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Fri08Aug200308:00
Ue: lotta allo spam su tutti i fronti
La ricezione di messaggi di posta elettronica non sollecitati, secondo i dati relativi al 2002, è costato 2,5 miliardi di euro in termini di produttività persa.

Tutto questo è emerso durante l'incontro ‘Combating Spam on All Fronts' svoltosi a Bruxelles e organizzato da Erkki Liikanen, membro della Commissione europea responsabile per la Società dell'Informazione e le Imprese”, comunica il sito del ministero dell'Innovazione italiano.

“La crescita del fenomeno è esponenziale e, ad oggi, le e-mail non sollecitate rappresentano una percentuale compresa tra il 30 e il 48% di tutti i messaggi trasmessi nel Web. Il problema non è solo quello del fastidio di ricevere continue proposte di siti pornografici, mutui, inesistenti diplomi e di incontri sentimentali ma anche quello dell'impossibilità di usufruire, causa intasamento della casella, della posta elettronica, causando notevoli problemi alle aziende e ai lavoratori”.

“La fiducia della gente in Internet si gioca anche, e soprattutto, sul fronte dello spam”, ha detto il Commissario Liikanen, “spesso usato per praticare truffe ai danni dei consumatori. La lotta allo spamming riguarda tutti noi ed è ormai una delle principali sfide a cui si confronta Internet. La lotta al fenomeno va condotta su diversi fronti. È necessario intervenire prima che gli utilizzatori di posta elettronica ed Sms cessino di usare Internet e i servizi mobili o limitino, a causa dello spamming, l'uso di tali servizi”. “Stefano Rodotà, Garante per la protezione dei dati personali”, aggiunge il sito del ministro Stanca, “ha partecipato all'incontro di Bruxelles in qualità di Presidente del gruppo di lavoro europeo sulla privacy e ha spiegato come il modello legislativo italiano vada nel senso della direttiva, anche se nel futuro è necessaria una maggiore collaborazione con gli Internet provider e l'impiego di tecnologie avanzate per rendere effettiva l'applicazione della legge”.

Insomma, guerra aperta allo spamming, come annuncia Infomanager.it. “A seguito dell'adozione, lo scorso anno, della direttiva sulla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, entro il mese di ottobre 2003 gli Stati membri sono tenuti a recepire disposizioni antispamming nell'ordinamento nazionale. Per la seconda fase di questa strategia, la Commissione prevede che in autunno sia approvata una comunicazione sullo spamming. L'azione concreta verterà sull'effettiva applicazione della normativa, in particolare mediante la cooperazione internazionale, misure tecniche antispamming e la sensibilizzazione dei consumatori.

Le misure proposte saranno dapprima collaudate dagli Stati membri e dalle parti interessate nel quadro di un seminario che sarà organizzato in ottobre”. Intanto, entro la prossima settimana (25 luglio) entrerà in vigore il nuovo quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche, un settore cruciale nello sviluppo dell'economia europea.
“L'Unione europea è stata la prima a muoversi sul piano normativo adottando, sin dal luglio 2002, una direttiva che condurrà ad un divieto paneuropeo dello spamming destinato ai privati cittadini”, riporta ancora
Infomanager.it. “Con la sola eccezione applicabile alle relazioni commerciali esistenti la prospezione commerciale mediante e-mail sarà autorizzata solo previo consenso dell'abbonato (cfr. articolo 13 della direttiva 2002/58/CE del 12 luglio 2002 sulla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche). Questo regime, detto di 'opt-in', disciplina anche i messaggi Sms e gli altri messaggi elettronici ricevuti su terminali mobili o fissi. Gli Stati membri possono inoltre vietare l'invio di e-mail commerciali indesiderate alle imprese. Questo regime deve essere applicato e fatto rispettare entro il 31 ottobre 2003”.

Diverso il tono con cui ha annunciato l'incontro di Bruxelles il sito Punto Informatico: “Non ne possono più gli europei dello spam e la Commissione ha recentemente bollato il fenomeno come ‘intollerabile'. Ed è proprio l'invasione democratica della posta spazzatura, che spadroneggia nelle caselle dei sudditi e dei potenti in egual misura, a portare unità di vedute nel rissoso contesto dell'Unione europea. Salvo cataclismi, oggi verrà ufficialmente presentata la visione di un'Europa che non produce spam, una proposta di normativa che si applicherà ai soggetti Ue e che si incardina su due elementi fondamentali. Il primo è che non possano essere inviati messaggi promozionali ai cittadini europei che non li abbiano richiesti. Il secondo è che chi spedisce un messaggio promozionale debba essere chiaramente riconoscibile. Il tutto riferito naturalmente non solo all'email ma anche agli altri new media della comunicazione tecnoderivata”.

E “se da un lato alcuni alti funzionari si ritirano soffocati dalle statistiche che parlano di posta spazzatura ormai maggioritaria su quella legittima, dall'altro alcuni provider si dicono preoccupati per il ruolo che verranno chiamati a svolgere. Nella proposta infatti si chiederà loro di attivare sistemi antispam per proteggere gli utenti, misura che se diventa una imposizione rischia di aumentare gli oneri già elevatissimi che i provider si trovano a dover affrontare per lo spam che, loro malgrado, transita sulle proprie reti. Tutto questo, comunque, si tradurrà in Europa in breve tempo in una serie di linee guida soggette alle consuete manipolazioni dei singoli stati ma, insomma, la speranza dei più ingenui è che effettivamente la Ue diventi una spam-free zone”. Ma, continua Punto Informatico, “tutto questo non ha senso se a reggere tale patacca non saranno anche gli Stati Uniti, paese dal quale giunge proprio agli europei la maggioranza dello spam. Un discorso ci sarebbe da fare anche sui paesi asiatici e sudamericani ma sono senz'altro gli USA il referente obbligato del provvedimento europeo”.

Del resto, il problema della cooperazione anti-spam a livello internazionale è ben noto anche all'Unione europea: “In occasione di una visita alla US Federal Trade Commission, nello scorso mese di giugno, il commissario Liikanen ha posto in evidenza la necessità di una risposta mondiale ad un problema di portata mondiale”, leggiamo su Infomanager.it. “Al riguardo, ha offerto oggi la disponibilità della Commissione ad ospitare, all'inizio del 2004, un seminario dei paesi Ocse dedicato allo spamming, al quale invitare esperti di tutte le regioni del mondo. L'Ue ha inoltre chiesto che la questione della cooperazione internazionale nella lotta antispamming figuri nel piano d'azione che dovrà essere approvato nel prossimo vertice mondiale sulla società dell'informazione che si terrà a Ginevra dal 10 al 12 dicembre di quest'anno, in modo da richiamare l'attenzione del mondo politico su questa problematica e favorire le sinergie tra le varie iniziative avviate in questo campo”.

bernabe.it - Patrizia Licata



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