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Secondo uno studio pubblicato negli scorsi giorni dalla Camera di Commercio di Ankara (ATO) , la Turchia e' divenuto -dopo la Cina- il secondo mercato di produzione e smercio di articoli contraffatti ed imitati.

Il giro di affari della contraffazione/imitazione, e' stato valutato in oltre 3 miliardi di dollari , con una perdita di circa 60.000 posti di lavoro nelle industrie c.d. regolari del paese e mancati introiti fiscali annuali per le finanze turche di circa 3,3 miliardi di euro. Sempre secondo lo studio, oltre il 58% della popolazione locale -oltre ai milioni di turisti in visita- e' adusa ad acquistare prodotti non originali consapevolmente o inconsapevolmente (Istanbul e' la capitale della produzione e consumo della maggior parte dei prodotti contraffati e/o imitati, oltre ad essere il punto di arrivo e smercio di prodotti provenienti da altri paesi).

Dai prodotti di abbigliamento, ai cosmetici, ai profumi, ai prodotti elettronici, ai farmaci , alle calzature sportive ,agli occhiali ,alle sigarette ,ai liquori, ai biglietti della lotteria, a tutti i tipi di prodotti alimentari, ai prodotti meccanici, agli oggetti di oreficeria, ecc. tutto e' sottoposto a contraffazione ed imitazione in Turchia o diviene mercato di transito per prodotti illeciti di altra provenienza (p.e Cina e altri paesi asiatici).

Lo studio dell'ATO, stimola il governo centrale, ma anche le municipalita' -soprattutto della grandi aree metropolitane di Istanbul, Ankara, Izmir, ecc. - ad una maggiore attenzione al fenomeno rispetto al passato e soprattutto a raccordarsi con l'UE ed altri Stati (p.e USA e Giappone) per combattere questo fenomeno negativo - sotto tutti i punti di vista- per lo sviluppo socio-economico futuro del paese.



 

Fonte: www.ice.it




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