936 che la BI muta radicalmente la sua struttura, nel senso che essa si trasforma da società anonima ad un istituto di diritto pubblico; quindi passa da una struttura di diritto privato ad una struttura di diritto pubblico allo scopo di “ tutela del pubblico credito e della continuità d’indirizzo dell’istituto d’emissione” come recita testualmente l’articolo 20 della legge bancaria. Questa trasformazione però non si realizza in modo completo tanto che si può sostenere che se formalmente la BI ha una struttura di diritto pubblico, in realtà la sua organizzazione interna è strutturata come una società per azioni.

Dopo le modifiche di cui sopra, la Banca d’Italia non subisce ulteriori modificazioni di natura giuridica; tuttavia il più evidente intervento sia di natura politica sia di natura giuridica si ravvisa alla fine di un lungo processo evolutivo cominciato con gli Accordi di Bretton-Wood (1944) attraverso la stesura e ratifica del Trattato di ROMA istitutivo della Comunità Economica Europea (1957).

Numerosi sono stati i momenti di transizione di questo processo che hanno portato alla nascita dell’Unione Europea e, quindi, alla creazione della Banca Centrale Europea e al contestuale inserimento della nostra banca centrale in un sistema di carattere sopranazionale, nel quale essa perde la sua configurazione di ente unico all’interno dell’Ordinamento Giuridico italiano. Risulta d’altro canto evidente come i mutamenti di cui si é parlato siano di ordine politico prima che giuridico salvo poi considerare che, quale effetto secondario di questo intervento politico, si configuri un mutamento giuridico incidente sulle attribuzioni e competenze di ogni banca centrale dei Paesi aderenti.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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