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Sun04Jan200913:28
I blogger affollano le galere di mezzo mondo
L'Italia, come certe interpretazioni draconiane delle leggi sull'informazione, fa buona compagnia ad Egitto, Iran e Cina: i tre paesi risultano ai primi posti di un rapporto sullo "stato di salute" dei blogger esposti ai regimi illiberali, secondo il quale gli episodi di citizen journalism bloccati con l'arresto e la galera hanno raggiunto nuove vette nel corso di tutto il 2007.

Il rapporto World Information Access Report, stilato dall'Università di Washington, parla di "un anno record per gli arresti di blogger", triplicati in confronto al 2006. I tre paesi citati sono responsabili per più della metà degli arresti, e i numeri reali potrebbero essere di molto superiori secondo l'assistente professore Phil Howard, che evidenzia come non tutti gli episodi riescano a conquistarsi uno spazio nelle cronache e finiscano così per essere ignorati dal pubblico.

Le ragioni che in genere fanno scattare la reazione censoria sono state individuate in sei diverse categorie, vale a dire: violazione delle norme culturali, protesta sociale, critiche ai comportamenti pubblici, blogging riguardo importanti figure politiche, denuncia della corruzione e della violazione dei diritti umani e una non meglio precisata categoria "altri motivi".
Assieme a Egitto, Iran e Cina sono sulla lista dei peggiori nemici dei blogger anche nazioni come Siria, Arabia Saudita, Singapore, Thailandia e Malesia. In totale, nel 2007 sono stati arrestati 36 micro-publisher, dice il rapporto, e i casi accertati dal 2003 in poi ammontano a 64 per un totale di 940 mesi di prigionia scontati.

I blogger finiscono in galera anche nella parte occidentale del mondo - Italia a parte - con casi registrati in Francia, Canada, Stati Uniti e Regno Unito. In taluni di questi episodi, riporta ars technica, ci sarebbero però di mezzo veri e propri reati come per il blogger-pedofilo arrestato in California o nel caso del ladro-publisher del Galles, che ha abusato del suo megafono privato per minacciare i parenti degli ufficiali di polizia che ne avevano bloccato la carriera di delinquente.

Per quanto la situazione appaia in netto peggioramento, e il micro-publishing in Rete continui a rivestire il ruolo di impotente e bistrattata spina nel fianco dei meccanismi ben oliati dell'informazione schiava delle lobby e del pensiero unico, vanno citati anche i casi in cui proprio grazie alla interconnessione "sociale" dei blog e dei canali di comunicazione-ossessione a-là Twitter le persone sono state portate fuori dalla galera, come è ad esempio successo a James Karl Buck finito dietro le sbarre - neanche a dirlo - in Egitto.

Alfonso Maruccia - http://punto-informatico.it