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Mon03Feb200311:00
Carte di credito, sicurezza bucata
Entrare nei sistemi transattivi delle società che gestiscono le carte faceva parte delle attività di un network criminale neutralizzato dalla Polizia. Arrestate 15 persone, sequestrati 36 esercizi commerciali.

Nuovi brividi per i titolari delle carte di credito. Una organizzazione criminale individuata e sgominata dalla Polizia, infatti, sarebbe riuscita ad entrare nei sistemi più riservati di società che gestiscono le carte, da lì prelevare numeri e codici segreti per poi clonare carte con cui effettuare ingenti acquisti.

L'operazione "POS" della Polizia ha portato all'arresto di 15 persone e al sequestro di 36 esercizi commerciali complici dei "pirati delle carte". 39 in tutto sono le persone sottoposte a misure cautelari. Tra gli esercizi sono elencati distributori di benzina, ristoranti, negozi di abbigliamento e di telefonia, mobilifici e altro ancora. Tutti sfruttavano sistemi di clonazione basati sulle macchinette "POS" dei punti-vendita, utilizzati per la riscossione degli importi dalle carte dei clienti.

Stando alle fonti, i titolari degli esercizi e gli arrestati avevano costituito un'attività criminale alla quale si attribuiscono reati che vanno dall'intercettazione illegale delle comunicazioni effettuate via computer per la trasmissione dei dati delle carte sino all'accesso abusivo di sistemi informatici "protetti" e alla detenzione di password e codici di accesso.

In tutto pare che le carte clonate fossero 300 mentre 4mila erano le password e i codici d'accesso ottenuti illegalmente. Il tutto per un volume d'affari che ha superato il milione di euro.

Stando alle ricostruzioni, le carte venivano clonate e affidate a membri dell'organizzazione che le hanno utilizzate per effettuare gli acquisti in molte parti d'Italia.

La Polizia ha sottolineato che, al momento, le indagini sono ancora in corso e perquisizioni sono state effettuate anche presso i centri dati delle banche che gestiscono le carte di credito.

Una buona notizia è stata comunque diffusa alle agenzie dal procuratore capo di Vibo Valentia, Alfredo Laudonio, secondo cui "nessuno ha perso una lira perché dagli estratti conto si sono accorti di quello che sta accadendo".

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