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Risale ormai allo scorso mese di giugno la quattordicesima edizione dell'Osservatorio Assofin - Crif  - Prometeia, che ha dato ampio risalto ai dati sulla crescita del credito al consumo in Italia, e alle previsioni di crescita nel prossimo futuro, ugualmente rosee.

Tutto 'rose e fiori', dunque il settore del credito al consumo nel nostro Paese, siamo davvero nel corso, o alla vigilia, di un'età dell'oro?

I margini di crescita sembrano essere ampi, sia in valore assoluto che in confronto alle medie europee, ma questa situazione sembra essere dovuta, più che a una 'forza intrinseca' del fenomeno nel nostro Paese, al fatto che il credito al consumo in Italia non è ancora un'abitudine dal radicata e diffusa capillarmente: si parte insomma da dati di dimensione non elevata in valore assoluto, appare naturale pensare a delle buone prospettive di crescita.

Non a caso, i dati dell'Osservatorio vengono corredati con quelli sulla diffusione delle carte di credito (21,8 milioni, altro dato in crescita), e vengono in parte spiegati col 'traino' offerto dal settore auto, sul quale molto hanno pesato gli incentivi statali: una misura temporanea, che certamente non potrà avere sul fenomeno un'incidenza strutturale.

Sull'andamento dell'aggregato hanno continuato poi ad incidere le cartolarizzazioni (il ricorso alle quali risulta comunque in diminuzione rispetto a quanto registrato a dicembre 2001).

Il dato realmente positivo è forse un altro: in una fase di generale contrazione dei consumi, dovuta a molteplici cause (l'effetto euro, ma anche le incertezze derivanti dal panorama interno e internazionale, che non colpiscono sono gli operatori di borsa, ma anche i comuni cittadini), il credito al consumo regge e, in una certa misura, tenta il rilancio: la propensione all'indebitamento delle famiglie italiane si avvia verso un ulteriore incremento.

A dicembre 2002 il credito al consumo totale mostra un incremento del 13,6%, in accelerazione rispetto al 12,2% registrato a giugno dello stesso anno e al 12,9% di dicembre 2001; in valore assoluto, le consistenze totali di credito al consumo hanno superato i 54.000 milioni di Euro, suddivise fra istituzioni finanziarie e banche specializzate, che con un +14,3% rispetto al +13,6% di fine 2001 consolidano la loro posizione nel settore, e banche generaliste, che hanno fatto registrare un +12,4% contro il +11,7% fatto segnare a dicembre 2001.

Le 'forme tecniche' del credito al consumo

Le carte di credito si confermano essere uno strumento di pagamento sempre più diffuso fra gli italiani: sono 37,9 le carte di credito ogni cento abitanti con un incremento dell'8,8% (ma la crescita registrata nel dicembre 2001 rispetto all'anno precedente era stata del 17,8%), va detto comunque che si tratta di dati ancora molto distanti dalla media europea.

Le consistenze di credito veicolato attraverso le carte aumentano di un significativo +51,4, con uno sviluppo sostenuto del mercato delle carte revolving che veicolano flussi di credito per 2.880 milioni di Euro (+17,4% rispetto al dicembre 2001) e sono vettori di quasi 23 milioni di transazioni (+30,9% rispetto al 2001).

Diminuisce l'importo medio relativo ad ogni singola transazione effettuata tramite carte revolving (pari a 127 euro contro i 141 euro a fine 2001), a conferma della tendenza ad utilizzare sempre più frequentemente questi strumenti per finanziare gli acquisti di beni di più basso valore unitario.
Inoltre, le carte di credito revolving rappresentano la componente che ha contribuito maggiormente all'espansione dell'attività delle istituzioni finanziarie specializzate, con un incremento del 50,9% (27,3% al dicembre 2001).
Per quanto concerne le forme tecniche di erogazione del credito, l'analisi del mercato viene svolta separatamente per i due comparti delle banche generaliste e delle istituzioni finanziarie e banche specializzate.

Nel caso delle prime, la crescita è dovuta soprattutto  alle carte di credito, la cui incidenza rispetto al totale delle consistenze passa dal ,2% all'8,2%, sostanzialmente stabili le altre forme tecniche che pesano per il restante 91,8% e sono rappresentate per la maggior parte da prestiti personali.
Nel comparto delle istituzioni finanziarie e banche specializzate è stata effettuata una scomposizione più dettagliata, che ha portato ad evidenziare come per l'ottavo anno consecutivo si registri un andamento positivo, sia in termini di consistenze che di flussi erogati.

I finanziamenti non finalizzati fanno registrare un incremento dei crediti in essere pari al 27,2%, con una progressiva crescita della quota di questo tipo di finanziamenti sul totale, che passa dal 12,8% del 2001 al 14,3% del 2002.
I finanziamenti finalizzati rappresentano il 73,8% del valore totale dei crediti in essere a fine 2002, con una crescita del comparto dell'8,8% (+8% nel 2001).
I prestiti contro cessione dello stipendio fanno segnare una crescita sostenuta +22,2%, sebbene a ritmi inferiori rispetto a quelli registrati negli ultimi anni (+46,9% al dicembre 2001), mentre rimane stabile la loro incidenza percentuale sul totale crediti in essere (4,1%).

Per cosa ci si indebita?

Ma quali sono le 'molle' che spingono gli italiani verso il credito al consumo?
L'analisi dei crediti erogati dalle banche generaliste per settore merceologico sulle singole finalità, permette di osservare che sono in aumento consistente rispetto all'anno precedente solo i finanziamenti personali, mentre tutti gli altri beni registrano cali più o meno accentuati, in particolare il comparto dell'elettronica e dei motocicli/ciclomotori.

In una ripartizione generale dei crediti erogati dalle istituzioni finanziarie e banche specializzate, emerge come i flussi di credito siano destinati per il 66,6% ad acquisti nel settore automobilistico, per il 18,3% all'acquisto di altri beni come arredamento ed elettrodomestici e per il 15,1% come prestiti non finalizzati.

Con riferimento ai finanziamenti auto, aumentano i volumi intermediati (+2,6% nel 2002), anche se in termini di numero di operazioni effettuate si è avuto, per la prima volta dopo diversi anni, un calo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con conseguente aumento dell'importo medio dei finanziamenti erogati, che passa dai 7.032 euro del 2001 ai 7.740 euro di fine 2002.

La crescita del settore è stata trainata dai finanziamenti di auto nuove a tassi promozionali (+70,1%): le case automobilistiche e i concessionari hanno infatti utilizzato massicciamente le campagne promozionali a tasso agevolato al fine di sostenere un mercato stagnante.

Positivo è risultato anche il tasso di incremento dei finanziamenti destinati all'acquisto di motocicli e ciclomotori a tassi di mercato (+4,7%), mentre è stazionario il segmento delle auto usate (+0,9%) dopo anni di crescita sostenuta.

In generale, in tutte le categorie di finanziamenti crescono le offerte a tassi promozionali, mentre fanno registrare tassi negativi quelli concessi a tassi di mercato.

Il settore automobilistico risulta dunque il più 'pesante', non solo per il traino costituito dagli incentivi, ma anche perché esso ha raggiunto una fase di 'maturità', soprattutto in termini di varietà delle tipologie di finanziamento.

Quali prospettive?

Per capire se in Italia il credito al consumo si stia realmente radicando nelle abitudini della popolazione, avviandosi verso uno stadio di sviluppo più maturo, occorrerà aspettare i prossimi anni; molto dipende dallo scenario macroeconomico, dall'andamento del reddito disponibile.                     

All'impatto dell'evoluzione del contesto macroeconomico sul mercato del credito al consumo potrebbero, tuttavia, aggiungersi i positivi riflessi di cambiamenti strutturali quali: il perdurare del trend di aumento della propensione all'indebitamento delle famiglie dal lato della domanda e l'intensificazione delle politiche di penetrazione degli operatori nei settori merceologici meno presidiati e caratterizzati da una maggiore dinamicità.

Le famiglie italiane, nell'ultimo decennio, hanno aumentato la quota di reddito destinata ai consumi, allineando le proprie abitudini di consumo a quelle degli altri paesi europei; si evidenzia, tuttavia, una minore incidenza dei consumi durevoli sul totale che lascia intravedere prospettive di un'ulteriore espansione dei volumi di credito domandati.

La propensione all'indebitamento delle famiglie italiane rimane sensibilmente inferiore a quella registrata in tutte le principali economie europee, per quanto sia in atto un progressivo cambiamento strutturale nel comportamento finanziario, con un crescente ricorso all'indebitamento per l'acquisto di beni durevoli e non; l'incidenza del credito al consumo sul totale dei debiti delle famiglie italiane è allineata a quella degli altri paesi considerati; questo dato fa risaltare la necessità di stimolare la domanda attraverso la canalizzazione di credito verso nuovi segmenti di famiglie e l'esigenza di attribuire al credito al consumo un significato più ampio.

Queste differenze vanno comunque interpretate come potenzialità di crescita del mercato del credito al consumo; perché tali potenzialità si concretizzino, il mutamento dei comportamenti dei consumatori è una condizione necessaria, sì, ma non sufficiente: banche e istituzioni finanziarie dovranno saper cogliere il cambiamento, e in una certa misura, guidarlo, attraverso il miglioramento della gamma dei prodotti e servizi da esse offerti.

Marcello Berlich



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