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"Le novità su Parmalat, i cosiddetti concambi, sono mortificanti: in confronto l'Argentina ha fatto di più e questo la dice lunga sulla tutela dei risparmiatori, a sei mesi dal crac del colosso di Collecchio" ha dichiarato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo.
L'associazione indipendente di consumatori, che ha già sostenuto in 34 casi di conciliazione altrettanti risparmiatori che avevano chiesto assistenza ad Altroconsumo, ha stimato una percentuale media di recupero, a fronte di un responso definitivo che solo la Borsa potrà dare. Ad oggi, si può ipotizzare per la Parmalat un valore non superiore ai 2,5-2,8 miliardi di euro. Se la Borsa si orienterà anch'essa su questi valori, a fronte dei 14,3 milioni di euro di debiti dichiarati, la percentuale media di recupero sembra essere del 20% circa. I creditori saranno infatti rimborsati con azioni della Assuntore spa - una nuova Parmalat. Sulla base del valore che Piazza Affari riconoscerà si saprà quanto si è perso.


Di fronte a tale disastro Altroconsumo si pone le seguenti domande:

        ·       Il rapporto tra masse attive e passive - e quindi la loro entità - è alla base di tutta l'impalcatura del piano dei concambi e ne costituiscono la pietra angolare. Chi garantisce i risparmiatori che tali cifre siano corrette?


        ·       Perché se la legge che regola l'amministrazione straordinaria ha come scopo quello di tentare di conservare l'avviamento dell'impresa si sono di fatto estromessi gli azionisti? Se costoro non ricevono nulla, Parmalat è morta e dunque la legge ha fallito nel suo intento. Perché non liquidare Parmalat allora?


        ·       Perché, se la legge sull'amministrazione straordinaria, che ricordiamo è stata rifondata col dissesto di Parmalat, dimostra dei limiti, non viene ulteriormente rivista? Per esempio stabilendo, per i casi in cui è coinvolta una pluralità di risparmiatori, la possibilità di liquidare non sulla base di ratio patrimoniali, ma in base all'equità?


Ora il piano di "salvataggio" di Parmalat è nelle mani del ministro Marzano a cui Altroconsumo chiede di


1) rinviare l'approvazione del piano di Bondi;


2) richiedere una perizia sulla reale consistenza degli attivi e passivi del gruppo Parmalat;


3) far rientrare gli azionisti in gioco (attraverso l'attribuzione di un warrant) o liquidare la società;


4) in caso di prosecuzione dell'attività del gruppo, prevedere forme di riparazione dei creditori secondo equità (concambi omogenei).



Per informazioni:
ufficio stampa Altroconsumo - Liliana Cantone 
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