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Tue20Jan201510:01
Si vive sempre piu in tutto il mondo. Studio Fondazione Gates/The Lancet
L'essere umano vive sempre di piu', ed e' cosi' ovunque nel mondo. La speranza di vita mondiale e' cresciuta di poco piu' di sei anni dal 1990 al 2013., passando dal 63,6 a 71,5 anni.
E' la principale conclusione dell'ultimo studio sul “cambio mondiale delle malattie” pubblicato nella rivista medica britannica The Lancet lo scorso giovedi' 18 dicembre, in seguito ad una grande indagine sui 55 milioni di persone morte l'anno scorso a livello planetario. Questo numero di morti, dopo i 47 milioni del 1990, e' cresciuto piu' lentamente rispetto alla crescita mondiale annuale della popolazione.
L'ampiezza di questa inchiesta finanziata dalla Fondazione Gates, che e' giunta alla sua quarta edizione, e' enorme: 800 ricercatori internazionali hanno passato in rivista 240 cause di morte in 188 Paesi del mondo -e non piu' a grandi regioni come era in passato- nel corso degli ultimi 23 anni. Con, per la prima volta, un numero sufficiente di risultati per studiare le evoluzioni delle patologie nel tempo. E poter trarre delle indicazioni per le politiche sanitarie pubbliche.
Calo delle malattie infettive
Il principale risultato e' quindi che noi viviamo piu' a lungo, donne (74,3 anni, 6,6 anni in piu' rispetto al 1990) e uomini (68,8 anni, con 5,8 anni in piu'. Una longevita' che e' particolarmente cresciuta in una decina di Paesi in via di sviluppo, come il Nepal, il Rwanda, l'Etiopia, il Niger o l'Iran, che hanno guadagnato piu' di dodici anni. Unica eccezione: il sud del continente africano (Africa del Sud, Botswana, Namibia, etc.) dove la diffusione dell'Aids ha reciso la speranza di vita di cinque anni in meno, restando per loro la prima causa di morti premature.
Dovunque la morte giunge sempre piu' tardi, sotto l'effetto del calo di alcune malattie croniche nei Paesi in via di sviluppo (la maggior parte dei cancri e' diminuita del 15% e le malattie cardiovascolari del 22% in ventitre anni) e quella delle malattie infettive nei Paesi in via di sviluppo (malattie diarroiche, tubercolotiche o patologie neonatali). La mortalita' infantile, in particolare, e' quasi dimezzata, passando da 7,8 milioni di bambini di meno di cinque anni morti nel 1990, a 3,7 milioni nel 2013.
“Abbiamo constatato degli importanti progressi contro numerose malattie, ma possiamo e dobbiamo fare ancora meglio -spiega il dottor Christopher Murray, principale autore dello studio e direttore dell'Istituto di misurazione e valutazione della sanita' presso l'Universita' di Washington in Usa-. Numerosi Paesi in via di sviluppo, grazie all'aiuto di programmi internazionali, hanno fatto calare le grandi malattie infettive come diarrea, rosolia, tubercolosi o paludismo, in particolare per i bambini. Nel contempo, questo studio evidenzia come alcune malattie croniche maggiori sono state largamente trascurate”.
Se le prime tre cause di morte sono sempre le stesse dal 1990 (infarto del miocardio, incidenti vascolari-cerebrali e affezioni polmonari), un certo numero di patologie hanno visto aumentare il loro tasso di mortalita': il cancro al fegato causato dall'epatite C (aumento del 125%), i disturbi gravi del ritmo cardiaco (+100%). le malattie legate all'uso di droghe (+63%), l'Alzheimer, l'insufficienza renale cronica o il diabete.
“E' la dimostrazione che la maggior parte del pianeta, con l'eccezione dell'Africa subsahariana, ha intrapreso una transizione epidemiologica -dice Murray-. Siamo passati da un predominio di malattie infettive ad una maggiore importanza di quelle non trasmettibili, dovute all'invecchiamento della popolazione e alla crescita delle conoscenze sanitarie”. Un bilancio che non prende in considerazione l'epidemia di Ebola, che ha fatto circa 7.000 morti nell'Africa dell'Ovest.
Al di la' delle malattie, gli incidenti della strada (7ma causa di mortalita' al mondo), le violenze e i conflitti uccidono sempre in modo notevole. La guerra e', per esempio, la prima causa di morte prematura in Siria, con 30.000 morti stimati nel 2013. In America Latina, nei Caraibi e in Africa del Sud, le violenze tra persone sono la tra le prime cinque cause per la perdita della vita, e lo stesso in Colombia, Venezuela e in Salvador.
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Lo studio di The Lancet non dice nulla sulla speranza di vita in buona salute, che sara' oggetto di una nuova pubblicazione l'anno prossimo a livello mondiale, e che e' in leggero calo in Europa. L'essere umano vive certamente di piu', ma non necessariamente meglio.

(articolo di Audrey Garric, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 18/12/2014)


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