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Sat03Mar201210:37
U.E. - Operatori Tlc: no al calo dei prezzi del roaming
L'industria europea delle telecomunicazioni non e' mai stata probabilmente cosi' unita. Operatori 'incumbent' e nuovi entranti sul mercato, solitamente acerrimi nemici, sono oggi quasi incredibilmente tutti d'accordo nel respingere senza appello i cambiamenti proposti alla bozza di regolamento sul roaming dal Parlamento europeo.
I motivi che spingono le aziende sono i piu' diversi, ma, in quella che sembra essere una coincidenza rara, le societa' di telecomunicazioni sembrano questa volta condividere un obiettivo simile, ovvero quello di evitare un ulteriore ribasso del tetto alle tariffe di roaming internazionale. 
La scorsa estate, il commissario europeo responsabile dell'agenda digitale, Neelie Kroes, ha presentato una riforma del regolamento sul roaming che mira a livellare i prezzi delle chiamate di telefonia mobile verso l'estero con le tariffe nazionali. Nella sua proposta di regolamento, ora all'esame di Strasburgo, la Kroes aveva suggerito di portare il price cap sulle chiamate in uscita a 24 centesimi entro il luglio 2014, rispetto all'attuale massimale di 35 centesimi. Allo stesso tempo, i prezzi all'ingrosso - che sono quelli pagati dalle imprese per ottenere l'accesso alle reti di proprieta' di terzi - non dovrebbero essere superiori a 6 centesimi dal luglio 2014. 
Secondo il piano Kroes, tutto cio' dovrebbe creare un differenziale sufficiente tra i prezzi al dettaglio e all'ingrosso per consentire una maggiore concorrenza anche con la discesa in campo di un sempre maggiore numero di operatori virtuali (in Italia ad esempio e' il caso di Poste), il conseguente calo dei prezzi e quindi la scomparsa dei tetti massimi, resi inevitabilmente non piu' necessari. 
Le novita' proposte stanno pero' incontrando qualche difficolta' all'interno del Parlamento che, superando addirittura le aspirazioni della Kroes, vorrebbe abbassare ulteriormente le tariffe (a 15 centesimi quella sulle chiamate e a 5 quella all'ingrosso). Il differenziale scenderebbe cosi' a 10 centesimi rispetto ai 18 previsti dal regolamento, a danno dei margini di profitto degli operatori. 
Da qui la levata di scudi presentata nel corso di un'audizione al Parlamento delle societa' di telecomunicazioni europee, secondo le quali i tetti proposti dall'assemblea sono talmente bassi da dissuadere i nuovi entranti a fare ingresso sul mercato


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