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La società del ministero dell'Economia è accusata di aver puntato troppo sui prezzi, trasformando il mercato informatico in un supermarket. Da qualche mese Consip e i suoi sistemi di procurement per la Pubblica Amministrazione sono al centro di polemiche da parte degli operatori del mercato informatico. L'accusa è di dumping sui prezzi e di distorsione del sistema dell'offerta. Ma cominciamo dai fatti. Tutto è iniziato con la legge Finanziaria del 2000, quando per porre fine a una situazione di sperperi e di prezzi ritenuti gonfiati da parte dei fornitori nei confronti delle amministrazioni pubbliche (nel settore IT si parlava di un 15% in più rispetto al prezzo ai privati), venne istituito il sistema delle "convenzioni quadro", per cui un'azienda fornitrice si impegna ad accettare ordini di beni e servizi dagli enti pubblici a determinati prezzi. La gestione fu affidata a Consip, società oggi di proprietà del Ministero dell'Economia. Queste convenzioni di fatto fissano dei prezzi che tutte le amministrazioni sono invitate a prendere come riferimento, anche qualora vogliano procedere autonomamente agli acquisti.

Nell'aprile 2002 un decreto ha poi introdotto la disciplina delle gare telematiche, in pratica aste online che vengono utilizzate per rispondere a esigenze specifiche di un ente pubblico (avvalendosi di Consip per il supporto tecnologico e organizzativo e per realizzare l'asta), o per stipulare convenzioni. Sono finora rarissimi i casi in cui le aste sono state utilizzate a questo scopo, per esempio l'acquisto di videoproiettori. Lo stesso decreto ha istituito il primo marketplace della PA, destinato agli acquisti di valore inferiore ai 200mila euro.

Quel che è successo nell'ultimo anno è che, con il sistema delle aste per l'aggiudicazione di convenzioni, Consip è arrivata a spuntare dei prezzi sui pc che, secondo fonti governative, rappresentano appena il 25% del prezzo di mercato. E complice l'articolo 24 della legge finanziaria per il 2003, l'effetto dumping non riguarda solo le forniture alla PA centrale, ma anche agli enti locali. In quanto, stabiliva il citato articolo, i funzionari pubblici che avessero aggiudicato autonomamente commesse in alternativa alle convenzioni di Consip dovevano assumersi la responsabilità personale della scelta, con il risultato che i fornitori minori e locali perdevano il cliente o dovevano offrire prezzi più bassi di quelli ottenuti da Consip. Con lo spettro del fallimento.

La situazione per questi fornitori è un po' migliorata da quando, lo scorso agosto, un decreto ha eliminato la responsabilità personale del funzionario per gli acquisti 'fuori convenzione'. Lo stesso decreto ha eliminato l'obbligo di utilizzare il prezzo Consip come base d'asta al ribasso per gli enti che scelgano di fare acquisti in autonomia. Anzi, ha stabilito che un ente pubblico (escluse le amministrazioni statali per i loro uffici centrali) può stipulare contratti in autonomia, se il prezzo che riesce a ottenere è uguale o inferiore a quello previsto dalle stesse convenzioni definite dalla Consip.

Infine, la Finanziaria per il 2004 prevede di portare a circa 250mila euro, circa 160mila per le amministrazioni centrali, il tetto oltre il quale gli enti pubblici sono obbligati a effettuare gare d'appalto per l'approvvigionamento di beni e servizi. La soglia era stata abbassata a 50mila euro dalla Finanziaria 2003.


I commenti: il problema delle gare per i servizi

Quello dell'asta al ribasso è un meccanismo che resta alquanto discusso sotto il profilo della garanzia della qualità, non tanto dei prodotti hardware e software, ormai giunti a un elevato livello di standardizzazione tecnologica e delle prestazioni, ma dei servizi, per i quali la qualità è più difficilmente misurabile. "La Pubblica Amministrazione ha preso una strada che non ci piace, perché con le aste online si possono comprare le bottiglie o i bicchieri, non l'IT - dichiara Elio Catania, presidente e amministratore delegato di IBM Italia -. Una volta comprate, le tecnologie vanno integrate". IBM ha perso gare che altri si sono aggiudicati a un quinto del prezzo di partenza. "Credo molto alla competizione sul prezzo - aggiunge Catania -, ma le gare non vanno fatte sui singoli componenti hardware e software, bensì sulle soluzioni e sui progetti. Bisogna mettere in gara filoni di sviluppo, così si spingono le aziende ad aggregarsi".

Eppure, secondo qualcuno, l'attenzione alla qualità dei servizi nelle gare di Consip sta aumentando. "A settembre è stata indetta una gara per un servizio globale per l'introduzione del protocollo informatico nella PA, che diventerà obbligatorio per tutti gli enti pubblici dal primo gennaio 2004, che segna una sorta di rivoluzione nella prassi della Consip", racconta Gianluigi Martusciello, amministratore delegato di Data Service, società di outsourcing operativo per banche e PA che partecipa a quella gara in raggruppamento di impresa con IBM, Sistemi Informativi e Intesa. La novità consiste nel fatto che, dopo aver cercato per mesi una tecnologia destinata agli utenti interni, in autunno Consip ha finito con l'indire una gara per un progetto completo che comprende lo sviluppo della piattaforma software e di document management, un servizio di Web hosting e la gestione in outsourcing, il tutto pagato a consumo. Sarebbe "la prima volta che la PA anziché far gestire i propri sistemi informativi da un fornitore esterno, se ne spossessa delegando tutti gli investimenti e il supporto al fornitore, con una pratica che ricorda quella dei contratti del governo americano e scandinavo". Non solo, ma la logica di questa gara, sempre secondo Martusciello, tiene adeguatamente conto, oltre che del prezzo, anche della qualità del progetto tecnico, in un rapporto 50%-50%.

Da quando Consip ha iniziato a operare come centrale degli acquisti della PA, Microsoft ha finora vinto con Office tutte le gare per la convenzione quadro per gli applicativi d'ufficio. Con quale sacrificio sul piano dei margini? "Abbiamo riconosciuto al cliente Consip la fascia di licenza più bassa (quella per diverse migliaia di utenti) anche nel caso di fornitura a piccoli comuni, in considerazione della loro numerosità", dichiara Francesco Rizzo, direttore della divisione Public Sector di Microsoft Italia. Il che significa un margine "in linea con quello normalmente derivante dalla vendita indiretta, con il vantaggio di una maggiore fluidità del canale". Ma anche una certa "sofferenza per una componente del canale - ammette Rizzo - che crediamo il marketplace possa curare in questa prima fase, in quanto intendiamo non solo parteciparvi direttamente con il nostro listino, ma anche promuovere e supportare la partecipazione dei partner piccoli e locali per i servizi di personalizzazione e assistenza tecnica". Rizzo si augura che il marketplace si riveli una correzione efficace, ma sottolinea l'importanza che per gli acquisiti di tecnologia le gare non debbano limitarsi al prodotto, come avviene oggi per Office - "al pari dei ticket restaurant" -, ma in forma di progetto comprendente anche l'implementazione e la gestione. Computerworld - by Ornella Fusina



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