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Mon27Jan200315:00
LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE
Inizia oggi la trattazione della figura della Banca d'Italia in relazione alle mutate condizioni con l'ingresso della Banca centrale Europea e con l'introduzione dell'Euro. Gli articoli sono tratti dalla tesi del dott. Pierrenzo Noventa, dal titolo "La Banca d'Italia come autorità indipendente", esposta all'Università di Parma con il prof. G.Cugurra come relatore.

Premessa

L’argomento di questo scritto riguarda la Banca d’Italia, nella sua possibile qualificabilità come Autorità Indipendente; non si può certo affermare che questo sia un argomento sul quale pochi hanno scritto, dato che molta illustre dottrina ha sviluppato profonde valutazioni.L’interesse per quest’argomento sorge dal fatto che la Banca si è sempre posta, all’interno dell’Ordinamento Giuridico Italiano in una posizione particolare: posizione dovuta soprattutto alla titolarità di poteri di particolare intensità, si pensi alla titolarità della Funzione Monetaria la cui principale forma d’estrinsecazione era rappresentata dalla titolarità del potere di emettere moneta che ”è attributo indefettibile della sovranità”, come da tutti sicuramente riconosciuto.

Dopo la nascita della Banca Centrale Europea e del Sistema di Banche Centrali Europee, nascita che ha determinato il trasferimento di tali competenze a queste Istituzioni sopranazionali, la Banca d’Italia si pone ancora in una posizione di particolare forza in relazione alle competenze residuatele. Mi riferisco, cioé, al settore della vigilanza del settore creditizio, ambito operativo in cui essa ancora svolge le sue funzioni ordinarie.

Prima di aver affrontato il problema della configurabilità della Banca come Autorità Indipendente, è stato opportuno prendere in considerazione in primo luogo, lo sviluppo storico che ha interessato la Banca dal suo atto di nascita, nel 1893 per giungere all’altro atto di nascita, quello della Banca Centrale Europea, il 1° gennaio 1999, unitamente alla contestuale adozione dell’Euro come Moneta Unica; in questo lungo periodo storico sono intervenute le Leggi bancarie del 1936/1938 nonché il nuovo testo unico bancario datato 1° settembre 1993 (attualmente in vigore) che ha apportato dei mutamenti per l’operatività della Banca stessa; basti ricordare l’adozione del principio della Vigilanza prudenziale in luogo di quella Strutturale oppure al recepimento delle direttive comunitarie in materia del credito oppure ancora all’adozione del principio dell’home country control in materia di competenza ad esercitare i controlli che spetta all’Autorità preposta alla vigilanza del paese d’origine della casa madre ma anche l’estensione dell’ambito operativo della vigilanza ai cosiddetti intermediari finanziari non bancari oltre che la nuova sistemazione dei rapporti con il Comitato Interministeriale Credito e Risparmio, sul quale si può assicurare che la Banca abbia una sorta di prevalenza materiale anche se, formalmente, essa ne è sott’ordinata.

Dopo aver collocato tale istituzione nelle giuste coordinate politiche e giuridiche, è stata approfondita la tematica della Banca come Autorità Indipendente; in prima battuta è stato opportuno analizzare il concetto d’Autorità Indipendente, individuandone i caratteri distintivi e le ragioni per cui questi organi sono stati posti al di fuori dell’esecutivo; proprio da questa considerazione si è giunti ad affermare che tali organi sono così qualificabili proprio per la loro indipendenza dal Governo, quindi dalla politica, giacché entità autoreferenti, prive di riferimenti politici, perché esse sono destinate a svolgere compiti che presuppongono specifiche competenze tecniche; si è giunti ad affermare, per questa via, che esse potrebbero essere facilmente rappresentate, in via d’immagine, come degli”orologiai “ il cui compito è quello di porre mano ad un meccanismo che è soggetto a starature. La loro è, dunque, una posizione che è intrisa di tecnicità e da cui, per forza di cose, la politica ne è esclusa. Si è poi proceduto ad un’analisi di tali Autorità sotto un altro aspetto; ovvero si è voluto prendere in considerazione il fatto che, in fin dei conti, la politica non ne è esclusa, anzi: si può affermare che attraverso queste Autorità assistiamo ad una razionalizzazione della politica. E’ proprio attraverso queste Autorità che la politica razionalizza il suo intervento, adeguandosi alla realtà della società in continuo mutamento: esse concretizzano l’intervento dello Stato in forme più produttive e meno invasive di quanto sia stato fatto con il sistema delle partecipazioni statali.

Alla luce di quest’ultima interpretazione, giustificatrice non della loro estraneità al Esecutivo, bensì del loro far parte del Esecutivo, si è giunti ad affermare che anche la Banca d’Italia è qualificabile come Autorità Indipendente in relazione alla settore della vigilanza del credito, poiché essa concretizza il modo con cui la politica razionalizza il suo intervento nel mercato del credito. La Banca, nel suo essere a capo di un ordinamento sezionale, concretizza i precetti che la Costituzione all’articolo 47 statuisce nel modo che più è adatto alla nuova configurazione dei tempi e della collettività.

Si è giunti a questa posizione perché la configurazione delle Autorità Indipendenti come entità neutrali, indifferenti agli interessi in gioco dal punto di vista di una tutela di interessi collettivi in posizione d’inferiorità rispetto ai titolari di posizioni giuridiche preponderanti, produce una visione del nostro ordinamento come liberistico, mentre ciò non è; altra considerazione a favore è che se si considerano le A.I. come neutrali, in quanto tecnicamente competenti ma non politicamente riferibili, si verrebbe ad ammettere l’esistenza di un concetto di homo oeconomicus che ha determinati bisogni e che necessita di forme di intervento tecniche e non politiche.

Si può ritenere la sussistenza di tali bisogni ma non si può ritenere che questi sopravanzino quelli più generali, orientati alla tutela sociale, che la nostra Costituzione prevede.

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LA BANCA D'ITALIA COME AUTORITA' INDIPENDENTE - tesi di laurea di Pierrenzo Noventa (Univ. di Parma)



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