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Nonostante quasi tutte le regioni e gli enti locali abbiano ormai un sito Internet, solo in circa il 4% dei siti delle Province e nell' 8% dei siti dei comuni capoluogo sono presenti strumenti per la partecipazione e la consultazione dei cittadini, ovvero strumenti di e-democracy (democrazia digitale).

Nella graduatoria dell'e-democracy sui siti Internet istituzionali i migliori tra i comuni risultano essere Firenze e Torino, seguiti da Verona, Bologna, Modena, Milano e Roma. Per le regioni il primato dell'e-democracy spetta all'Umbria. Tra le province, risultano possedere, almeno a livello potenziale, gli strumenti per avviare progetti di democrazia elettronica quelle di Milano, Forlì-Cesena, Parma e Padova.


Sono questi alcuni dati che emergono dal rapporto RUR-CENSIS appena pubblicato, il cui testo integrale è sacricabile alla pagina http://www.informest.it/newsletter/docs/newsletter40_CENSIS2004.pdf. Secondo il rapporto, Internet ha ancora una fu nzione principalmente "informativa" piuttosto che "partecipativa": alla domanda su quali siano le attività generalmente svolte on line il 92,3% degli italiani ha risposto "visita a siti internet" e "ricerca informazioni", l'81,6% di "usare la posta elettronica", mentre solo il 41,5% si è dedicato alla "ricerca di servizi" e ancora meno, il 19,8%, all' "acquisto di prodotti on line".


Nel rapporto è inoltre tracciata la mappa dell'esclusione dalla società della conoscenza (il cosiddetto "digital divide"): sebbene quasi il 68% degli italiani abbia un PC in casa, non usano affatto Internet l'84,4% delle casalinghe, l'83% dei pensionati e l'84% di chi non ha titoli di studio. C'è quindi il rischio reale di trovarsi tra pochi anni con una cittadinanza di serie A, capace di dialogare con le pubbliche amministrazioni, e una cittadinanza di serie B fatta di casalinghe, pensionati, persone con basso livello di reddito e scolarità ancora in fila agli sportelli. Un'Italia tagliata a metà.

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