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Il viaggio del presidente degli Usa, Barack Obama, in Estremo Oriente segna una tappa storica nelle relazioni fra Stati Uniti, Cina e Giappone, una tappa le cui conseguenze saranno palesi in tutto il mondo dell'economia globale ed oggetto di studio e riflessione.

Gli incontri fra capi di Stato, infatti, sono avvenuti come rapporti alla pari, con Usa da un lato e Cina e Giappone dall'altro, non più fra un impero dominante ed i suoi sudditi. Gli argomenti trattati erano già ampiamente presenti nel "Blueprint for Change", il programma elettorale di Obama votato dalla maggioranza degli americani. Per cui questa missione è stata un'altra tappa del passaggio dai sogni alla realtà.

Si è discusso di sicurezza, economia e clima, di crescita della produzione di energie verdi e rinnovabili e riduzione delle emissioni nocive. Di comune accordo, non si è parlato di diritti civili: di questi il presidente ha parlato nel corso di un incontro con gli studenti universitari a Shanghai, soffermandosi soprattutto sulla libertà di circolazione dell'informazione sul web.

Nonostante la novità dei temi e dei rapporti in campo, vorrei fare qualche riflessione sul nucleare, che mi viene spontanea dal fatto che prima del viaggio si parlò della possibilità di una visita di Obama ad Hiroshima.

Sono passati sessantacinque anni dal giorno in cui l'Enola Gay sganciò il suo carico di morte su Hiroshima, spedizione ripetuta poi per Nagasaki, per giungere alla fine della guerra nel 1945. Nel primo dopoguerra, la notizia di una esplosione tremenda, epocale, insieme all'immagine di un fungo bianco che si levava verso il cielo a portare morte e distruzione, giunse in Italia quasi con una eco ovattata, mescolata a tante altre notizie di fatti più urgenti ed immediati. Ci vollero anni per capire un po' meglio di che cosa si trattasse.

L'esistenza del nucleare in generale, anche di quello usato per scopi pacifici, e della bomba atomica era allora ed è tuttora un tema che si affronta sempre quasi con imbarazzo. Nella cultura comune è un fatto che va ben oltre gli schieramenti politici ufficiali, li trascende in una paura unificante, comune a tutti, della fine della vita nel mondo o in comunità ristrette, possibile non solo per l'esplosione di bombe nucleari usate per risolvere conflitti internazionali, ma anche per incidenti imprevedibili e sempre possibili nelle centrali nucleari fatte per la produzione di energia elettrica.
L'incubo del nucleare, incominciato alla fine della guerra e diffusosi sempre più nel corso degli anni della guerra fredda, è stato, è e sarà una cappa di piombo sul mondo, che segna i rapporti all'interno delle comunità e le relazioni internazionali in modo profondo.

Le problematiche del nucleare erano oggetto di riflessioni negli scritti di Obama, a disposizione sul web durante la campagna elettorale. Secondo quegli scritti il futuro dell'espansione del nucleare comporta alcuni problemi chiave che toccano la politica interna ed estera: il diritto del pubblico all'informazione, la sicurezza del combustibile e delle scorie, l'immagazzinamento delle scorie. Inoltre il presidente sottolineava che il controllo di materiale nucleare sia all'estero che negli Usa è la principale priorità dell'antiterrorismo e che nello stesso tempo è urgente assicurarsi che le scorie accumulate nei siti dei reattori attualmente in funzione debbano essere conservate usando le più avanzate tecnologie attualmente disponibili.

Nel suo discorso di insediamento Barack Obama espresse alcune speranze, fra queste ricordo in particolare la speranza che possa dischiudersi un pugno, cioè che si possa allentare la tensione della difesa del sistema politico democratico, per vivere in una democrazia più perfetta, diffusa, radicata dal basso e rispettosa delle specificità culturali e religiose delle singole etnie senza l'incubo della sua difesa con il nucleare.

Auspicabile che le buone intenzioni, espresse allora dall'attuale presidente con linguaggio vellutato ed onirico, non si disperdano nel gelido cinismo della prassi politica. Le recenti affermazioni dei Repubblicani nelle competizioni locali, in particolar modo in Virginia, il calo di popolarità del presidente dovuto al progetto di riforma del sistema sanitario con l'affermazione, discutibile, del principio che lo Stato non è responsabile della salute dei cittadini fanno raffreddare, purtroppo, le belle speranze anche in chi vuole crederci a tutti i costi.

Per concludere sul nucleare, la memoria corre al ricordo dei milioni di vite umane americane perdute nelle furiose, sanguinosissime battaglie del Pacifico a cominciare dall'attacco di Pearl Harbour. Per questo è auspicabile, oltre ad un viaggio di Obama ad Hiroshima e Nagasaki, una visita dei giapponesi a Pearl Harbour, per spirito di reciprocità, affinché possa veramente incominciare a dischiudersi un pugno.



 

Fonte:  Emanuela Medoro - www.agenziaaise.it




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