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Wed17Dec200318:10
La scheda pratica - Inquinamento acustico
Con la "Legge quadro sull'inquinamento acustico" (n.447/1995), che ha definito il "quadro di riferimento" della materia, sono collegati una serie di decreti attuativi e leggi regionali, che ne completano l'applicazione.

La legge quadro tutela la quiete pubblica contro le grandi fonti rumorose, ma non conferisce ai privati gli strumenti adatti per difendersi dagli attacchi contro quella domestica. Le norme sull'inquinamento acustico non sono sufficienti per cautelarsi contro l'utilizzo incessante dell'ascensore, ma neppure strumenti idonei sono forniti dai successivi decreti attuativi della legge n. 447, in primis quello del 5 dicembre 1997, che determina i "requisiti acustici passivi degli edifici".

"Non e' applicabile ad alcuna controversia sulla tutela della proprieta' immobiliare privata. La legge quadro non e' applicabile ai rapporti tra i privati" (Cassazione civile, 4 aprile 2001 n. 4963).

Vediamo come i codici (civile, di procedura civile e penale) tutelano le relazioni rumorose tra co-inquilini.

Art. 844 c.c.
Il codice civile detta una tutela contro i rumori che disturbano la quiete domestica, soprattutto dalle attivita' rumorose che provengano dagli altri appartamenti. Grazie a questo articolo si puo' agire nei confronti del vicino, qualora dal suo "fondo" provengano immissioni rumorose illecite e cioe' quelle considerate tali alla luce di due criteri: la normale tollerabilita' ed il contemperamento delle ragioni dei diversi proprietari, cui puo' aggiungersi anche il criterio della priorita' d'uso.

Art. 700 c. p.c
Quando, a fronte di un rumore ritenuto intollerabile, si rischia un grave danno alla salute, il singolo cittadino puo' chiedere al giudice un provvedimento d'urgenza, ex art. 700 del codice di procedura civile.

Art. 659 c.p.
Chiunque, mediante schiamazzi o rumori disturbi l'occupazione o il riposo delle persone, puo' essere punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda di 310 euro.
Con una sentenza del 27 maggio 2003, n. 2.3362 la Corte di Cassazione ha stabilito che, ad integrare l'ipotesi contravvenzionale dell'articolo su citato, e' necessario che "l'attivita' di rumori o clamori vietata abbia -ben prima che un effetto- una potenzialita' dannosa diffusa, e cioe' la capacita' di ledere il bene protetto costituito dalla tutela delle occupazioni e del riposo di un numero indeterminato di persone. E' quindi esclusa la sua applicazione quando per l'intensita' dell'immissione, per la conformazione dei luoghi o per l'inesistenza della pluralita' dei soggetti potenzialmente esposti, venga ad essere necessariamente interessato dall'immissione rumorosa un solo soggetto. Se non c'e' la pluralita' dei soggetti "vittime" dei rumori molesti dei vicini, l'articolo non e' applicabile.

I regolamenti condominiali e le clausole a tutela della quiete domestica

Una tutela maggiore puo' essere raggiunta da ogni condominio mediante l'adozione di regolamenti condominiali, contenenti clausole ad hoc. Ad esempio, vietando lo svolgimento, nelle unita' immobiliari private, di determinate attivita' rumorose quali l'apertura di bar, ristoranti, tipografie, ecc. L'approvazione di un simile regolamento, con clausola di natura contrattuale, deve essere deliberata all'unanimita' dei partecipanti al condominio e puo' essere validamente fatta valere anche nei confronti dei successivi proprietari con la trascrizione o l'esplicita e costante accettazione del regolamento negli atti di compravendita.

La Confedilizia ha recentemente predisposto un testo di regolamento-tipo condominiale che puo' essere utilizzato come modello ed in cui e' prevista anche una clausola a "tutela della quiete domestica". (Katia Moscano)

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